Una legge per il voto dei fuori sede: obiettivo le europee del 2024
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniUna legge sul voto ai fuori sede. L'obiettivo è arrivarci entro le europee del prossimo anno. Lo confermano tutti: promotori e politici radunati a piazza Santi Apostoli per la conclusione del tour 'Il voto non è scontato'. "Oggi, in questa piazza, chiudiamo un tour lungo la Penisola, che ha toccato alcune delle più rappresentative università italiane", dice Fabio Rotondo di The Good Lobby, che insieme a University Network, Will Media e la rete Io voto sano da lontano ha dato vita ad una campagna itinerante per chiedere una legge che allarghi il voto ai 5 milioni di fuori sede che per motivi di studio, lavoro o salute si trovano a ore di distanza dal comune di residenza.
Milano, Torino, Firenze e Bologna. Per la tappa conclusiva è stato scelto il centro della Capitale, a due passi dai palazzi di Camera e Senato. Lì giacciono le 9 proposte di legge depositate da inizio legislatura. Quattro di queste hanno già inizia…
Una legge sul voto ai fuori sede. L'obiettivo è arrivarci entro le europee del prossimo anno. Lo confermano tutti: promotori e politici radunati a piazza Santi Apostoli per la conclusione del tour 'Il voto non è scontato'. "Oggi, in questa piazza, chiudiamo un tour lungo la Penisola, che ha toccato alcune delle più rappresentative università italiane", dice Fabio Rotondo di The Good Lobby, che insieme a University Network, Will Media e la rete Io voto sano da lontano ha dato vita ad una campagna itinerante per chiedere una legge che allarghi il voto ai 5 milioni di fuori sede che per motivi di studio, lavoro o salute si trovano a ore di distanza dal comune di residenza.
Milano, Torino, Firenze e Bologna. Per la tappa conclusiva è stato scelto il centro della Capitale, a due passi dai palazzi di Camera e Senato. Lì giacciono le 9 proposte di legge depositate da inizio legislatura. Quattro di queste hanno già iniziato l'iter in commissione Affari costituzionali della Camera. Sono tutte dell'opposizione, ma il consenso politico è trasversale. Lo dimostra il fatto che alla manifestazione abbiano partecipato esponenti di tutti i partiti politici, di maggioranza e di opposizione. C'è Riccardo Magi, appena eletto segretario di +Europa, Vittoria Baldino del M5S, Marianna Madia del Pd, Eleonora Evi dell'Alleanza Verdi e Sinistra, Giulia Pastorella di Azione e Fabio Roscani di Fratelli d'Italia. Proprio il deputato meloniano ha annunciato la costituzione di un intergruppo per le politiche giovanili che - assicura - "avrà tra le priorità l'approvazione di una legge affinché questa generazione possa far parte a pieno titolo della vita politica del Paese".
Le testimonianze di studenti e lavoratori
Ai parlamentari sono state consegnate le testimonianze degli studenti e dei lavoratori ascoltati dai promotori durante il tour nelle università. "Sono un fuori sede di 29 anni, da 10 anni vivo a 650 chilometri dalla mia residenza. Votare è un diritto costituzionale e voglio avere la possibilità di esercitarlo". Si domanda una studentessa: "Quali sono gli ostacoli insormontabili? Sono calabrese e trovo assurdo dover pagare per esercitare un diritto". C'è anche la testimonianza di Riccardo, insegnate che lavora a Modena ma risiede in Calabria: "Non voto dal 2015", scrive. Già. Ad ogni tornata elettorale il governo mette a disposizione una serie di sconti per agevolare il ritorno verso la residenza. Secondo un'interrogazione presentata dall'ex deputato Giuseppe Brescia, lo Stato dal 2008 al 2018 ha speso più di 40 milioni milioni di euro. Una cifra che è riuscita solo a mettere una toppa al problema. Nonostante gli sconti, infatti, i prezzi rimangono alti e non sempre gli impegni di studio o lavoro sono compatibili con i lunghi viaggi di andata e ritorno.
Alla manifestazione fanno da sfondo i preoccupanti dati sull'astensionismo che hanno caratterizzato le ultime elezioni, politiche e regionali: due record negativi di fila. La platea dei fuori sede, tra studenti e lavoratori, corrisponde al 10 per cento del corpo elettorale. Si tratta in tutto di 4,9 milioni di persone. L'Italia, fatta eccezione per Malta e Cipro, è l'unico paese europeo a non prevedere una modalità di voto riservata a chi si trova distante dal seggio. "Oggi noi non riusciamo a far votare chi vuole votare, mentre si parla di astensionismo e crisi della democrazia", scandisce Madia. "Nella scorsa legislatura abbiamo lavorato moltissimo per arrivare a una proposta di legge, eravamo a buon punto, ora speriamo questa sia la volta buona", si augura Baldino. Secondo Magi, tra i primi firmatari di una delle proposte di legge, le possibilità di arrivare ad una legge entro le europee "ci sono, ma serve la volontà politica". Fondamentale, secondo il deputato di +Europa, è la spinta della maggioranza. Anche perché gli step da superare non sono pochi.
Le varie proposte di legge
Alla Camera lo scorso 8 marzo è iniziato l'esame delle quattro proposte di legge. Il primo passo sarà quello di arrivare ad un testo unico, che metta d'accordo tutti. Perché se da un lato tutti le proposte si pongono tutte il medesimo obiettivo, ovvero consentire il voto anche a chi vive fuori dal comune di residenza, dall'altro c'è da mettersi d'accordo sui dettagli tecnici. Quella presentata dal Pd, ad esempio, propone il "voto anticipato presidiato", quella di Avs il voto per corrispondenza, mentre la proposta di Azione e +Europa prevede che si possa votare nel seggio in cui si trova il domicilio. Andrà trovata una quadra, dunque. Ma l'unanimità delle forze politiche rende la strada meno in salita.