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Fratelli d'Italia lancia l'offensiva di primavera ai vertici Rai

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Dopo l’incidente della conduttrice di Mezz’ora in più, scatta l’offensiva del partito della premier, preludio al cambio delle direzioni ad aprile
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ROMA - Alla conquista della Rai. Con la fame di chi ha promesso di prendersi tutto, o comunque di lasciare agli altri soltanto le briciole. Fratelli d’Italia rompe gli indugi. Sceglie come pretesto la puntata di domenica di Mezz’ora in più in cui Lucia Annunziata ha ospitato la ministra della Famiglia Eugenia Roccella. E individua nella giornalista il bersaglio. "Si è resa protagonista di una pessima pagina del giornalismo e dell’emittente pubblica - scrivono i membri meloniani della Vigilanza - È arrivato il momento di cambiare pagina. Il rispetto dei contribuenti che pagano il canone Rai non può più venire meno". Ma è solo un pretesto, appunto. Perché Palazzo Chigi ha deciso di occupare la tv pubblica.

Giorgia Meloni reclama per sé innanzitutto il Tg1. Terrà per il suo partito anche il direttore generale, Giampaolo Rossi, che entro un anno diventerà amministratore delegato. Se possibil…

ROMA - Alla conquista della Rai. Con la fame di chi ha promesso di prendersi tutto, o comunque di lasciare agli altri soltanto le briciole. Fratelli d’Italia rompe gli indugi. Sceglie come pretesto la puntata di domenica di Mezz’ora in più in cui Lucia Annunziata ha ospitato la ministra della Famiglia Eugenia Roccella. E individua nella giornalista il bersaglio. "Si è resa protagonista di una pessima pagina del giornalismo e dell’emittente pubblica - scrivono i membri meloniani della Vigilanza - È arrivato il momento di cambiare pagina. Il rispetto dei contribuenti che pagano il canone Rai non può più venire meno". Ma è solo un pretesto, appunto. Perché Palazzo Chigi ha deciso di occupare la tv pubblica.

Giorgia Meloni reclama per sé innanzitutto il Tg1. Terrà per il suo partito anche il direttore generale, Giampaolo Rossi, che entro un anno diventerà amministratore delegato. Se possibile, riporterà Massimo Giletti a Viale Mazzini. E metterrà in discussione non solo Annunziata, ma anche Fabio Fazio. Puntando quantomeno a ridurne lo stipendio.


La scusa della promessa epurazione è come detto la puntata di Mezz’ora in più. E quel “c...” sfuggito alla giornalista, mentre ragionava sui provvedimenti che il governo annuncia di voler fare in materia di diritti. "La conduttrice - attacca il principale partito di governo - ha più volte interrotto il ministro (la ministra, ndr) Roccella impedendole di parlare, fino a scivolare nella volgarità. Che senso ha invitare un esponente politico, peraltro ministro, e poi impedirgli di parlare perchè non si condividono le sue tesi?". E ancora: "Faziosità e ideologia si pongono agli antipodi rispetto al servizio pubblico".


La messa all’indice di Annunziata ha un valore simbolico immediato: punta a mettere pressione a chi gestisce l’informazione a viale Mazzini e agita il famigerato “machete” nelle nomine. Il primo bersaglio è ovviamente l’amministratore delegato Carlo Fuortes. Dopo il 15 aprile, data in cui sarà approvato il bilancio, il manager finirà la sua corsa alla guida della Rai: l’esito più prevedibile è che sia lui stesso a farsi da parte, prendendo atto del nuovo clima e delle intenzioni del governo. Al suo posto Palazzo Chigi ha già scelto Roberto Sergio, soluzione interna e di transizione, attualmente consigliere d’amministrazione di Rai Com e direttore di Radio Rai. È un “ponte”, perché entro dodici mesi toccherà a Rossi - uomo forte della premier a Viale Mazzini - gestire l’azienda.


Ma non è ovviamente finita qui. Fratelli d’Italia, in questo spalleggiata da Matteo Salvini, ha intenzione di mettere in discussione Fabio Fazio, il cui contratto scade nel giugno del 2023 (un anno in più, invece, per quello di Annunziata). Nonostante i risultati negli ascolti. Difficile però che si scelga di sostituirlo con Giletti, considerato poco adatto alla terza rete. Difficile anche che si scelga di affidargli la prima serata di domenica sulla testata ammiraglia. Più probabile che gli si proponga un altro giorno del palinsesto, su Rai 1.


C’è poi il capitolo dei telegiornali. FdI ha opzionato innanzitutto il Tg1. Il nome più forte sembra quello di Gian Marco Chiocci, oggi direttore dell’agenzia di stampa AdnKronos. Lo vuole Meloni, anche se a complicare la partita c’è il fatto che si tratta di una figura esterna alla Rai. L’alternativa è Nicola Rao, direttore del Tg2. Proprio il Tg2 è reclamato in queste ore da Antonio Tajani per Forza Italia. Il candidato dato per favorito è Antonio Preziosi, direttore di Rai Parlamento.

Quanto a Rao: se non dovesse essere promosso al Tg1, sarà certamente indicato per la guida di un’altra testata. La direzione della radio potrebbe non bastare, possibile che si decida di affidargli gli approfondimenti di viale Mazzini, oggi gestiti da Antonio Di Bella, prorogato per un paio di mesi in attesa dell’avvento della nuova dirigenza. Ma per quella poltrona corre anche Paolo Corsini. Al Tg3 dovrebbe restare Mario Orfeo, mentre per le testate giornalistiche regionali (Tgr) sarà arruolato un uomo della Lega.