Fratelli d’Italia vuole cancellare il reato di tortura. Ilaria Cucchi si appella al capo dello Stato
di Liana MilellaDa Fratelli d'Italia ne arriva una al giorno contro le norme giuste del codice penale. Stavolta è partito l'attacco al reato di tortura, il 613bis del codice penale, approvato nel 2017 dopo un estenuante dibattito in Parlamento, per uniformare il codice italiano a quelli di tutti gli altri paesi civili. E adesso, con un tratto di penna, FdI vuole cancellarlo. Assieme al 613ter, l'istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura. Giusto quando, nelle carceri italiane, si moltiplicano i casi di violenze contro i detenuti. L'ultimo a Biella con 23 agenti di custodia sospesi dal servizio per aver malmenato tre detenuti. Ovviamente tutta la sinistra insorge, a partire da Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, e oggi senatrice di Avs, che fa appello a Mattarella perché fermi questo progetto scellerato. Dice Cucchi, "chi ha paura del reato di tortura legittima la tortura". Raffica di proteste dal Pd, da Anna Rossomando a Simona Malpezzi ad Alfred…
Da Fratelli d'Italia ne arriva una al giorno contro le norme giuste del codice penale. Stavolta è partito l'attacco al reato di tortura, il 613bis del codice penale, approvato nel 2017 dopo un estenuante dibattito in Parlamento, per uniformare il codice italiano a quelli di tutti gli altri paesi civili. E adesso, con un tratto di penna, FdI vuole cancellarlo. Assieme al 613ter, l'istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura. Giusto quando, nelle carceri italiane, si moltiplicano i casi di violenze contro i detenuti. L'ultimo a Biella con 23 agenti di custodia sospesi dal servizio per aver malmenato tre detenuti. Ovviamente tutta la sinistra insorge, a partire da Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, e oggi senatrice di Avs, che fa appello a Mattarella perché fermi questo progetto scellerato. Dice Cucchi, "chi ha paura del reato di tortura legittima la tortura". Raffica di proteste dal Pd, da Anna Rossomando a Simona Malpezzi ad Alfredo Bazoli a Federico Gianassi, da Avs con Devis Dori, Angelo Bonelli e Marco Grimaldi. Si adirano Enrico Costa di Azione e Ivan Scalfarotto di Italia viva. È un coro.
E il dem Bazoli ricorda cosa disse Giorgia Meloni alla Camera quando il reato di tortura fu approvato: "Non ci siamo dimenticati di quando l'attuale presidente del Consiglio dichiarò che con quel reato si 'impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro'" ricorda oggi Bazoli.
Tant'è. È il 23 novembre quando un folto gruppo di deputati meloniani deposita la proposta di legge per abrogare i due reati sulla tortura. Eccoli, sono questi: prima firmataria Imma Vietti, e poi nell'ordine i deputati Amich, Cangiano, Cerreto, Chiesa, Ciaburro, Isaia, La Porta, Longi, Maiorino, Michelotti, Tremaglia. Dunque il gruppo avverte quest'esigenza subito. E adesso la proposta è arrivata in commissione Giustizia sollevando un putiferio, anche perché compare nell'ordine del giorno dopo lo scontro durissimo sulle detenute madri, che ha portato il Pd a ritirare la legge che era in quota alle opposizioni, e dopo la richiesta perentoria di Carolina Varchi, di FdI, di intervenire sulla maternità surrogata prevedendo un reato "universale".
Cosa chiedono i meloniani e come lo motivano? Basta leggere il testo che accompagna la proposta per capire che FdI vuole proteggere le polizie qualunque cosa facciano. Perché il rischio è che i due reati colpiscano "tutte le condotte dei soggetti preposti all'applicazione della legge, in particolare del personale delle forze di polizia che per l'esercizio delle proprie funzioni è autorizzato a ricorrere legittimamente anche a mezzi di coazione fisica". Perché il reato potrebbe punire "un rigoroso uso della forza da parte della polizia durante un arresto o in operazioni di ordine pubblico particolarmente delicate o la collocazione di un detenuto in una cella sovraffollata". Ed ecco l'esplicito riferimento proprio agli agenti penitenziari che "rischierebbero quotidianamente denunce per tale reato a causa delle condizioni di invivibilità delle carceri e della mancanza di spazi detentivi, con conseguenze penali molto gravi e totalmente sproporzionate". I deputati di FdI si spingono a dire che l'esistenza dei due reati potrebbe "disincentivare e demotivare l'azione delle forze dell'ordine, privando i soggetti preposti all'applicazione della legge dello slancio necessario per portare avanti al meglio il loro lavoro, con conseguente arretramento dell'attività di prevenzione e repressione dei reati e uno scoraggiamento generalizzato dell'iniziativa delle forze dell'ordine".
Inevitabile, giustamente, la durissima reazione del Pd, di Avs, di Azione. Dice il senatore Bazoli che "l'idea di abrogare i due reati rivela un'idea preoccupante e pericolosa dell'uso del potere e della forza da parte della destra". La presidente dei senatori Pd Simona Malpezzi twitta su una "proposta agghiacciante". La vice presidente del Senato Anna Rossomando nota la contraddizione rispetto a una destra che "dall'inizio della legislatura ha introdotto provvedimenti come il decreto rave e l'inaccettbile misura sulle Ong, che si è contraddistinta per aver riportato in carcere centinaia di semiliberi ed è riuscita a schierarsi addirittura contro lo stop ai bambini in carcere". E Enrico Costa di Azione definisce "schizofrenica questa maggioranza che nei giorni pari propone di introdurre nuovi reati e in quelli dispari di cancellarli, mentre manca un approccio sistematico, e si susseguono soltanto dichiarazioni manifesto o scelte per fare un titolo sui giornali".
E merita di essere citata la senatrice di M5S Anna Bilotti che ricorda come l'Italia rispetti le leggi del resto del mondo: "Ai sovranisti dell'impunità ricordiamo che il reato di tortura in Italia è stato introdotto osservando la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Convenzione Onu del 1984 ratificata dall'Italia nel 1988, la quale prevede l'obbligo per gli Stati di legiferare affinché qualsiasi atto di tortura sia contemplato come reato".