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Tank, F-35 e portaerei. Le priorità della Difesa per le guerre di domani

Un F-35 
Per adeguare mezzi e organici alle lezioni dell’Ucraina servono oltre 30 miliardi extra
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L’onere delle armi invocato dalla premier Giorgia Meloni rischia di essere molto impegnativo. Perché l’invasione dell’Ucraina impone anche alla nostra Difesa di rivedere tutto, numeri e mezzi, preparandosi a scenari di guerra totale dimenticati da trent’anni. Così i vertici delle forze armate sono stati ascoltati dalle Commissioni delle Camere e hanno presentato il loro elenco delle priorità: una lista della spesa che richiede investimenti straordinari per oltre trenta miliardi e implica scelte industriali rilevanti. È una situazione che stanno vivendo tutte le democrazie occidentali, dalla Germania alla Francia, dove la questione del riarmo è al centro del dibattito parlamentare. Da noi invece la discussione è stata relegata nelle riviste di settore, come se i partiti politici siano disinteressati al tema della sicurezza nazionale.


Eppure non ci sono segreti militari: audizioni e documenti sono online, accessibil…

L’onere delle armi invocato dalla premier Giorgia Meloni rischia di essere molto impegnativo. Perché l’invasione dell’Ucraina impone anche alla nostra Difesa di rivedere tutto, numeri e mezzi, preparandosi a scenari di guerra totale dimenticati da trent’anni. Così i vertici delle forze armate sono stati ascoltati dalle Commissioni delle Camere e hanno presentato il loro elenco delle priorità: una lista della spesa che richiede investimenti straordinari per oltre trenta miliardi e implica scelte industriali rilevanti. È una situazione che stanno vivendo tutte le democrazie occidentali, dalla Germania alla Francia, dove la questione del riarmo è al centro del dibattito parlamentare. Da noi invece la discussione è stata relegata nelle riviste di settore, come se i partiti politici siano disinteressati al tema della sicurezza nazionale.


Eppure non ci sono segreti militari: audizioni e documenti sono online, accessibili a chiunque. Il più preciso è stato l’ammiraglio Enrico Credendino, numero uno della Marina, che ha descritto le nuove minacce nel Mediterraneo testimoniate dall’attivismo della flotta russa. La distruzione del Nord Stream ha reso impellente la protezione di quello che c’è nei fondali – i gasdotti e le reti a fibra ottica – dal moltiplicarsi di battelli subacquei, non solo di Mosca. Per questo l’ammiraglio Credendino ha prospettato di aumentare le fregate Fremm antisommergibile – da tre a sei in più – e aggiungere due sottomarini U212 NFS. Un gap significativo è l’assenza di aerei specializzati per scovare i sottomarini: "Oggi siamo costretti a chiedere agli Stati Uniti, quando abbiamo l’esigenza, di fornirci un loro pattugliatore marittimo di quelli stanziati a Sigonella".

L’elemento più costoso è la seconda portaerei, da affiancare alla Cavour, e gli ulteriori due caccia Ddx, le nostre unità da guerra più potenti. Queste richieste tengono conto di un elemento fondamentale: tra manutenzione e riposo dei marinai, è operativa una nave su tre. E con le scorribande russe davanti alle nostre coste l’impiego è stato intensificato: le fregate Fremm restano in missione per 4200 ore l’anno contro le tremila previste, "andando incontro a una grande usura a cui riusciamo a rispondere, ma soprattutto con una grande usura degli equipaggi". L’organico è una nota dolente, condivisa da tutti i comandanti: ci sono 29.500 donne e uomini in Marina, mentre ne servirebbero come minimo 35 mila.


Questo problema è ancora più sentito dall’Esercito, che dovrebbe passare da 89 mila a 110 mila militari. Numeri comunque insufficienti per affrontare conflitti su larga scala, tanto che il generale Pietro Serino ha sottolineato l’urgenza di creare una riserva mobilitabile in tempi rapidi, prevista dalla legge ma mai concretizzata. La lezione più impellente che arriva dai campi di battaglia ucraini riguarda le forze corazzate. Oggi siamo messi malissimo ed è iniziato un programma per aggiornare 125 carri armati Ariete mentre ci sono solo 200 cingolati da combattimento Dardo, entrambi concepiti negli anni Ottanta. Ma sul mercato non ne esistono di nuovi e quindi in attesa di lanciare un progetto europeo si sta valutando un “tappabuchi”: acquistare un centinaio di Leopard 2 tedeschi e, forse, altrettanti CV90 svedesi.

Quello che accade nel Donbass spinge a domandare pure altri strumenti: lanciarazzi multipli come gli Himars; munizioni d’artiglieria con guida laser e gps; droni killer; droni da ricognizione piccoli e grandi; sistemi per fermare i velivoli telecomandati; armi contraeree portatili. Più cari gli elicotteri anti-tank che sostituiranno i Mangusta: il prototipo è pronto, i finanziamenti latitano. E il generale Serino ha invocato uno stanziamento straordinario: "Un maxi fondo che sommi almeno tre delle attuali annualità, associate anche a norme di semplificazione amministrativa e contabile".


Infine l’Aeronautica. Il generale Luca Goretti pensa che sia necessario riportare le dotazioni a quanto deciso prima della stagione di pace e di tagli, puntando sugli aerei più avanzati, "soprattutto operando in scenari di conflitto in cui potremmo essere chiamati a contrastare un avversario ben equipaggiato e fortemente determinato ad imporsi". Il primo punto sono gli F-35, i cacciabombardieri “invisibili ai radar”, e il generale domanda di tornare ai 131 esemplari inizialmente previsti contro i 90 attuali.

Poi, secondariamente, gli Eurofighter, ridotti da 121 a 96: sono gli intercettori, a cui spetta la difesa dei cieli italiani. Si tratta in totale di 66 velivoli hi-tech, a cui aggiungere dotazioni adeguate di missili e bombe “intelligenti”: le riserve disponibili sono minuscole, sufficienti a ritmi ucraini per un paio di settimane.

Il generale Goretti ha anche parlato del rafforzamento del trasporto a lungo raggio "soprattutto considerando la prospettiva che il continente africano e lo scacchiere indo-pacifico, quest’ultimo introdotto nel nuovo concetto strategico della Nato, possano divenire zone di intervento nei prossimi venti, trenta anni". Il quadro temporale è proprio questo: le scelte che verranno fatte adesso determineranno la sicurezza dei nostri figli. E, ovviamente, pure il costo degli armamenti extra da acquistare sarà a carico di un’intera generazione.