Il gelo della Cgil per Meloni. Ma lei: "Giornata storica". E punta a dividere la sinistra
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoRIMINI - Abbassa il finestrino. "C'è uno spiraglio di dialogo nuovo con la Cgil. E lo dimostra anche la mia presenza". Rialza il finestrino. Settantasei minuti dopo aver messo piede su Marte, Giorgia Meloni sgomma via dal parcheggio della Cgil. Sul palco, è riuscita a nutrirsi del silenzio infinito - e ostinato, sofferto, imbarazzato - dei delegati. A cui ha sostanzialmente detto: siamo d'accordo su nulla o quasi, ma "continuiamo a dialogare".
Senza mai perdere la calma, come spesso le accade. Insensibile al gelo, è arrivata in fondo come niente fosse di fronte a un'arena complessa. Anzi ostile, se non fosse per la ferrea disciplina consigliata da Maurizio Landini alla confederazione. "È comunque una giornata storica - riflette la premier - Personalmente è stato un passaggio importante. L'accoglienza della Cgil è stata rispettosa, consapevole dell'importanza del momento". Festeggia sull'au…
RIMINI - Abbassa il finestrino. "C'è uno spiraglio di dialogo nuovo con la Cgil. E lo dimostra anche la mia presenza". Rialza il finestrino. Settantasei minuti dopo aver messo piede su Marte, Giorgia Meloni sgomma via dal parcheggio della Cgil. Sul palco, è riuscita a nutrirsi del silenzio infinito - e ostinato, sofferto, imbarazzato - dei delegati. A cui ha sostanzialmente detto: siamo d'accordo su nulla o quasi, ma "continuiamo a dialogare".
Senza mai perdere la calma, come spesso le accade. Insensibile al gelo, è arrivata in fondo come niente fosse di fronte a un'arena complessa. Anzi ostile, se non fosse per la ferrea disciplina consigliata da Maurizio Landini alla confederazione. "È comunque una giornata storica - riflette la premier - Personalmente è stato un passaggio importante. L'accoglienza della Cgil è stata rispettosa, consapevole dell'importanza del momento". Festeggia sull'autostrada Rimini-Bologna. Mangiando un toast prosciutto e formaggio in autogrill.
Eppure, c'è stato un momento in cui tutto poteva precipitare. È mezzogiorno. Fuori dal palacongressi i balneari la contestano con bandiere nere, da destra. Meloni viene chiamata su un palco concesso solo a pochissimi capi di governo. Quasi mille teste si voltano. Si sente solo il rumore dei tacchi. Improvvisamente, la mozione numero due della Cgil, quella di minoranza, intona Bella Ciao. Lascia la sala. Assieme ai peluche che ormai inseguono la premier ovunque - a ricordarle il naufragio di Cutro - luccicano le magliette dei dissidenti che recitano: "Pensati sgradita in Cgil". La premier strizza le palpebre. Espressione teatrale. Esplode? "Buongiorno a tutti. Grazie dell'invito a tutti voi, anche a chi mi contesta. Ho letto lo slogan "pensati sgradita", non sapevo che Chiara Ferragni fosse una metalmeccanica...". L'impatto sembra imminente, ora esplodono i delegati. E invece, vibrazioni mute e ancora silenzio (certo, anche facce di sconcerto, zero sorrisi, gesti muti, imbarazzi, ma questa dinamica interessa poco alla leader).
Da quel momento, si capisce che Meloni uscirà senza danni dall'appuntamento più difficile. "Ho letto alcune ricostruzioni, ma vi pare che mi spavento dei fischi? Ne ho presi da quando avevo sedici anni, li affronto da trent'anni, sono Cavaliere al merito delle contestazioni...". Per ottenere un applauso - striminzito, quasi sospirato, piccolo piccolo - dovrà arrivare a condannare l'aggressione "dell'estrema destra" (di definirla fascista non se ne parla) alla sede della Cgil di Roma. E poi ne ascolterà a fatica un altro, debolissimo, scendendo dal palco. In mezzo, non concederà praticamente nulla sui dossier più caldi: niente sul salario minimo, niente sul fisco e ovviamente neanche sul reddito di cittadinanza, che a dire il vero è questione dibattuta anche nel cuore della Cgil. Cavalca però il metodo, forte della legittimazione ricevuta dal segretario del primo sindacato italiano. E il metodo recita: "Serve l'umiltà di ascoltarci, senza pregiudizi. Non ho paura del confronto. Poi su qualcosa ci accorderemo, su altro ovviamente no".
C'è un piano politico, dietro. Anzi una scommessa, che Meloni decide di giocare nonostante il rischio di contestazioni. La consapevolezza di non poter governare contro tutti. La voglia di sfruttare l'insperato invito di Landini per rompere un triangolo pericoloso tra Cgil, la nuova segreteria Pd Elly Schlein e il Movimento di Giuseppe Conte. Investe su di lui come a dire: sei un interlocutore, l'unico a sinistra. Il vantaggio è poter sfruttare la stretta conoscenza con il segretario della Cgil, nata negli studi televisivi di Ballarò ai tempi della fondazione di Fratelli d'Italia. La promessa è di "confrontarsi ancora".
Non è concertazione, semmai tentativo di ammortizzare l'inevitabile scontro che verrà. Lo dice con franchezza anche nel retropalco al leader sindacale, mentre in platea passa Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati dai fascisti nel 1943. I delegati, intanto, non possono far altro che esplodere nell'unico applauso sentito, caldo, vero. "Sono Madnack Dan, sono della Fiom e porto finalmente un po' di colore in questo congresso. Trentotto anni fa sono venuto in Italia. Non mi considero migrante, ma italiano". Meloni non sente. È attesa a Bologna, dove si ferma a visitare Cosmoprof, la fiera leader mondiale per l'industria della cosmetica e della bellezza.