Don Ferrari, cappellano di Mediterranea: "Minacciato per aver denunciato i lager in Libia. Ma un prete non può tacere"
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioUn prete deve tacere? Minacciato su Twitter dalla mafia libica (“Don, spero che tu abbia un giubbotto di salvataggio”), don Mattia Ferrari, 29 anni, cappellano dell’ong Mediterranea, in prima linea nel sostegno ai migranti, ha querelato.
Poi cosa è successo?
“Il pm di Modena ha chiesto di archiviare il caso: se un sacerdote esce “dagli ambiti tradizionali riservati e silenziosi dell’estrinsecazione del mandato pastorale” deve aspettarsi di venire bersagliato”.
Il mondo cattolico, dal presidente della Cei Zuppi al quotidiano Avvenire, è insorto in sua difesa.
“E i miei avvocati hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione”.
Quando l’esaminerà il giudice?
“Nell’udienza del 31 marzo”.
Cosa aveva denunciato esattamente?
“Avevo puntato l’indice, anche sui social, sulle condizioni nei lager e sul ruolo svolto dalla Guardia costiera libica”.
Lei…
Un prete deve tacere? Minacciato su Twitter dalla mafia libica (“Don, spero che tu abbia un giubbotto di salvataggio”), don Mattia Ferrari, 29 anni, cappellano dell’ong Mediterranea, in prima linea nel sostegno ai migranti, ha querelato.
Poi cosa è successo?
“Il pm di Modena ha chiesto di archiviare il caso: se un sacerdote esce “dagli ambiti tradizionali riservati e silenziosi dell’estrinsecazione del mandato pastorale” deve aspettarsi di venire bersagliato”.
Il mondo cattolico, dal presidente della Cei Zuppi al quotidiano Avvenire, è insorto in sua difesa.
“E i miei avvocati hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione”.
Quando l’esaminerà il giudice?
“Nell’udienza del 31 marzo”.
Cosa aveva denunciato esattamente?
“Avevo puntato l’indice, anche sui social, sulle condizioni nei lager e sul ruolo svolto dalla Guardia costiera libica”.
Lei rivendica il diritto a esporsi?
“Fa parte del ministero sacerdotale spendersi per la promozione della giustizia”.
Se uno sconfina sui social deve aspettarsi degli attacchi?
“Ma io sono stato minacciato, non era una semplice critica. Noi preti facciamo tante cose, alcune avvengono in silenzio, altre no. Non bisogna prendersela con noi, bensì con Gesù: un prete, e ogni cristiano, segue il suo esempio”.
È vero che ha dato l’estrema unzione a molti torturati nei lager?
“Sì, in videochiamata. Mi sono trovato davanti a scene che stringono il cuore. Uomini denutriti, con gli occhi fuori dalle orbite, talmente sfiniti che a malapena parlavano”.
Com’è diventato il cappellano di Mediterranea?
“Grazie alla frequentazione dei centri sociali Tpo e Labàs di Bologna. Un ragazzo musulmano, che frequentava la mia parrocchia, ci segnalò Yousupha, un diciottenne che dormiva in stazione a Bologna. “Aiutatemi ad aiutarlo!”. Yousupha poi trovò riparo negli alloggi dei centri sociali”.
Così cominciò a frequentarli?
“Sì, da seminarista. Nel 2018 portai Zuppi da loro”.
Cosa c’entra però Mediterranea?
“Nasce nei centri sociali, da un’idea di Luca Casarini, il leader dei Disobbedienti. È l’unica nave del soccorso civile battente bandiera italiana. Luca però voleva che fosse espressione di tutta la società, dall’Arci alla Banca etica, dalla chiesa cattolica ai centri sociali”.
Ha partecipato a operazioni di salvataggio?
“Una volta, nel 2019, per diciotto giorni. Ora, dopo le minacce, non posso più farlo”.
Quando è emersa la sua vocazione?
“Al liceo classico. Furono decisivi i preti della mia parrocchia, a Formigine, in provincia di Modena, e l’incontro con monsignor Loris Capovilla: un maestro di Vangelo”
Il segretario di papa Giovanni.
“Era già molto anziano, quando lo andavamo a trovare a Sotto il Monte, il paese della Bergamasca dove si era ritirato. Diceva che la chiesa deve prendersi per mano con tutte le persone di buona volontà. È diventata la filosofia di Mediterranea”.
In che famiglia è cresciuto?
“Papà, Davide, medico, è direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Usl di Modena. Mamma, Manuela, ha fatto l’educatrice, molto attiva nel volontariato sociale. Ho una sorella, Cristiana, 27 anni, laureata in scienze motorie.”
Quando è stato ordinato sacerdote?
“Nel maggio del 2018”.
I suoi come hanno commentato la sua scelta?
“Per loro l’importante è che io sia felice”.
Che idea si è fatto della tragedia di Cutro?
“Qualcosa non ha funzionato. Perciò occorre indagare sulle responsabilità”.
Cosa è cambiato con questo governo?
“Prevale quella che il vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha definito “la peste nel cuore”. Si scontrano due visioni del mondo: quella capitalista, razziale e patriarcale da una parte, e quella della giustizia, della fraternità e della uguaglianza dall’altra”.
Avete denunciato anche il successivo naufragio.
“Una vergogna. Trenta vittime causate dalla mancata assistenza italiana, maltese ed europea”
Cosa chiedete al governo?
“Tre cose. Il ripristino immediato delle operazioni di soccorso delle ong; l’apertura di canali di accesso, molti dei morti di Cutro venivano dall’Aghanistan: dovrebbero avere diritto all’asilo, invece abbiamo concessi i visti solo all’inizio dell’arrivo dei talebani, poi non più”.
E la terza?
“La nostra amica Carola Rackete ripete sempre che le migrazioni sono la conseguenza di una crisi della giustizia globale: sono costretti a scappare semplicemente perché non ci sono condizioni di vita dignitose”.
Cosa pensa di Elly Schlein?
“Siamo amici da una vita, anche lei viene dalle lotte. Ha posto due grandi questioni: cancellare gli accordi con la Libia e parlare non più di transizione ecologica bensì di conversione”.
Perché l'altro giorno ha marciato con gli studenti medi?
“Mi sono unito a loro per imparare. Erano in piazza per denunciare la sofferenza mentale nelle scuole, un problema che affligge tanti studenti ormai, anche a causa della crescente aziendalizzazione scolastica”.
Sostiene le lotte di chi occupa le case, come il palazzo di Spin Time.
“Adesso il Comune di Roma ha detto che lo regolarizzerà. Ci vivono quattrocento persone, di cui cento minori, di ventisei nazionalità diverse, oltre a numerose associazioni: anche noi di Mediterranea abbiamo una sede lì”.
Che idea si è fatto?
“Sull’impossibilità della convivenza ci raccontano un sacco di bugie. Lì si sperimenta un modello di società. E funziona”.
Ma è legale occupare un palazzo?
“E’, come direbbe don Ciotti, un caso di legalità sostanziale. Chiunque entra lì rimane affascinanto dalla sua bellezza”.
Si sente un prete di strada?
“Preferisco prete di Gesù. Ma dobbiamo essere tutti di strada: è lì che si cambia il mondo”.