Recovery, migranti, Ue: le lacune del governo e il presidio costante di Mattarella
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniLe linee guida di politica estera, i rapporti con i partner europei e con Bruxelles, i migranti, gli impegni del Pnrr. In questi primi mesi di governo Meloni sono tanti i temi sui quali Sergio Mattarella ha svolto un lavoro costante di presidio, anche fisico, come ieri con la trasferta a Casal di Principe per tenere alta l’attenzione sulla lotta alla criminalità organizzata, tema doppiamente caro a un presidente che ha un fratello ucciso dalla mafia.
Talvolta questo presidio si è trasformato in supplenza del governo: quando i rapporti con la Francia di Macron sono precipitati a livello di guardia, è stato il Colle a ricucire; è stato il capo dello Stato a portare la presenza delle istituzioni davanti alle bare di Cutro e a ricordare, dopo le infelici frasi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che "migrare è un diritto"; sempre lui a firmare il decreto Milleproroghe richiamando però all’ordine sulla necessit…
Le linee guida di politica estera, i rapporti con i partner europei e con Bruxelles, i migranti, gli impegni del Pnrr. In questi primi mesi di governo Meloni sono tanti i temi sui quali Sergio Mattarella ha svolto un lavoro costante di presidio, anche fisico, come ieri con la trasferta a Casal di Principe per tenere alta l’attenzione sulla lotta alla criminalità organizzata, tema doppiamente caro a un presidente che ha un fratello ucciso dalla mafia.
Talvolta questo presidio si è trasformato in supplenza del governo: quando i rapporti con la Francia di Macron sono precipitati a livello di guardia, è stato il Colle a ricucire; è stato il capo dello Stato a portare la presenza delle istituzioni davanti alle bare di Cutro e a ricordare, dopo le infelici frasi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che "migrare è un diritto"; sempre lui a firmare il decreto Milleproroghe richiamando però all’ordine sulla necessità di "norme omogenee" sulle concessioni balneari, la grana che rischia di mandare a sbattere il Pnrr.
Guai però a pensare che quella di Mattarella sia una agenda parallela a Palazzo Chigi, un controcanto al governo. Chi pensa Mattarella tentato da questa funzione non lo conosce poco, lo conosce zero.
Vero è invece che alcune iniziative del Quirinale sono sembrate politiche per contrasto, appunto per le lacune o le gaffe del governo. Per intendersi: a Cutro il presidente sarebbe andato sempre e comunque, sotto qualsiasi governo, come fece per esempio quando nel 2016 attese all’aeroporto di Ciampino le bare delle vittime italiane dell’attentato terroristico in Bangladesh. Casomai è l’assenza colpevole di altre figure che ha caricato il suo omaggio alle vittime di un significato di opposizione che non aveva e non voleva avere. Il presidente, insomma, fa il suo dovere, non può essere sua preoccupazione se talvolta ciò è sufficiente a sottolineare le carenze di chi non lo fa.
Altro caso che spiega bene il meccanismo è il festival di Sanremo: la presenza di Mattarella al teatro Ariston è stata rivestita di interpretazioni fantasiose, e pure qui ha giocato un ruolo la cattiva coscienza della destra al governo: è bastato che sul palco Roberto Benigni pronunciasse la parola "antifascismo" perché qualcuno nella maggioranza scambiasse una appassionata difesa della Costituzione per un’operazione contro l’esecutivo. Non è colpa di Mattarella, del resto, se ci sono ancora esponenti di Fratelli d’Italia che mettono mano alla pistola se sentono parlare di Costituzione nata dalla Resistenza.
Il governo è stato capace persino di dimenticare l’anniversario del sequestro di Moro. Il 16 marzo scorso le autorità presenti a via Fani hanno dovuto aspettare che, all’ultimo, il cerimoniale rimediasse inviando in ritardo la corona commemorativa.
Il presidente ha dimostrato ampiamente nel corso del primo settennato un’attenzione a non travalicare mai le prerogative del suo ruolo e non ha intenzione di cambiare metodo. Mattarella non rinuncerebbe mai al suo ruolo di arbitro riconosciuto tale da tutti. Va detto anche che dal Quirinale non arriva alcun allarme di sistema sul governo Meloni. Furono in questo senso più delicati e difficili i mesi del primo governo Conte, quando il leader M5S non ancora convertito alla sinistra radicale e pacifista e il capo della Lega con i suoi proclami filorussi stavano spostando i punti cardinali della politica estera italiana.
Infine, Mattarella non può essere sensibile ai richiami di chi coltiva il sogno sgrammaticato di un Colle guida virtuale o addirittura occulta dell’opposizione. Anche questa è un’aspettativa sorta in un pezzo di opinione pubblica per contrasto, e cioè in tal caso per le difficoltà dell’opposizione vera e propria, sempre spaccata, sempre impegnata a marcarsi a vicenda nell’inutile competizione per egemonizzare le macerie del campo antimeloniano.