Matteo Renzi runner e conferenziere. L’arte del rinviare: “Dopo le Europee spariglio”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Niente tv. Poche apparizioni in pubblico. Interventi in Senato al dosaggio del sale: solo quanto basta. È una vita da mediano, a recuperar palloni, a coprire certe zone, la second life di Matteo Renzi all’opposizione. Roba da non crederci, lui che ama giocare in attacco e brillare di luce propria, costretto a una metamorfosi che si nutre di lanci lunghi e dissolvenze.
Dacché dieci anni orsono apparve sul proscenio della politica nazionale, l’ex sindaco di Firenze è stato (quasi) sempre al governo: per farli o disfarli, "attività logorante" per sua stessa ammissione. Ora no. La vittoria schiacciante di FdI ha azzerato ogni margine di manovra. Inchiodandolo al ruolo di co-pilota in un partito formato Smart che però gli ha permesso di rimanere in Parlamento. Uniche consolazioni, tutt’altro che magre: i chilometri di corsa macinati ogni giorno per prepararsi alla mezza maratona di Milano e il business da conferenziere…
ROMA - Niente tv. Poche apparizioni in pubblico. Interventi in Senato al dosaggio del sale: solo quanto basta. È una vita da mediano, a recuperar palloni, a coprire certe zone, la second life di Matteo Renzi all’opposizione. Roba da non crederci, lui che ama giocare in attacco e brillare di luce propria, costretto a una metamorfosi che si nutre di lanci lunghi e dissolvenze.
Dacché dieci anni orsono apparve sul proscenio della politica nazionale, l’ex sindaco di Firenze è stato (quasi) sempre al governo: per farli o disfarli, "attività logorante" per sua stessa ammissione. Ora no. La vittoria schiacciante di FdI ha azzerato ogni margine di manovra. Inchiodandolo al ruolo di co-pilota in un partito formato Smart che però gli ha permesso di rimanere in Parlamento. Uniche consolazioni, tutt’altro che magre: i chilometri di corsa macinati ogni giorno per prepararsi alla mezza maratona di Milano e il business da conferenziere in giro per il mondo, sotto le insegne di Bin Salman e del Rinascimento arabo, ma anche di fondazioni e università straniere. Zurigo e Francoforte, le ultime tappe, passando per la Thailandia e Abu Dhabi.
Due milioni e mezzo dichiarati nel 2022 e fatturato in crescita per il 2023. È stata sua moglie Agnese a svelare il paradosso: "Ti pagano per fare discorsi ai quattro angoli del pianeta, ma dovrebbero pagare me che ti ascolto gratis da trent’anni", lo ha fulminato con una battuta davanti agli amici.
Basta talk, non ci sono grandi cose da dire al momento, l’ordine impartito allo staff è declinare tutti gli inviti. Bisogna aspettare che la luna di miele passi, è la sua tesi: quella di Giorgia Meloni con il Paese, ma pure di Elly Schlein con il popolo di centrosinistra. Convinto, il senatore di Rignano, che nell’un caso e nell’altro sia solo una questione di tempo. Da riempire restando acquattati, come i predatori nell’erba in attesa di colpire: dedicandosi ad altro, agli affari privati che tante soddisfazioni stanno riservando e alla costruzione di un cantiere riformista più largo dell’attuale, capace di intercettare i tanti delusi, da destra a sinistra. Forze organizzate come +Europa, spezzoni di Forza Italia in libera uscita, l’area popolare a disagio nel nuovo Pd.
Pronto a (ri)discendere in campo quando il sistema franerà: dopo le Europee, è la scommessa. Allorché alla maggioranza sovranista servirà un tagliando per proseguire e la minoranza progressista realizzerà che l’asse Dem-5S, ormai radicalizzato, da solo non basta a farsi alternativa di governo. È allora che Renzi tornerà in scena: con i suoi giochi di palazzo, le geometrie variabili, gli azzardi travestiti da soluzioni ardite (e risalite, le sue).
La politica praticata nell’ombra, per interposta persona: perciò a Carlo Calenda ha delegato la leadership del Terzo polo e relativa ribalta mediatica, piantando però dei paletti precisi per evitare che il compagno di viaggio si allarghi troppo. Come invece ha fatto lui, cannibalizzando il consenso della piccola federazione centrista: non è una fatalità se su cinque consiglieri eletti in Lombardia e Lazio quattro sono di Iv e uno soltanto di Azione; né che la falange parlamentare risponda in prevalenza a Renzi, anziché al già ministro dello Sviluppo.
Uno dà i tempi, deciso a dettare la linea e ad accelerare la fusione; l’altro frena, continua la sua battaglia sulla giustizia (due giorni fa la seconda archiviazione) e si gode i privilegi ottenuti grazie ai galloni di ex premier. Il risultato è una convivenza stile Casa Vianello: "Io e Matteo non siamo amici, facciamo un percorso politico perché condividiamo alcune cose", ha chiarito di recente Calenda, "in politica non esistono gli amici".
Asprezze e divergenze, anche caratteriali, che tuttavia non sembrano turbare Renzi. Anzi. A fine mese volerà a Miami per fare da speaker a una convention del Future Investment Institute di Riad, controllato dal fondo sovrano saudita nel cui board già siede (a 80mila dollari l’anno). Subito dopo terrà un corso alla Stanford di Firenze e un altro l’ha appena concluso per la New York University negli Emirati. Relazioni che potranno tornare utili quando, il capo di Iv ne è sicuro, riprenderà a dare le carte.
Senza escludere nulla: né un’intesa con il Pd di Elly Schlein che fra un anno — è la previsione — avrà assorbito la sinistra di Fratoianni e ridotto a brandelli i 5Stelle di Conte, ma neppure un Meloni bis con dentro lui e i nuovi riformisti. Nel 2024 tutto può succedere, va ripetendo il senatore. Nel frattempo, meglio spassarsela e macinare guadagni. Finché dura.