Coraggio: “Tra ritardi e ideologia le Camere ignorano la Consulta sui figli delle coppie gay. La tutela dei minori è prioritaria”
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - "Le leggi risentono del momento politico, ma dev’essere chiaro a ognuno di noi che la Costituzione riconosce come centrali i diritti dei bambini del tutto indistintamente. Principio che la Consulta ha salvaguardato sempre in ogni sua sentenza". L’ex presidente della Corte Giancarlo Coraggio affronta di petto il caso delle iscrizioni dei figli delle coppie gay bloccate dal prefetto di Milano all’anagrafe.
La Costituzione vale per tutti, dice lei. E allora è mai possibile che non valga per questi bimbi?
"Purtroppo siamo di fronte a uno dei casi tipici d’inadempienza del legislatore. Che come ex giudice costituzionale non posso che deprecare. E non si tratta certo dell’unico caso. Vi sono molti altri “moniti” della Corte rimasti lettera morta. Basti pensare — giusto per restare nell’ambito familiare — al problema del doppio cognome, paterno e materno. Questo diritto è stato riconosciuto dall…
ROMA - "Le leggi risentono del momento politico, ma dev’essere chiaro a ognuno di noi che la Costituzione riconosce come centrali i diritti dei bambini del tutto indistintamente. Principio che la Consulta ha salvaguardato sempre in ogni sua sentenza". L’ex presidente della Corte Giancarlo Coraggio affronta di petto il caso delle iscrizioni dei figli delle coppie gay bloccate dal prefetto di Milano all’anagrafe.
La Costituzione vale per tutti, dice lei. E allora è mai possibile che non valga per questi bimbi?
"Purtroppo siamo di fronte a uno dei casi tipici d’inadempienza del legislatore. Che come ex giudice costituzionale non posso che deprecare. E non si tratta certo dell’unico caso. Vi sono molti altri “moniti” della Corte rimasti lettera morta. Basti pensare — giusto per restare nell’ambito familiare — al problema del doppio cognome, paterno e materno. Questo diritto è stato riconosciuto dalla Consulta, ma se il legislatore non si muove, i nostri nipoti rischiano di avere cognomi degni del mega presidente di Fantozzi".
Ma dopo il diktat del prefetto i bambini non registrati si vedono di fatto negare una famiglia.
"È innegabile che la giurisprudenza della Corte sia ferma nell’avere come punto di riferimento l’interesse del minore a essere inserito effettivamente in un ambito familiare. E non c’è dubbio che la soluzione in vigore sia del tutto insoddisfacente. Perché dopo lo stop di Milano, il bambino non potrà più godere di una vera famiglia, ovviamente con tutte le conseguenze psicologiche che questo può comportare".
Non è stata la Corte l’anno scorso a mettere sullo stesso piano qualsiasi tipo di adozione?
"Certo. Peraltro la sentenza della giudice Navarretta offre una soluzione che, sia pure di ripiego, assicura il pieno inserimento del bambino nell’ambito familiare parificando l’adozione nei casi speciali, come quelli delle coppie gay, a quella ordinaria, e riconoscendo così la costituzione di un rapporto non solo con chi adotta, ma anche con i suoi parenti".
Da quella sentenza con cui la Corte già copriva i 'buchi' legislativi sono passati ben 12 mesi. La decisione di Milano non è antistorica e politicamente spostata a destra?
"La nostra Costituzione non impone che vi sia un riconoscimento da parte della coppia, pur valorizzando la dignità e il ruolo sociale di questi tipi di unione. È inevitabile quindi che, in concreto, la scelta del legislatore risenta degli orientamenti ideologici e politici del momento".
Il 30 dicembre la Cassazione ha deciso che i figli nati all’estero vanno riconosciuti dal giudice, e non con la sola iscrizione all’anagrafe. Anziché fare una circolare al sindaco il governo non avrebbe potuto far approvare subito un decreto?
"Teoricamente sì, ma io non posso non ribadire che si tratta di una scelta che, se vuole, solo la politica può fare".
E che succederà ai figli delle coppie gay? Nei fatti, non potranno più avere alle spalle una famiglia.
"La Consulta, con la sentenza di un anno fa, ha offerto una soluzione che, sia pure di ripiego, garantisce un effettivo inserimento nell’ambito familiare, poiché parificando l’adozione nei casi speciali a quella ordinaria, assicura che il rapporto si instauri non solo con chi ha adottato, ma anche con i suoi parenti. Allo stato è il meno peggio".
La Corte ha sempre detto che i figli devono godere tutti degli stessi diritti. Detta alla napoletana “i figlie so’ piezz’ ‘e core”, e non sono ammessi giochetti politici.
"È inaccettabile sul piano etico che i ritardi da una parte, e le ideologie politiche dall’altra, possano riflettersi negativamente sui figli. Ed è in palese contrasto con la Costituzione che, secondo l’interpretazione della Consulta, riconosce la tutela dei loro diritti ed interessi come assolutamente centrale".