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“Basta controcanto alla premier”. Così Fascina mette in riga tutta Forza Italia

Marta Fascina 

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La compagna di Berlusconi detta la linea pro governo Ronzulli: “Sapremo essere determinanti”
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ROMA - Fine delle discussioni, da adesso non sarà tollerata nemmeno un’alzata di sopracciglio: Forza Italia non creerà più problemi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Parola del fondatore e leader Silvio Berlusconi, anzi della di lui compagna e ormai portavoce ufficiale della linea, Marta Fascina.

Dopo l’articolo di Repubblica che raccontava del cambio di passo nei rapporti tra il partito e il governo, e del ruolo che in questa scelta ha avuto Meloni - in contatto diretto con i figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio - è arrivata una nota ufficiale di Fascina. Che se da un lato smentisce che ci siano anche dei suoi fedelissimi a formare una corrente interna che fa capo a lei, dall’altro lato ufficializza la linea: "Con riguardo all’articolo apparso oggi (ieri, ndr), tengo a precisare che non è nata alcuna corrente in Forza Italia — scrive la deputata, finora sempre silente sulle questioni di partito e …

ROMA - Fine delle discussioni, da adesso non sarà tollerata nemmeno un’alzata di sopracciglio: Forza Italia non creerà più problemi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Parola del fondatore e leader Silvio Berlusconi, anzi della di lui compagna e ormai portavoce ufficiale della linea, Marta Fascina.

Dopo l’articolo di Repubblica che raccontava del cambio di passo nei rapporti tra il partito e il governo, e del ruolo che in questa scelta ha avuto Meloni - in contatto diretto con i figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio - è arrivata una nota ufficiale di Fascina. Che se da un lato smentisce che ci siano anche dei suoi fedelissimi a formare una corrente interna che fa capo a lei, dall’altro lato ufficializza la linea: "Con riguardo all’articolo apparso oggi (ieri, ndr), tengo a precisare che non è nata alcuna corrente in Forza Italia — scrive la deputata, finora sempre silente sulle questioni di partito e di governo — FI, in tutte le sue articolazioni, si riconosce nell’unica leadership, quella del presidente Berlusconi, ed è sempre stata leale al governo Meloni di cui, al netto di qualche voce solitaria in cerca di visibilità, è componente essenziale e propositiva".

Niente dissenso su Palazzo Chigi: "Gli italiani chiedono un centrodestra unito e coeso, pretendono risposte efficaci da un governo solido e legittimato dal voto popolare e in questo senso non ammettono inutili quanto deleteri controcanti quotidiani".

Il riferimento alle "voci solitarie" e ai "controcanti deleteri"? In molti tra gli azzurri sono convinti che il messaggio sia diretto a chi nelle scorse settimane ha alzato un po’ la voce contro alcune scelte del governo o di esponenti di FdI: dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulé alla capogruppo al Senato Licia Ronzulli passando per il collega alla Camera Alessandro Cattaneo.

In ascesa da oggi nel partito ci sono volti nuovi legati alla stessa Fascina e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, il più vicino da sempre alla linea meloniana: dai giovani Alessandro Sorte, Stefano Benigni e Tullio Ferrante, a chi è stato messo un po’ da parte dalla Ronzulli, come il fedelissimo di Tajani Paolo Barelli. Ma non solo. "Le diatribe interne non dobbiamo più leggerle sui quotidiani, serve più dialogo interno, anche se acceso"», ribadisce, rimarcando la linea, il senatore Franco Silvestro.

Insomma, basta critiche alle decisioni di Meloni, fine del controcanto sulle misure di governo. Così ieri la capogruppo Ronzulli ha diramato uno scarno comunicato in vista delle prossime amministrative in Lombardia, dopo aver incontrato i segretari locali azzurri. "Forza Italia è chiamata ancora una volta a dimostrare di essere un partito determinante per il successo del centrodestra grazie ai programmi e all’esperienza della sua classe dirigente", dice Ronzulli. Classe dirigente che da oggi è invitata al silenzio sull’esecutivo, sempre per garantire il successo del centrodestra. Anzi, della presidente del Consiglio Meloni.