Lite tra Scholz e Macron sul nucleare. Roma fuori gioco sul dossier auto
di Diego Longhin , di Diego LonghinPer l'Italia rischia di essere uno smacco. L'Europa non vuole ascoltare le richieste di Roma che potrebbe finire nell'angolo, senza aver ottenuto nulla e dopo aver fatto da spalla alla Germania con lo scopo di riaprire la discussione a livello di Ue sull'uscita di scena delle auto nuove a benzina e diesel nel 2035.
La premier Giorgia Meloni, che bollava il rinvio della ratifica del regolamento un "successo italiano", ieri ha tentato la carta Von der Layer per evitare una figuraccia: convincere la numero uno della Commissione europea che la trattativa in corso sui carburanti alternativi per mantenere i motori termici dopo il 2035 non può premiare solo la Germania. Insomma, oltre agli e-fuel, cari ai tedeschi, Bruxelles deve includere anche i biocarburanti come alternativa al solo elettrico per le vetture. Pressing che ha avuto effetti? Si vedrà nelle prossime ore.
Di sicuro la Germania, nonostante le cautele del ministro ai Trasporti, il libera…
Per l'Italia rischia di essere uno smacco. L'Europa non vuole ascoltare le richieste di Roma che potrebbe finire nell'angolo, senza aver ottenuto nulla e dopo aver fatto da spalla alla Germania con lo scopo di riaprire la discussione a livello di Ue sull'uscita di scena delle auto nuove a benzina e diesel nel 2035.
La premier Giorgia Meloni, che bollava il rinvio della ratifica del regolamento un "successo italiano", ieri ha tentato la carta Von der Layer per evitare una figuraccia: convincere la numero uno della Commissione europea che la trattativa in corso sui carburanti alternativi per mantenere i motori termici dopo il 2035 non può premiare solo la Germania. Insomma, oltre agli e-fuel, cari ai tedeschi, Bruxelles deve includere anche i biocarburanti come alternativa al solo elettrico per le vetture. Pressing che ha avuto effetti? Si vedrà nelle prossime ore.
Di sicuro la Germania, nonostante le cautele del ministro ai Trasporti, il liberale Volker Wissing, ha centrato l'obiettivo. Il premier Olaf Scholz tornerà in patria dicendo di aver ottenuto un impegno chiaro sugli e-fuel. Per l'accordo è questione di giorni, entro martedì, e di dettagli, anche se in questi casi le virgole, oltre a far la differenza, fanno saltare all'ultimo anche le intese. L'ultima bozza di martedì indicava un limite al numero di auto alimentate a e-fuel dal 2035, escludendo i veicoli commerciali. Per la Germania forse un po' poco, ma il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ancora ieri diceva di "lavorare all'interno del quadro dell'accordo per rendere più esplicita il riferimento agli e-fuel". Anche perché la numero uno dell'Europarlamento, Roberta Metsola, dice "no a qualsiasi riapertura del provvedimento dopo due votazioni". Nelle discussioni in corso tra Bruxelles-Berlino non si fa cenno ai biocarburanti. "Il dialogo è solo sugli e-fuel", precisa Timmermans. Per questo il governo italiano definisce "svantaggiosa" l'ipotesi di accordo ed è pronto a votare "no" alla ratifica del regolamento. Non è solo una questione di bandiera politica, ma di vantaggio economico e tecnologico: la Germania è più avanti sugli e-fuel, ma in Italia Eni ha già lanciato il suo primo prodotto bio-fuel nelle pompe di benzina da qualche settimana. Così facendo Bruxelles mette fuori gioco Roma.
Il premier tedesco Scholz, invece, pensa di arrivare ad "un regolamento ad hoc" messo a punto da Bruxelles "per garantire che dopo il 2035 i veicoli a e-fuel possano continuare ad essere immatricolati". Forse si spinge oltre. Il governo francese non vuole che si conceda troppo ai tedeschi rispetto all'uscita di scena del motore a scoppio, che in qualche modo continuerà a sopravvivere dopo il 2035 accanto a quello elettrico. E la catena di fornitura dell'auto, soprattutto quella che realizza le parti meccaniche, sarebbe soddisfatta del salvataggio del motore tradizionale.
Al premier Emmanuel Macron non è piaciuto l'atteggiamento della Germania ed è deciso a tenere il punto rispetto ad un altro provvedimento. Il capo dell'Eliseo non vuole che venga discriminato il nucleare, una delle risorse più importanti a livello energetico per il suo Paese. Non solo. si tratta di impianti che hanno permesso di alimentare molti altri Paesi europei grazie all'esportazione di elettricità. E di questo Macron vuole che se ne tenga conto a Bruxelles. La Francia vuole che l'atomo "non sia discriminato" e venga inserito nella lista delle tecnologie chiave del pacchetto Net-Zero. Questione su cui il governo tedesco non è d'accordo. Uno scontro su questioni su cui i due premier potrebbero trovare un'intesa e una nuova concordia franco-tedesca.