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Il governo abbassa l’Ires anche a chi non assume: allarme dei sindacati

(ansa)
La delega fiscale riduce la tassa dal 24% al 15% a chi reinveste utili ma  non obbliga a creare lavoro  Landini: “Con Cisl e Uil mobilitazione duratura”
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"Più assumi, meno tasse paghi", diceva venerdì la premier Meloni dal palco di Rimini della Cgil. "Vogliamo abbassare gradualmente l'Ires al 15% per le imprese che investono in Italia e assumono a tempo indeterminato. Quelle che fanno elevati ricavi senza creare ricchezza e occupazione in Italia, per come la vedo io, possono continuare a pagare il 24%".

Il principio è nella delega fiscale che il governo ha approvato in Consiglio dei ministri giovedì. Una norma però che non convince del tutto i sindacati, ma piace alle imprese. Il motivo è presto detto: non c'è un vincolo a fare le due cose insieme, investire e anche assumere, l'impresa può scegliere. Ma soprattutto l'intenzione del governo è di limitare quelle assunzioni a "fasce deboli, ultracinquantenni ed ex percettori del Reddito di cittadinanza".

L'apprezzamento di Confindustria

Intenzione resa esplicita dal vicemini…

"Più assumi, meno tasse paghi", diceva venerdì la premier Meloni dal palco di Rimini della Cgil. "Vogliamo abbassare gradualmente l'Ires al 15% per le imprese che investono in Italia e assumono a tempo indeterminato. Quelle che fanno elevati ricavi senza creare ricchezza e occupazione in Italia, per come la vedo io, possono continuare a pagare il 24%".

Il principio è nella delega fiscale che il governo ha approvato in Consiglio dei ministri giovedì. Una norma però che non convince del tutto i sindacati, ma piace alle imprese. Il motivo è presto detto: non c'è un vincolo a fare le due cose insieme, investire e anche assumere, l'impresa può scegliere. Ma soprattutto l'intenzione del governo è di limitare quelle assunzioni a "fasce deboli, ultracinquantenni ed ex percettori del Reddito di cittadinanza".

L'apprezzamento di Confindustria

Intenzione resa esplicita dal viceministro dell'Economia e autore della riforma fiscale Maurizio Leo, nell'intervista al Sole 24 Ore di sabato. Allorquando spiega che per l'impresa si tratta di un'opportunità, se decide di non distribuire tutti gli utili ma di reinvestirli "nei beni strumentali più innovativi, nel filone del 4.0 e della ricerca e sviluppo". Un filone molto apprezzato da Confindustria e dalle altre associazioni d'impresa, soprattutto all'indomani della contestata cancellazione, nella prima legge di bilancio del governo Meloni, degli storici incentivi legati a Industria 4.0, usati per spingere il rinnovo di macchinari di ultima generazione, dai robot alle tecnologie digitali. Ottenere un taglio biennale di 9 punti dell'aliquota Ires potrebbe bilanciare l'azzeramento dei vecchi bonus.

Non va così bene sul fronte della creazione di nuova occupazione. I sindacati - in particolare la Cgil - temevano la trappola dietro quello slogan del "più assumi, meno tasse paghi". Nascosta nell'alternanza tra investimenti da fare "e/o" assunzioni. Trappola ora più evidente, qualora i decreti di attuazione della delega fiscale davvero ricalcassero le dichiarazioni di Leo. L'impresa per pagare un'Ires più bassa al 15% dovrebbe assumere - e in pianta stabile - i più fragili, probabilmente quelli che, se potesse, eviterebbe: over 50 ed ex percettori di Reddito.

Incontro dei sindacati nei prossimi giorni

"Non condividiamo la delega fiscale varata dal governo senza discuterla con i sindacati: è il giudizio anche di Cisl e Uil", torna a ripetere il leader Cgil Maurizio Landini, ieri in tv a Mezz'ora in più. "Nei prossimi giorni ci incontreremo per decidere come e quali iniziative di mobilitazione mettere in campo. In un Paese dove il 94% dell'Irpef la pagano dipendenti e pensionati non può essere che fai la riforma del fisco senza coinvolgere quelli che pagano le tasse". 

Landini, a chiusura del Congresso di Rimini che l'ha riconfermato per quattro anni alla guida della Cgil ("Non voglio entrare in politica", ribadisce), aveva evocato anche lo sciopero generale. "Abbiamo chiesto al governo non solo di cambiare la delega, ma di aprire col sindacato una vera trattativa sul fisco come sulle pensioni e sul superamento della precarietà". Lo sciopero tuttavia non è dietro l'angolo. "Dovremo mettere in campo un'iniziativa in grado di durare. Il Parlamento discuterà la delega entro giugno e il governo ha due anni per applicarla. Discuteremo con Cisl e Uil il percorso migliore. Noi pensiamo ad assemblee, manifestazioni e anche, se ci sarà bisogno, lo sciopero".