A Bruxelles Meloni accerchiata sulla ratifica del Mes. Ma lei frena ancora: "Meglio altri strumenti"
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoNonostante le preoccupazioni del Presidente dell'Eurogruppo e nonostante le tensioni sui mercati, l'Italia non sembra ancora pronta a ratificare il Mes. Unica in Europa a non averlo ancora fatto, attesa dagli altri Stati membri per dare il via libera alla riforma, Roma continua a rimandare. Lasciando il Consiglio europeo di Bruxelles, la presidente del Consiglio tentenna, rimanda, sposta il terreno della discussione senza rispondere alla domanda che le muovono i partner continentali: ratificherete il meccanismo? "La materia del Mes - risponde Meloni - non va discussa a monte, ma a valle e nel contesto in cui opera. Il riferimento alla governance economica non è fatto a caso, e anche ad altri strumenti, che sono più efficaci in questo momento".
Il Mes, barccio di ferro con l'Ue
Se non è una bocciatura, quella di Meloni è parente stretta di una frenata secca: "Stamattina - aggiunge - abbiamo discusso di unione bancaria. E in tema …
Nonostante le preoccupazioni del Presidente dell'Eurogruppo e nonostante le tensioni sui mercati, l'Italia non sembra ancora pronta a ratificare il Mes. Unica in Europa a non averlo ancora fatto, attesa dagli altri Stati membri per dare il via libera alla riforma, Roma continua a rimandare. Lasciando il Consiglio europeo di Bruxelles, la presidente del Consiglio tentenna, rimanda, sposta il terreno della discussione senza rispondere alla domanda che le muovono i partner continentali: ratificherete il meccanismo? "La materia del Mes - risponde Meloni - non va discussa a monte, ma a valle e nel contesto in cui opera. Il riferimento alla governance economica non è fatto a caso, e anche ad altri strumenti, che sono più efficaci in questo momento".
Il Mes, barccio di ferro con l'Ue
Se non è una bocciatura, quella di Meloni è parente stretta di una frenata secca: "Stamattina - aggiunge - abbiamo discusso di unione bancaria. E in tema di backstop, il Mes è una sorta di Cassazione, l'Unione bancaria sono il primo e il secondo grado. È un ragionamento che bisogna fare in un quadro complessivo". Non è quello che voleva sentirsi dire il presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe. Ne parla per ben due volte a margine dell'Eurosummit: "È importante che andiamo avanti con la piena ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità, per assicurare che il Fondo di risoluzione unico abbia il supporto che è stato già concordato che debba avere". E ancora: "La ratifica del Meccanismo europeo di stabilità è importante, ma il modo in cui ciò accadrà spetta al Parlamento italiano e, naturalmente, al governo italiano. Mi limiterò a sottolineare ancora una volta ciò che ho fatto in precedenza, ovvero il valore della ratifica del trattato nel suo complesso da parte di tutti i membri, perché giocherà un ruolo prezioso nel modo in cui potremo rafforzare la nostra collaborazione per tutti". Un segnale chiaro, ancora più stringente d fronte alle tensioni sui mercati di queste ore.
Banche e migranti
Per il resto, Meloni tenta di sopire le tensioni. Di ridimensionare la portata della giornata nera delle Borse. Nonostante il fatto che Milano sia la maglia nera europea e nonostante il crollo di Deutsche Bank. "Parliamo di un sistema i cui fondamentali sono stabili e solidi - dice la premier - non mi pare ci siano particolari preoccupazioni". Ma è un approccio che vale per tutti i dossier più scottanti. La scelta è quella di non tenere conto della lentezza con cui Ursula von der Leyen affronta i nodi sollevati da Roma. E di rassicurare sul futuro. Vale sui migranti, innanzitutto: "C'è un cambio di passo, siamo soddisfatti". E lo stesso vale per i fondi del Pnrr: la prossima tranche, giura la leader nonostante i ritardi, non presenta "alcun rischio" di mancata erogazione, grazie al "lavoro serio" portato avanti con la Commissione europea.
L'incontro con Macron
È anche il giorno dopo il lunghissimo bilaterale con Emmanuel Macron. "C'è voglia di collaborare", assicura Meloni. E di farlo innanzitutto sul fronte della riforma del Patto di stabilità: "C'è un ampio allineamento con Parigi sulle regole". A Macron, la premier concede una posizione favorevole a quella francese sul nucleare: "Condivido la posizione della neutralità tecnologica, quindi sì, penso che oltre le tecnologie che possono garantire gli obiettivi che l'Ue si è data, debbano essere riconosciute anche altre "tecnologie che rispettano determinati target, a prescindere se il nucleare sia usato o no in una nazione". Infine le auto, su cui Meloni continua a difendere un posizionamento al momento minoritario: "La partita sui biocarburanti non è affatto persa".