Melillo: “Fondi Ue e rischio infiltrazioni, l’Europa esige controlli e certezze”
di Liana Milella , di Liana MilellaAppalti del Pnrr a rischio mafia? “Sarebbe gravissimo se una simile voce si diffondesse in Europa”. Mattarella a Casal di Principe? “Un fatto straordinario”. Messina Denaro protetto nel suo paese? “Così la mafia si sostituisce allo Stato”. Nordio garantista contro le intercettazioni? “Il problema è il gap tecnologico italiano che mette le nostre polizie ai margini della cooperazione internazionale”. Così, su Repubblica, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.
Mattarella, a Casal di Principe come a Cutro, emoziona gli italiani giusti. Dà forza a chi non vuole subire il ricatto delle mafie. Lei è stato procuratore a Napoli e in quella terra ha lavorato a lungo. Quanto è forte tuttora la criminalità?
“Intanto, mi lasci dire che oggi a Casal di Principe è accaduto un fatto straordinario, perché l’incontro del presidente d…
Appalti del Pnrr a rischio mafia? “Sarebbe gravissimo se una simile voce si diffondesse in Europa”. Mattarella a Casal di Principe? “Un fatto straordinario”. Messina Denaro protetto nel suo paese? “Così la mafia si sostituisce allo Stato”. Nordio garantista contro le intercettazioni? “Il problema è il gap tecnologico italiano che mette le nostre polizie ai margini della cooperazione internazionale”. Così, su Repubblica, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.
Mattarella, a Casal di Principe come a Cutro, emoziona gli italiani giusti. Dà forza a chi non vuole subire il ricatto delle mafie. Lei è stato procuratore a Napoli e in quella terra ha lavorato a lungo. Quanto è forte tuttora la criminalità?
“Intanto, mi lasci dire che oggi a Casal di Principe è accaduto un fatto straordinario, perché l’incontro del presidente della Repubblica con i ragazzi di una città a lungo considerata sinonimo di sopraffazione e violenza mafiosa ha segnato una tappa fondamentale di un percorso di riscatto civile e sociale iniziato da anni. Ma la sorte è di fatto affidata proprio a quei ragazzi, ai loro studi, al loro lavoro e alla forza delle loro speranze. Dunque, le parole del presidente hanno un particolarissimo valore, perché sono un messaggio di solidarietà e incoraggiamento che conforta e rassicura nel loro cammino quei giovani”.
Lei si è commosso?
“Le assicuro che assistere a quell’incontro è stato confortante ed emozionante anche per un magistrato che è tale da ormai quasi quarant’anni. Ma la risposta alla domanda è assai semplice. Le mafie, anche quando si trasformano e si proiettano sui mercati globali, non lasciano mai la carica di violenza e di intimidazione che ne segna profondamente la stessa natura. Quelle organizzazioni, del resto, altro non fanno, nel loro ciclo esistenziale, che trasformare la violenza in ricchezza illecita e questa in fattore legittimante del loro potere”.
“La mafia è violenza ma, anzitutto, è viltà”. E “i mafiosi si presentano forti con i deboli” dice il presidente. E allora perché Messina Denaro era protetto e rispettato da comuni cittadini nel suo paese?
“Le parole di Mattarella sono assolutamente condivisibili e dovrebbero essere attentamente meditate da quanti si dedicano ad offrire dei mafiosi immagini positive e persino attraenti, dimenticando che codici e rituali mafiosi servono unicamente ad occultare la dimensione reale di legami e relazioni sociali che mirano semplicemente a sostituire quelli che la legge dello Stato affida alla coscienza di ogni cittadino e al presidio delle regole democratiche. Tanto vale per tutti, a Casal di Principe come in Sicilia”.
“Non in una Repubblica democratica ci pare di vivere, ma in un regime dove comandano le armi”, diceva Don Diana. È ancora così in alcune zone d’Italia?
“Come ha ricordato il capo dello Stato, il sacrificio di Don Peppe Diana non è stato vano. Molte cose sono cambiate. I tracotanti uomini della camorra che spadroneggiavano in quelle terre sono in carcere, non pochi di loro hanno deciso di collaborare con la giustizia, le loro ricchezze confiscate e destinate a scopi sociali. Certo, molto resta da fare, per impedire che quel passato ritorni e ciò in larga misura dipende dalla capacità dello Stato di recidere le aree ancora estese di contiguità mafiosa nel tessuto economico e sociale. Cose non dissimili possono dirsi anche per le altre organizzazioni mafiose”.
Ma la lotta alla mafia è ancora una priorità nel nostro Paese?
