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La preoccupazione della Cei per l'astensionismo alle elezioni: "Segno di un malessere, serve una formazione politica"

Il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Matteo Zuppi  (ansa)
I vescovi tornano sulla scarsa partecipazione democratica, sulla necessità di rivitalizzare l'impegno dei cattolici per il bene comune. Dai migranti al lavoro, dall'ambiente al pacifismo, l'esempio di Francesco e la spinta di Zuppi
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Tanto erano preoccupati dalla scarsa affluenza alle urne, lo scorso 25 settembre in occasione delle ultime elezioni, che avevano convinto papa Francesco ad accorciare la visita a Matera, programmata ben prima del voto, per permettere agli 80 vescovi e gli 800 delegati delle varie diocesi italiane "di fare ritorno nelle proprie città in tempo utile per potersi recare alle urne", spiegò il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana.

A mesi di distanza, quello della scarsa partecipazione democratica continua ad essere un rovello per l'episcopato italiano. I vescovi del consiglio permamente, riuniti in questi giorni a Roma, "hanno rilevato - si legge nel loro comunicato finale - la crescente disaffezione alla "cosa pubblica", manifestatasi in mondo considerevole durante l'ultima tornata elettorale. Secondo i presuli, la scarsa partecipazione alla vita democratica del Paese è un sintomo di malesse…

Tanto erano preoccupati dalla scarsa affluenza alle urne, lo scorso 25 settembre in occasione delle ultime elezioni, che avevano convinto papa Francesco ad accorciare la visita a Matera, programmata ben prima del voto, per permettere agli 80 vescovi e gli 800 delegati delle varie diocesi italiane "di fare ritorno nelle proprie città in tempo utile per potersi recare alle urne", spiegò il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana.

A mesi di distanza, quello della scarsa partecipazione democratica continua ad essere un rovello per l'episcopato italiano. I vescovi del consiglio permamente, riuniti in questi giorni a Roma, "hanno rilevato - si legge nel loro comunicato finale - la crescente disaffezione alla "cosa pubblica", manifestatasi in mondo considerevole durante l'ultima tornata elettorale. Secondo i presuli, la scarsa partecipazione alla vita democratica del Paese è un sintomo di malessere che deve essere affrontato in modo organico, ripensando - prosegue la nota - una formazione politica che aiuti a tessere le fila del pensiero culturale e favorendo un dialogo con la gente e le Istituzioni".

Addio Dc, ma focus sul "prepolitico"

Riaffiora, in questa sottolineatura, un'idea che va maturando da tempo ai vertici della Conferenza episcopale italiana, quello della "formazione" politica cattolica. I maggiorenti dell'episcopato italiano, come i loro interlocutori oltretevere, sono convinti ormai da tempo che sia definitivamente tramontata l'idea, riesumata periodicamente ora da qualche singola personalità ora da piccoli gruppi, di un "partito cattolico", come la Dc, o "partito dei cattolici". L'attenzione si va focalizzando, piuttosto, sul campo "prepolitico". Quale forma esso può prendere è ancora tutto da chiarire, ma in seno alla Cei si almanacca sulla prospettiva di trovare iniziative di formazione in grado di dare nuovo slancio alla sensibilità cattolica in tanti campi possibili di impegno, al fine di promuovere il "bene comune" e incidere su un panorama politico che appare attraversato da spinte ideologiche e ripiegamenti identitari.

Ad indicare i temi di fondo in questi anni è stato lo stesso papa Francesco, che pur mantenendo una certa distanza dalla "politique politicienne" italiana, ha però indicato chiaramente i temi al cuore della dottrina sociale della Chiesa, con parole e gesti molto eloquenti: dall'accoglienza e l'integrazione degli immigrati (Bergoglio ha ricevuto in questi giorni 5mila rifugiati arrivati in Europa con i corridoi umanitari e, lo ha rivelato Avvenire, la squadra di Mediterranea Saving Humans), alle politiche del lavoro (è di dicembre l'udienza di Francesco alla Cgil), dalla battaglia ambientalista sulla scia della Laudato si' al pacifismo divenuto tanto più urgente, nella galassia cattolica, con la guerra russa in Ucraina.

L'astensionismo alle urne, la legge elettorale

Zuppi, da parte sua, arcivescovo di Bologna, gira l'Italia in lungo e in largo, visitando e stimolando le mille realtà del cattolicesimo presenti nel paese. Sempre a Matera, a settembre, aveva snocciolato le priorità per la classe politica che si presentava alle urne: "Le povertà in aumento costante e preoccupante, l'inverno demografico, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, i migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell'espressione democratica dello Stato e della legge elettorale". Temi che il presidente della Cei ha riproposto pari pari aprendo il consiglio permanente di questi giorni, segno che da allora pochi passi avanti, per i vescovi italiani, sono stati fatti. 

Due, in particolare, le sottolineature di questi giorni: "La costante diminuzione delle nascite dice di una sfiducia nel futuro che fa rinviare la genitorialità e che determina squilibri generazionali con inevitabili ripercussioni nel tessuto sociale del Paese: nella scuola, nel lavoro, nel sistema del welfare, nelle pensioni", dicono i vescovi. e ancora: "Dalla povertà educativa nascono l'abbandono scolastico, la realtà dei Neet, la noia e la rabbia giovanile che alimentano il fenomeno delle baby gang e sfociano in ripetuti episodi di violenza".

Prima delle elezioni di settembre, la Cei aveva fatto appello "alle donne e agli uomini del nostro Paese" - "elettori, giovani, disillusi, eletti" - ad andare a votare, in questa "fase particolarmente delicata e complicata della storia", senza "cedere al pessimismo e alla rabbia". Dopo il voto Zuppi aveva commentato con una vena di preoccupazione la scarsa affluenza: "Purtroppo, dobbiamo registrare con preoccupazione il crescente astensionismo, che ha caratterizzato questa tornata elettorale, raggiungendo livelli mai visti in passato. È il sintomo di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato". È necessario, diceva all'epoca, "ricostruire un tessuto di relazioni umane, di cui anche la politica non può fare a meno".