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Schlein, Meloni e le piazze. Ma sono i sindaci a guidare il fronte del rinnovamento

Elly Schlein (agf)

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I primi cittadini a fianco di medici, professori e giovani rivendicano diritti. Sempre nella storia le novità nascono dal basso
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Le leader, le piazze: il nuovo scenario politico, dunque, è questo. Ci sono due donne che si fronteggiano, si parlano direttamente, giocano una partita che misurerà il risultato fra un anno, alle elezioni europee. Entrambe puntano a vincere (sembrerà un’evidenza ma non è sempre stato così, specie a sinistra). Giocano in ruoli ribaltati: la campionessa olimpica di fischi presi in piazza, come Meloni spesso ripete di sé, è ora al governo. La leader del Pd, partito da anni sempre più stancamente al governo, è all’opposizione. Proprio lei, personalmente: "Ora all’opposizione ci sono io", ha detto l’altro giorno in aula. Io. Il ribaltamento di ruoli è lo schema.


Poi ci sono le piazze. Quelle dove Schlein non è fischiata ma applaudita come la speranza arrivata a un minuto dalla fine, quando nessuno se l’aspettava più. Firenze, Cutro, Napoli, Milano. Le piazze dei sin…

Le leader, le piazze: il nuovo scenario politico, dunque, è questo. Ci sono due donne che si fronteggiano, si parlano direttamente, giocano una partita che misurerà il risultato fra un anno, alle elezioni europee. Entrambe puntano a vincere (sembrerà un’evidenza ma non è sempre stato così, specie a sinistra). Giocano in ruoli ribaltati: la campionessa olimpica di fischi presi in piazza, come Meloni spesso ripete di sé, è ora al governo. La leader del Pd, partito da anni sempre più stancamente al governo, è all’opposizione. Proprio lei, personalmente: "Ora all’opposizione ci sono io", ha detto l’altro giorno in aula. Io. Il ribaltamento di ruoli è lo schema.


Poi ci sono le piazze. Quelle dove Schlein non è fischiata ma applaudita come la speranza arrivata a un minuto dalla fine, quando nessuno se l’aspettava più. Firenze, Cutro, Napoli, Milano. Le piazze dei sindaci e dei diritti. Scuola salute sanità trasporti, le minoranze e i migranti, i diritti delle persone. Le cose semplici della vita, quelle su cui gli elettori misurano la capacità di governo: dei sindaci, perché sono i sindaci il volto della politica nelle città e nei paesi. Sono loro che la gente ferma per strada, o il contrario: la foto di Nardella che placca il manifestante ambientalista, a Firenze, è la rappresentazione plastica del corpo a corpo fra istituzione locale e cittadini.

E però la politica romana i sindaci li sdegna, contano poco o niente, sono anni che Antonio Decaro – Bari, presidente Anci – lo va dicendo: siamo noi che vinciamo le elezioni, voto su voto, ma poi a Roma se lo dimenticano, decidono loro anche per noi, ci ignorano. Adesso, per esempio, con l’autonomia differenziata, la riforma di Calderoli che Giuseppe Falcomatà, sindaco sospeso di Reggio Calabria, descrive così: "È la secessione dei ricchi. È un modello di gestione degli investimenti pubblici che fissa i diritti dei cittadini non in base ai loro bisogni ma a quante risorse hanno avuto fino a quel momento".

Per essere più chiari: "Chi fino a oggi ha avuto poco avrà sempre meno, chi ha avuto tanto adesso avrà ancora di più. Si certifica per legge che un bambino che nasce in Calabria avrà sicuramente meno diritti di uno che nasce in Veneto. Un anziano ricoverato qui continuerà ad avere un’aspettativa di vita inferiore rispetto ad uno ricoverato in Piemonte". (Falcomatà è sospeso per una vicenda di affidamenti, bandi, un processo e una condanna per abuso d’ufficio: incubo e mannaia di ogni sindaco, la giustizia dirà).

Giuseppe Sala ha chiesto ieri "alleanze con altri sindaci, dobbiamo mostrare coraggio, i sindaci sono più avanti". Più avanti del Palazzo. Il tema della piazza, a Milano, erano i diritti delle persone Lgbt+, a fare da miccia è stato lo stop alle registrazione dei figli delle coppie omosessuali. Matteo Lepore, Bologna, ha attivato la cittadinanza onoraria per i figli di persone straniere che nascono su territorio italiano: "Bolognesi dal primo giorno", ha detto, faccio io visto che la legge sullo ius soli non c’è.

I sindaci di Cutro e di Crotone ne hanno chiamati a raccolta da tutto il Sud (e non solo dal Sud) per ribadire l’evidenza che chi affoga si salva, intanto, poi si vede. La strage dei bambini, i peluche tirati alle auto blu che sfilavano verso quel cupo consiglio dei ministri in trasferta: è stato anche quel giorno che qualcosa, nel sentire comune, è cambiato. Come di fronte alle aggressioni di matrice fascista degli studenti che fanno volantinaggio fuori dal liceo. Come per le polemiche nate dalle parole dei presidi, delle presidi, e dalle reazioni diseguali del ministro.


Sempre nella storia dei popoli i cambiamenti nascono, come si dice con un testacoda di senso, "dal basso". Il basso saremmo noi. Il basso sarebbero i cittadini che scendono in piazza per rivendicare istruzione salute dunque tutela dell’ambiente, lavoro e diritti: sarebbe il popolo sovrano. Ma il sovrano di solito siede sul trono, nei disegni: lassù in alto, non in basso. Le parole sono importanti. Stando ai fatti, nel presente: ancora una volta la fibrillazione politica, il termometro che segna un cambio di temperatura arriva dalla gente che torna in piazza. C’è, gli italiani ci sono. I sindaci, i medici, le presidi, gli insegnanti, i giovani che chiedono lavoro e paga dignitosa ci sono: il cambio di passo se arriverà verrà da qui.

Non tanto e non solo dal sindacato, dove Meloni è stata accolta tutto sommato non male: sempre istituzioni sono, sempre centrali di potere. Si riconoscono, si danno legittimità reciproca. Ma il sindacato ha perso moltissima presa negli anni, ha perso moltitudini di iscritti soprattutto tra le generazioni che non hanno trovato lì casa perché casa non c’era. È in manifestazione che li trovi, i senza casa. Per strada, appunto.


È vero che l’illusione del civismo in supplenza della politica ha ingannato molte volte. La stagione arancione dei sindaci. L’immissione delle professioni (avvocati, giudici, artisti, operai, scrittori, braccianti) nelle assemblee elettive non ha mai portato al risultato sperato: non ha rivitalizzato la politica esangue, l’ha semmai colonizzata prima, si è lasciata colonizzare poi. Ma è anche vero che era un altro tempo, quello, era ancora il Novecento e la sua coda. Poi la politica, quella, è finita. Restano solo epigoni, a destra e a sinistra.

Anche i Cinquestelle si sono fatti sistema. I vecchi esponenti della storia passata quasi sempre reclamano posti di rilievo e li ottengono, ma la storia è nelle mani di chi arriva, non di chi resta. La storia, ora, è nelle mani di due leader quarantenni. E delle piazze, naturalmente. Delle piazze che sapranno convincere, se le sapranno ascoltare.