Giartosio: “In Italia sui diritti dei figli delle coppie gay tira un vento di retroguardia. Così criminalizzano i nostri legami”
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaROMA - Hanno aperto le porte della loro casa, con un coraggio da pionieri, quando in Italia le unioni civili erano ancors soltanto un’idea. Per dire: eccoci, guardate, siamo una famiglia. Come tante. Si sono sposati, per la prima volta, 25 anni fa, con una cerimonia simbolica, hanno due figli adolescenti, Lia e Andrea, di 17 e 14 anni, nati in California con la gestazione di supporto. Tommaso Giartosio, scrittore, poeta, conduttore di Fahrenheit su Radio3 e Gianfranco Goretti, insegnante, vicepreside in un liceo romano, sono una delle prime coppie di papà entrata a far parte delle Famiglie Arcobaleno.
Anni e anni passati aprendo brecce nella società civile, dalle scuole agli oratori, dai luoghi dei bambini alle stanze della politica. Oggi sono sgomenti: "È ridicolo e doloroso vedere come la Destra cerchi consensi attaccando i nostri figli, provando a criminalizzare le nostre vite, con battaglie di retroguardia, mentre la società evolve, cambia.…
ROMA - Hanno aperto le porte della loro casa, con un coraggio da pionieri, quando in Italia le unioni civili erano ancors soltanto un’idea. Per dire: eccoci, guardate, siamo una famiglia. Come tante. Si sono sposati, per la prima volta, 25 anni fa, con una cerimonia simbolica, hanno due figli adolescenti, Lia e Andrea, di 17 e 14 anni, nati in California con la gestazione di supporto. Tommaso Giartosio, scrittore, poeta, conduttore di Fahrenheit su Radio3 e Gianfranco Goretti, insegnante, vicepreside in un liceo romano, sono una delle prime coppie di papà entrata a far parte delle Famiglie Arcobaleno.
Anni e anni passati aprendo brecce nella società civile, dalle scuole agli oratori, dai luoghi dei bambini alle stanze della politica. Oggi sono sgomenti: "È ridicolo e doloroso vedere come la Destra cerchi consensi attaccando i nostri figli, provando a criminalizzare le nostre vite, con battaglie di retroguardia, mentre la società evolve, cambia. Ma forse Meloni e i suoi non se ne sono accorti", commenta tra amarezza e ironia Tommaso Giartosio.
"L’obiettivo è quello di renderci la vita difficile, colpire ciò che abbiamo conquistato. Ieri – racconta Giartosio – sono andato a fare la carta d’identità per Lia. Finora, noi Famiglie Arcobaleno, con il formato cartaceo riuscivamo a mettere la dicitura 'padre e padre', o 'madre e madre' sul documento. Niente da fare, ora il sistema lo vieta. Gli stessi impiegati del comune erano stupiti, addolorati e Lia rischiava di non partire con la scuola. Sapete cosa hanno fatto? Hanno creato un timbro con la scritta: dove c’è scritto madre si legga padre. Questo è il mondo reale che ritiene assurdo disciminare i nostri figli".
Sono nati con l’aiuto di Nancy, Lia e Andrea, entrambi studenti del Classico, allegri, sereni, complicati e battaglieri come tutti gli adolescenti. Nancy, infermiera californiana già mamma di quattro figli, che per due volte ha prestato il suo utero per far venire al mondo con la fecondazione assitita e l’ovulo di una donatrice, i figli di Tommaso e Gianfranco. "Ci eravamo sposati da poco, con quella cerimonia che non aveva valore legale e scoprimmo insieme di desiderare dei figli. Abbiamo poi fatto un vero matrimonio nel 2008 in America e le nostre nozze sono state trascritte come unione civile in Italia", ricorda Tommaso Giartosio.
Una stagione in cui sembrava ci fosse una sorta di “primavera dei diritti”, aggiunge Gianfranco Goretti. "C’erano state le prime stepchild adoption, molti sindaci trascrivevano i certificati di nascita dei nostri figli, con Famiglie Arcobaleno avevamo aperto le nostre case, mostrato le nostre vite, entrati negli asili, nelle scuole per raccontarci, mostraci, due madri o due padri possono essere genitori". Goretti: "Il mondo sta tornando indietro. I nostri ragazzi sanno tutto della loro nascita, ma vivere in un Paese dove la gestazione di supporto viene definita reato universale fa male. Insegno in un liceo, vivo tra i giovani e so quanto sia ancora forte l’omofobia, 'frocio' è il primo insulto che si lanciano addosso i ragazzini".
È il risvolto sociale e pericoloso dei divieti imposti dal governo Meloni, l’eco di disprezzo che risuona dietro un voto contro l’Europa sul certificato di filiazione o il diktat ai sindaci che fino a ieri registravano all’anagrafe i bimbi con due mamme (raramente due papà), come tutti gli altri neonati. "Gestazione di supporto per Lia e Andrea vuol dire Nancy, come può essere Nancy alla quale siamo tutti legatissimi, un reato universale?", incalza Tommaso Giartosio, il cui ultimo libro Eritrea racconta i diritti negati di un’altra minoranza, di chi è stato colonizzato e sfruttato. "Questo vento di retroguardia per i giovani è incomprensibile. Lia parla di sè nei collettivi, ha amici per i quali il mondo è fluido, diversificato, questo Governo è anni luce lontano dalle nuove generazioni".
Goretti: "Siamo diventati entrambi genitori dei nostri figli e non più soltanto di uno o dell’altro, da giugno scorso, quando finalmente li abbiamo reciprocamente adottati. Ma grazie alla sentenza della Consulta che ha stabilito nuove regole per le adozioni speciali, Lia e Andrea sono fratelli, hanno nonni e zii. Ci sono voluti due anni, infiniti colloqui, viste, psicologi, assistenti sociali. Il vero paradosso di tutta questa avventura è che abbiamo dovuto adottare due ragazzi che erano già nostri figli". (Nella stepchild adoption, in precedenza i bambini instauravano un legame soltanto con il nuovo genitore ma non con la sua famiglia).
Ora questo salto all’indietro voluto dalla Destra, ossessionata dal concetto di “famiglia naturale”, rischia di creare un nuovo esercito di madri e padri fantasma. "Se non hai un legame biologico con il bambino questo paese non ti riconosce. Lo hai desiderato, cullato, cresciuto con il tuo parner ma non esisti. Per anni Tommaso ed io ci siamo dovuti autorizzare a vicenda per poter portare a scuola o in ospedale i nostri figli. Vi sembra civile tutto questo?".