Il nuovo Pd parte in salita. Prime scintille sui capigruppo, Schlein e Bonaccini: 24 ore per decidere
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleParte tardi e in salita la trattativa sugli assetti del nuovo Pd. Ha impiegato una settimana Elly Schlein per alzare il telefono e chiamare Stefano Bonaccini, col quale - già all'indomani dell'assemblea nazionale che il 12 marzo lo ha eletto presidente - avrebbe dovuto discutere gli incarichi in Parlamento e al Nazareno per arrivare a una gestione del partito più unitaria possibile. Uno schema dai due condiviso al punto che, il giorno dopo le assise, lo stesso governatore aveva pensato bene di accelerare, anche a costo di irritare i riformisti più ostili all'accordo, offrendo pubblicamente la disponibilità a entrare in segreteria.
La trattativa sui capigruppo
Senonché la risposta della leader dem è stata un lungo blackout, accompagnato da una proposta a scatola chiusa. Ovvero quella di procedere per step, eleggendo subito i capigruppo - Chiara Braga alla Camera e Francesco Boccia al Senato, entrambi esponenti del…
Parte tardi e in salita la trattativa sugli assetti del nuovo Pd. Ha impiegato una settimana Elly Schlein per alzare il telefono e chiamare Stefano Bonaccini, col quale - già all'indomani dell'assemblea nazionale che il 12 marzo lo ha eletto presidente - avrebbe dovuto discutere gli incarichi in Parlamento e al Nazareno per arrivare a una gestione del partito più unitaria possibile. Uno schema dai due condiviso al punto che, il giorno dopo le assise, lo stesso governatore aveva pensato bene di accelerare, anche a costo di irritare i riformisti più ostili all'accordo, offrendo pubblicamente la disponibilità a entrare in segreteria.
La trattativa sui capigruppo
Senonché la risposta della leader dem è stata un lungo blackout, accompagnato da una proposta a scatola chiusa. Ovvero quella di procedere per step, eleggendo subito i capigruppo - Chiara Braga alla Camera e Francesco Boccia al Senato, entrambi esponenti dell'area Schlein - per affrontare e sciogliere solo in un secondo momento i nodi sul resto della squadra e sulle deleghe. "Prenditi 24 ore di tempo per ragionarci su" avrebbe detto la segretaria a Bonaccini. Chiudendo la porta a un negoziato che tuttavia non sembra soddisfare il candidato più votato nei circoli, poi sconfitto di misura ai gazebo. Ora perciò tentato, se l'intesa non sarà complessiva e almeno un capogruppo assegnato all'area riformista, di rifiutare ogni avance e tenersi le mani libere.
Parola d'ordine: unità
Non che Schlein abbia voglia di forzare, tutt'altro. È vero che il suo gruppo spinge per fare da soli, i posti in ballo sono pochi e gli appetiti tanti, ma lei conosce le insidie di un'agguerrita opposizione interna e preferirebbe evitarle. Troppi i temi spinosi su cui sarebbe necessario restare compatti, a iniziare dalla risoluzione sulla guerra in Ucraina che include il tema dell'invio di armi a Kiev, oggi al voto in Senato e domani alla Camera. Da qui la decisione di agire con prudenza, tant'è che ancora non sono neppure partite le convocazioni per le assemblee dei gruppi Pd chiamati a eleggere i presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama.
Ancora in piazza
Intanto, a conferma del sua tendenza movimentista, stamattina Schlein sarà a Milano al corteo organizzato da Libera per la "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie". Con lei anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini, con cui ha già condiviso la marcia antifascista di Firenze e il palco di Rimini per il congresso del sindacato. Ma Romano Prodi ammonisce: "Il rinnovamento del Pd? Purché non sia solo di piazza - replica netto il fondatore dell'Ulivo - La politica non si fa solo in piazza, ma con l'analisi e lo studio". Elly Schlein è avvertita.