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FdI ritira emendamento sulle toghe nei ministeri. Anm: "Stop al tentativo di approfittare di una legge che già ci discrimina"

Il presidente dell'Anm, Giuseppe Santalucia 
Il partito di Meloni fa marcia indietro. Ma la Lega ne presenta un altro per prorogare oltre i 10 anni il fuori ruolo con la scusa del Pnrr. Costa di Azione chiede a Nordio se è al corrente. Bongiorno: "Modifiche non autorizzate, fuori dalla nostra linea"
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ROMA - Fratelli d'Italia fa marcia indietro sull'emendamento, presentato anche dalla Lega, che approfittando del Pnrr vuole consentire solo a capi di gabinetto e vice capi, nominati nei primi trenta giorni di governo, di rientrare subito in servizio senza rispettare la legge Cartabia che glielo vieta. E su cui Enrico Costa di Azione ha presentato un interrogazione al Guardasigilli Carlo Nordio. Durissimo il commento del presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia che parla di "logica di favore e di favoritismo che aggiunge iniquità a irragionevolezza".

Il senatore meloniano Marco Lisei, il primo firmatario dell'emendamento che era già stato dichiarato inammissibile rispetto al decreto Pnrr in discussione a palazzo Madama, scrive di "un processo alle intenzioni, perché parlano di qualcosa che non c'è". Lisei si affretta a dire, mentre esplode la polemica sui media, che l'emendam…

ROMA - Fratelli d'Italia fa marcia indietro sull'emendamento, presentato anche dalla Lega, che approfittando del Pnrr vuole consentire solo a capi di gabinetto e vice capi, nominati nei primi trenta giorni di governo, di rientrare subito in servizio senza rispettare la legge Cartabia che glielo vieta. E su cui Enrico Costa di Azione ha presentato un interrogazione al Guardasigilli Carlo Nordio. Durissimo il commento del presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia che parla di "logica di favore e di favoritismo che aggiunge iniquità a irragionevolezza".

Il senatore meloniano Marco Lisei, il primo firmatario dell'emendamento che era già stato dichiarato inammissibile rispetto al decreto Pnrr in discussione a palazzo Madama, scrive di "un processo alle intenzioni, perché parlano di qualcosa che non c'è". Lisei si affretta a dire, mentre esplode la polemica sui media, che l'emendamento "è stato dichiarato improponibile e verrà formalmente ritirato". Quindi, per Lisei, "non sarà inserito nel testo e non c'è alcun caso politico".

Ma non basta, Lisei minimizza anche la portata e l'origine stessa dell'emendamento: "I singoli senatori spesso portano avanti istanze che non vengono direttamente dai ministeri, ma dal territorio, come in questo caso. Ma non è detto che su questi provvedimenti ci sia il parere favorevole del governo o che vadano a buon fine. Gli emendamenti che contano sono quelli che vengono approvati".

Considerazione che produce subito un'ironica bacchettata di Enrico Costa: "L'emendamento sulle porte girevoli politica-magistratura chiesto dai territori? È noto che se uno va nei mercati, tutti sollecitano di fare degli emendamenti a favore dei capi di gabinetto... Capisco che i colleghi di Fdi non possano o non vogliano citare gli uffici ministeriali, ma non arriviamo al punto di dire che dai territori arrivano le istanze dei capi di gabinetto...".

Costa accusa esplicitamente la burocrazia ministeriale di aver prodotto gli emendamenti incriminati - di FdI e della Lega - di fatto identici: "Una manina spregiudicata al punto da correre il rischio di mettere in imbarazzo il governo con cui collabora, visto che l'esecutivo non ha mai programmato di ritornare alle porte girevoli magistratura-politica". Una considerazione che di fatto esclude dall'operazione "toghe-Pnrr" il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, una toga anche lui, ma che, per la sua età - è nato nel gennaio 1958 - a fine legislatura, ovviamente se questo governo resta in sella, sarebbe già quasi in pensione, se l'età resta ferma a 70 anni e non viene prorogata a 72.

Ma è dal presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia che arriva una dura bacchettata agli autori dell'emendamento. Dice Santalucia a Repubblica: "Una brutta normativa, quella della riforma Cartabia, che punisce, al momento del rientro in ruolo, i magistrati che assumono incarichi ministeriali, usando con voluta approssimazione lo slogan dello 'stop alle porte girevoli'. Ma invece di porre mano a una revisione delle norme sostanzialmente punitive, due emendamenti si preoccupano di evitare che quelle norme colpiscano i magistrati che oggi collaborano con i ministri in carica. Indifferenza per la riforma in sé e preoccupazione soltanto per le sorti delle carriere di pochi, secondo una logica di favore e favoritismo che aggiunge iniquità a irragionevolezza".

Ma nonostante i "moniti" di Santalucia è evidente che dietro gli emendamenti presentati al Pnrr si muove il potente partito delle toghe nei ministeri. Forse addirittura all'insaputa del ministro competente. Tant'è che c'è anche un altro emendamento che avvantaggerebbe i magistrati fuori ruolo prorogando alla scadenza del Pnrr, cioè il 2026, i dieci anni consentiti e su cui il Csm è molto rigido. Questo emendamento, firmato dai senatori della Lega Claudio Borghi, Elena Murelli e Marco Dreosto, prevede che per chi dovrà occuparsi del Pnrr "i provvedimenti di fuori ruolo, gli accordi di assegnazione temporanea nonché i provvedimenti di aspettativa possono essere prorogati fino al 31 dicembre 2026".

Ma dalla Lega ecco la sorpresa e la fredda reazione della responsabile Giustizia Giulia Bongiorno che parla di emendamenti "non autorizzati" e che vanno in una direzione che non è quella espressa da sempre dalla Lega sulla giustizia.

Dal Pd i capigruppo di Camera e Senato Federico Gianassi e Alfredo Bazoli reagiscono con ironia: "Questa destra è davvero tutta chiacchiere e distintivo. Alla prova dei fatti si smentisce sempre e promuove solo ritorni al passato". Visto che "in questi mesi abbiamo ascoltato tante parole del ministro Nordio e della destra che dicevano mai più 'porte girevolì tra magistratura e politica e stop ai magistrati fuori ruolo. E a dire il vero, non ci sarebbe stato nemmeno tanto da fare perché questi obiettivi sono stati previsti dalla riforma Cartabia".