Anastasio lascia, Bignami, La Russa e Rauti no. Le gaffe sul fascismo per la destra non sono tutte uguali
di Stefano Baldolini , di Stefano BaldoliniClaudio Anastasio si è dimesso per la sua incredibile mail al cda con citazioni del discorso con cui Benito Mussolini rivendicò la responsabilità politica del delitto Matteotti. "Dimissioni doverose" - nelle parole dello stesso manager della società pubblica che gestisce i sistemi Inail, Inps e Istat - "più concrete ed immediate di ogni mio commento". Passi indietro che comunque non sono arrivati nemmeno a essere concepiti nei casi di esponenti FdI, e del governo di Giorgia Meloni, colti a giocare pericolosamente con simboli e nostalgie del fascismo o del nazismo.
Il caso più noto è quello di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato, dopo aver ostentato il busto del Duce in salotto, si è limitato ad appoggiare temporaneamente l'illustre cimelio a casa della sorella. Meno rilevante l'incarico del fratello Romano, ma più eclatante il gesto: un saluto a braccio teso ai funerali di un amico camer…
Claudio Anastasio si è dimesso per la sua incredibile mail al cda con citazioni del discorso con cui Benito Mussolini rivendicò la responsabilità politica del delitto Matteotti. "Dimissioni doverose" - nelle parole dello stesso manager della società pubblica che gestisce i sistemi Inail, Inps e Istat - "più concrete ed immediate di ogni mio commento". Passi indietro che comunque non sono arrivati nemmeno a essere concepiti nei casi di esponenti FdI, e del governo di Giorgia Meloni, colti a giocare pericolosamente con simboli e nostalgie del fascismo o del nazismo.
Il caso più noto è quello di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato, dopo aver ostentato il busto del Duce in salotto, si è limitato ad appoggiare temporaneamente l'illustre cimelio a casa della sorella. Meno rilevante l'incarico del fratello Romano, ma più eclatante il gesto: un saluto a braccio teso ai funerali di un amico camerata. Romano La Russa, uomo chiave di Fratelli d'Italia in Lombardia, è stato confermato assessore alla Sicurezza nella nuova giunta Fontana. Al Pirellone il Consiglio regionale si insedia oggi e a rinunciare a presiederlo, ma solo perché "è una rottura", è il membro più anziano Vittorio Feltri che a una convention meloniana disse senza mezzi termini: "A Milano l'origine di ogni fenomeno. Non a caso il fascismo è nato qui".
Poi c'è la storia ormai celebre - e 'celebrata' persino a Sanremo - della foto di Galeazzo Bignami ritratto in divisa da gerarca SS, camicia, cravatta nera e fascia con svastica. Immagine che da un addio al celibato del 2005 è riemersa dagli archivi nei giorni dell'ascesa dell'esponente FdI a viceministro delle Infrastrutture. Lui comunque ha disconosciuto la goliardata - "una cazzata" - ed è ancora al lavoro sul ponte sullo Stretto come numero due di Matteo Salvini.
Più che nel capitolo gaffe, va annoverato in quello 'nostalgia canaglia', l'omaggio della sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti al Movimento sociale e al suo fondatore, il padre Pino Rauti. "Le radici profonde non gelano", il tweet che lo scorso Santo Stefano scatenò le polemiche ma senza arrivare da nessuna parte. Surfare con il fascismo non procura grossi danni, lo sa bene un altro nome di peso del governo come Giuseppe Valditara, il titolare dell'Istruzione e del Merito che pur di minimizzare le aggressioni di studenti di destra fuori da una scuola di Firenze, arrivò a rompere ogni protocollo ministeriale e ad attaccare una preside che ne aveva denunciato la pericolosità.
Insomma, visti i precedenti, il caso del manager Anastasia, amico di Lollobrigida e di Rachele Mussolini, sembra un'increspatura nel mare dell'insensibilità democratica dell'entourage di governo. La cui ambiguità è certificata dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che pur condannando l'iniziativa "ridicola" e "vergognosa" del manager nominato da Giorgia Meloni, pur tracciando la linea da non oltrepassare - "se ci sono personaggi nell'area della destra che hanno delle nostalgie rispetto al ventennio sono sempre stati messi fuori da FdI" -, non riesce comunque a evitare di parlare di "principio goliardico pessimamente espresso".