ROMA - Uno dei grandi obiettivi del Pnrr è portare più giovani e donne italiani a lavorare. Per questo all’interno del Piano è stata inserita una clausola che obbliga tutte le aziende che si aggiudicano un bando, e i relativi fondi, a destinare agli Under 36 e alle donne almeno il 30% delle assunzioni necessarie a portare a termine l’appalto. Il problema è che le linee guida che regolano il funzionamento di queste quote, forse nel timore che finissero per complicare le procedure o rendere più costosi i progetti, sono state accompagnate da una lunga e piuttosto vaga serie di deroghe. E i primi dati dell’Anac, non ancora resi pubblici, mostrano che le varie stazioni appaltanti che bandiscono lavori e forniture, dai ministeri giù giù fino ai Comuni, delle deroghe stanno facendo grandissimo uso. Su oltre 48 mila “affidamenti” registrati da luglio ad oggi nel database dell’Anac infatti, oltre 33 mila, circ…
ROMA - Uno dei grandi obiettivi del Pnrr è portare più giovani e donne italiani a lavorare. Per questo all’interno del Piano è stata inserita una clausola che obbliga tutte le aziende che si aggiudicano un bando, e i relativi fondi, a destinare agli Under 36 e alle donne almeno il 30% delle assunzioni necessarie a portare a termine l’appalto. Il problema è che le linee guida che regolano il funzionamento di queste quote, forse nel timore che finissero per complicare le procedure o rendere più costosi i progetti, sono state accompagnate da una lunga e piuttosto vaga serie di deroghe. E i primi dati dell’Anac, non ancora resi pubblici, mostrano che le varie stazioni appaltanti che bandiscono lavori e forniture, dai ministeri giù giù fino ai Comuni, delle deroghe stanno facendo grandissimo uso. Su oltre 48 mila “affidamenti” registrati da luglio ad oggi nel database dell’Anac infatti, oltre 33 mila, circa il 70%, prevedono una deroga totale delle quote per giovani e donne. Mentre altri 1.343 contengono una deroga parziale, impongono cioè a chi vincerà una quota inferiore al 30%, per le assunzioni dei giovani, delle donne o di entrambi. Numeri che portano a mettere in dubbio gli effetti finali della misura.
Va detto - ed è un’ulteriore grande criticità dell’impianto - che i numeri a disposizione dell’Anac, a cui la legge affida il monitoraggio della misura, appaiono molto grezzi. Nel database dell’Autorità confluiscono infatti tutte la gare legate ai fondi del Pnrr, di qualsiasi natura e importo: non solo quindi i bandi per infrastrutture, progetti o servizi, da cui ci si attende un effettivo beneficio occupazionale, ma anche i contratti - grandi, medi e piccoli - per la fornitura di beni, che questo impatto diretto non ce l’hanno. Tra i motivi di deroga alle quote infatti, che gli enti che pubblicano una gara sono tenuti a esplicitare ad Anac, la voce “importo ridotto del contratto” (15.200 casi) è la più presente, insieme a una generica voce “altro” (14.202 casi), che rende impossibile valutare le effettive ragioni.
Anche considerando solo i contratti oltre i 40 mila euro di valore però, più della metà ignora le assunzioni di donne e giovani: 11.492 su 21.353 gare. E l’incidenza delle deroghe resta importante perfino per gli affidamenti sopra il milione di euro, i più ricchi del Pnrr e quelli che dovrebbero generare più occupazione: su 3.073 gare avviate o assegnate, 792 - circa il 25% - risultano in deroga totale alle quote, e altre 458 in deroga parziale. In sostanza, tra i maxi appalti, meno di sei su dieci vedranno assunzioni garantite per giovani e donne.
Già a fine 2022 nel suo rapporto annuale il Cnel, in un contributo curato da Valentina Cardinali, si esprimeva in maniera molto critica sul meccanismo delle deroghe, “troppo generiche e tali da fornire ampi margini di disapplicazione”, per paura di pesare troppo sui costi di chi poi gli appalti li avrebbe vinti. Per i giovani ad esempio l’ente che bandisce la gare può escludere la quota se i lavori necessitano di “esperienza o particolari abilitazioni”: finora, stando ai dati Anac, questa clausola è stata invocata in 3.476 gare.
Per quanto riguarda le donne invece, la legge prevede che la quota si possa disapplicare se nel settore di riferimento il tasso di occupazione femminile è inferiore al 25%. Come dire, se è difficile assumere donne, non siete obbligati: un tradimento della logica stessa delle quote. Sono tanti i settori centrali nel Pnrr in cui l’occupazione femminile è oggi sotto il 25%, a cominciare dalle costruzioni. E non a caso questa clausola è stata già usata 3.134 volte per derogare. La non occupazione femminile diventa così, usando le parole del Cnel, “una profezia che si autoavvera”.
Come detto, si tratta solo di numeri parziali, e ancora molto grezzi. Un’analisi puntuale di quali specifici progetti del Pnrr stanno ignorando le quote femminili e giovanili, in che misura e perché, potrà avvenire solo quando l’Anac renderà pubblici i dati. L’opacità dei numeri del Pnrr, che il portale Italiadomani aggiorna solo con ritardo e in minima parte, non è una novità: da Openpolis a DatiBeneComune, diversi soggetti hanno chiesto al governo che vengano resi accessibili. Per quanto riguarda giovani e donne, l’Anac si è impegnata a farlo, ma senza precisare date.
Nel frattempo, questi primi numeri bastano per confermare i dubbi sul sistema delle quote. Uno dei grandi obiettivi del Pnrr per il 2026, far crescere l’occupazione femminile di 3,7 punti e quella giovanile di 3,2 punti, appare già oggi a rischio.