ROMA - Elly Schlein vuole dare risposte. Non solo al popolo Lgbt+ che in piazza a Milano l’ha acclamata con applausi e coretti. Anche a quel fronte di sindaci – da Beppe Sala, che ieri ha incontrato a Palazzo Marino, a Roberto Gualtieri e Stefano Lo Russo – che con queste spinte di un pezzo dell’elettorato dem deve convivere e che rischia di inguaiarsi, a livello legale, visto il muro che ha alzato il Viminale sulle trascrizioni dei figli delle coppie gay. La strategia del Nazareno poggia su tre pilastri. Una legge in Parlamento, una rete di avvocati da mettere al servizio dei Comuni e poi la sponda da cercare a Bruxelles, dove la segretaria del Pd volerà giovedì prossimo, il 23, per incontrare i vertici del Pse e probabilmente, di nuovo, anche Helena Dalli, la laburista maltese che nella commissione von der Leyen ha la delega all’Uguaglianza.
La proposta di legge, a cui sta lavorando Alessandro Zan, è pronta. Sarà presentata…
ROMA - Elly Schlein vuole dare risposte. Non solo al popolo Lgbt+ che in piazza a Milano l’ha acclamata con applausi e coretti. Anche a quel fronte di sindaci – da Beppe Sala, che ieri ha incontrato a Palazzo Marino, a Roberto Gualtieri e Stefano Lo Russo – che con queste spinte di un pezzo dell’elettorato dem deve convivere e che rischia di inguaiarsi, a livello legale, visto il muro che ha alzato il Viminale sulle trascrizioni dei figli delle coppie gay. La strategia del Nazareno poggia su tre pilastri. Una legge in Parlamento, una rete di avvocati da mettere al servizio dei Comuni e poi la sponda da cercare a Bruxelles, dove la segretaria del Pd volerà giovedì prossimo, il 23, per incontrare i vertici del Pse e probabilmente, di nuovo, anche Helena Dalli, la laburista maltese che nella commissione von der Leyen ha la delega all’Uguaglianza.
La proposta di legge, a cui sta lavorando Alessandro Zan, è pronta. Sarà presentata entro fine marzo. E già questo passo dovrebbe bastare per permettere ai sindaci dem di riprendere ad autorizzare le trascrizioni. Lo faceva notare ieri Sala: "Tornare a firmare gli atti? Penso di sì, se il dialogo torna in Parlamento". Il testo, messo giù insieme alla rete Rete Lenford e alle famiglie arcobaleno, propone tre cose. Il matrimonio egualitario.
L’estensione dell’adozione ai single (sia etero sia omosessuali) e alle coppie Lgbt+ conviventi o unite civilmente. Terzo punto, il riconoscimento dei figli alla nascita. Insomma, la trascrizione, come prevede anche un ddl presentato dal radicale Riccardo Magi. Spiega Zan: "Nella nostra pdl rimarrà il divieto alla maternità surrogata in Italia", anche per strizzare l’occhio all’ala cattolica del Pd, che con Graziano Delrio prima e ieri con Silvia Costa, ha sottolineato dubbi e contrarietà. "Ma siccome è superiore l’interesse del minore, se una famiglia ha portato avanti questo percorso all’estero legittimamente, lo Stato deve garantire il riconoscimento tramite la trascrizione all’anagrafe".
La proposta sarà calendarizzata nella quota che spetta alle opposizioni, insieme al ddl sull’omofobia. Farà parte insomma del pacchetto di provvedimenti, limitato, che arriverà comunque in Aula per una votazione. Con quali margini di riuscita? Il nuovo gruppo dirigente del Pd non si fa molte illusioni, come ammette lo stesso Zan. "Possiamo sperare nei cosiddetti liberali di FI, ma mi pare che questa componente si sia totalmente annichilita, in questa legislatura. O in qualche leghista alla Zaia". Il tentativo, è convinta Schlein, va comunque fatto, anche se la pattuglia parlamentare, dopo la scoppola elettorale del 25 settembre, è esigua.
Il Nazareno poi vuole imbastire una rete di "avvocati democratici e progressisti", Zan li chiama così, da ingaggiare "anche sui singoli casi, con azioni sistematiche, per assistere i sindaci in questa battaglia di civiltà". Una sorta di scudo legale a disposizione dei primi cittadini, per non lasciarli soli al fronte. Messaggio: l’aiuto di Roma ci sarà. E il Pd proverà anche a giocare di sponda con l’Ue. Dove non solo nel Pse, ma anche fra i popolari questi temi sono sentiti. Per dire: la bozza regolamento Ue sul certificato di filiazione, su cui la destra in Italia ha messo sostanzialmente il veto con la risoluzione approvata in Senato, è stata presentata da Ursula von der Leyen. "Dobbiamo fare appello all’Unione – conclude Zan – La Corte europea è già stata molto chiara: non si possono comprimere i diritti delle famiglie Lgbt+. E noi, come Paese, non possiamo stare con Orbán".