“In generale, occorre essere consapevoli che il contrasto alle mafie è diventato persino più difficile, poiché alla perdurante forza delle radici originarie si aggiungono le sfide poste dall’espansione del crimine organizzato nei mercati d’impresa e finanziari, non soltanto del Meridione, dall’ingresso sulla scena globale dei traffici illeciti e del riciclaggio di nuovi poteri criminali, dalla capacità delle mafie di governare la modernità e le tecnologie. Assai meglio, verrebbe da dire, di quanto rischi di dimostrare di saper fare lo Stato”.
Il presidente elogia magistrati e forze dell’ordine. Eppure la politica vuole cambiare anche le leggi che funzionano. Guardi le intercettazioni per esempio che il Guardasigilli Nordio vorrebbe di nuovo cambiare dopo il grande dibattito del 2017. Si può davvero attenuare e limitare questo strumento fondamentale e limitarlo solo a mafia e terrorismo?
“Ho già avuto modo di dire, anche nel corso della mia recente audizione dinanzi alla Commissione Giustizia del Senato, che il dibattito pubblico sulle intercettazioni e, in generale, sugli strumenti di indagine che possono efficacemente essere impiegati nel contrasto della criminalità mafiosa e del terrorismo appare largamente lontano dal cogliere le questioni essenziali. La discussione sembra concentrarsi sugli aspetti che più si offrono alla contrapposizione polemica e a strumentali, e anche grossolane semplificazioni, e si dimentica che l’era digitale ci pone da tempo la sfida di costruire apparati normativi in grado, da un lato, di innalzare le garanzie individuali e, dall’altro lato, di proiettare le indagini, come stanno da anni facendo altri Paesi europei, nella dimensione tecnologica che ormai governa e sostiene le minacce più gravi della criminalità”.
E noi siamo in ritardo?
“Sì, abbiamo accumulato negli anni un enorme ritardo, che pone anche le nostre straordinarie forze di polizia ai margini dei processi di cooperazione internazionale che ruotano intorno a comunicazioni criptate, deep web ed uso criminale dell’intelligenza artificiale. Quando questi temi faranno ingresso nel dibattito politico non sarà mai troppo tardi, ma occorre fare presto, abbandonando polemiche e divisioni ed interrogandosi invece su cosa fare per non rendere quel ritardo irrecuperabile, disperdendo così il valore di una lunga stagione di impegno e di sacrificio della magistratura e delle forze di polizia che il presidente Mattarella ha voluto anche oggi ricordare, ma anche quell’immagine di autorevolezza delle nostre Istituzioni che è legata alla loro reale capacità di rispondere alle sfide del nostro tempo”.
Il Guardasigilli Nordio insiste sempre sul garantismo. Ma se le leggi diventano troppo garantiste, per esempio sulla custodia cautelare, non c’è il rischio di indebolire gli strumenti necessari per contrastare il crimine?
“Francamente, mi sento lontano da ogni contrapposizione delle ragioni delle garanzie con quelle di efficace lotta ai fenomeni criminali. In uno Stato democratico non vi è alternativa fra contrasto delle più gravi forme di criminalità e scrupolosa osservanza delle regole e del valore delle garanzie. Volendo, il senso profondo del modello italiano di lotta al terrorismo e alle mafie sta nell’essere stato, sin dall’esperienza fondativa del maxi-processo a Cosa Nostra, tutto inscritto nel perimetro di legalità definito dai principi costituzionali”.
Ma chi si definisce garantista non la pensa così.
“Il rischio piuttosto è che si determini una sempre più evidente, ma paradossale sofferenza sull’uno e sull’altro versante, così da restituire un’immagine del sistema giudiziario segnata tanto da ingiustificato sacrificio dei diritti delle persone quanto da complessiva inefficacia dell’azione di contrasto affidata alla magistratura e alle forze di polizia. Perché questo pericolo diventi evidente è sufficiente sottovalutare il bisogno di modernità ed efficienza di apparati dello Stato così delicati e rinunciare alla ricerca di più avanzati punti di equilibrio”.
Gli appalti, un caso esemplare. Parte la seconda tranche del Pnrr e i rischi di infiltrazione sono scontati. Una grande tavola imbandita per le mafie. Non si stanno liberalizzando troppo le regole?
“Il rischio che l’imponenza e l’urgenza dei processi di attuazione del Pnrr possa indurre a considerare i controlli antimafia come impacci inutili e persino dannosi probabilmente esiste. Naturalmente anche le funzioni di prevenzione antimafia devono misurarsi con quelle necessità, se non altro perché, di regola, lentezza e farraginosità delle procedure sono piuttosto garanzia di penetrazione corruttiva, ma occorre fare grande attenzione e non sottovalutare il rischio, che il presidente Draghi volle indicare nel settembre scorso, in occasione della sua visita al mio ufficio, che si possa diffondere in Europa anche solo la percezione che risorse finanziarie così importanti possano anche in parte finire nelle mani delle mafie”.