La partigiana Iole Mancini: “Meloni finge di ignorare la storia. La premier non è all’altezza”
di Concetto Vecchio , di Concetto Vecchio«Giorgia Meloni non conosce la storia? O fa finta di non conoscerla?». Iole Mancini a 103 anni è ancora ricca di ironia. È l’ultima testimone di una delle pagine più terrificanti dell’occupazione tedesca a Roma: la prigione nazista di via Tasso, nella quale fu detenuta da partigiana.
Lei svolse un ruolo nell’attentato di via Rasella?
«Mio marito, il partigiano Ernesto Borghesi, mi chiese di controllare l’ora esatta del passaggio quotidiano del battaglione Bozen nel centro di Roma. Li spiavo dalla finestra della stanza che avevamo affittato in piazza di Spagna».
Cosa ricorda?
«Cantavano».
Sapeva qual era l’azione che si stava preparando?
«Non mi fu detto. Il giorno dell’attentato Ernesto mi disse soltanto di non uscire di casa».
Perché questa reticenza?
«Meno si parlava e meglio era. I Gap, i Gruppi di azione patriottica, erano organizzati per piccole cellule, a com…
«Giorgia Meloni non conosce la storia? O fa finta di non conoscerla?». Iole Mancini a 103 anni è ancora ricca di ironia. È l’ultima testimone di una delle pagine più terrificanti dell’occupazione tedesca a Roma: la prigione nazista di via Tasso, nella quale fu detenuta da partigiana.
Lei svolse un ruolo nell’attentato di via Rasella?
«Mio marito, il partigiano Ernesto Borghesi, mi chiese di controllare l’ora esatta del passaggio quotidiano del battaglione Bozen nel centro di Roma. Li spiavo dalla finestra della stanza che avevamo affittato in piazza di Spagna».
Cosa ricorda?
«Cantavano».
Sapeva qual era l’azione che si stava preparando?
«Non mi fu detto. Il giorno dell’attentato Ernesto mi disse soltanto di non uscire di casa».
Perché questa reticenza?
«Meno si parlava e meglio era. I Gap, i Gruppi di azione patriottica, erano organizzati per piccole cellule, a compartimenti stagni».
Come spiegherebbe a un giovane via Rasella?
«Fu una risposta alla violenza dei tedeschi a Roma: retate, torture, rastrellamenti. Contro tutto questo scesero in campo spontaneamente i partigiani».
Non era prevedibile la reazione tedesca?
«Non nella misura di dieci antifascisti per ogni nazista. Nessuno poteva immaginarlo».
Meloni ha detto che furono uccisi “solo perché italiani”.
«Si conferma una premier non all’altezza del ruolo che ricopre. Fatica sempre a pronunciare la parola antifascismo».
Cosa le direbbe se la incontrasse?
«Che è anche grazie a noi che in Italia è tornata la libertà dopo il fascismo. Noi abbiamo combattuto per la li-ber-tà. È grazie alla democrazia che lei ha potuto studiare, fare politica, diventare premier».
La diamo per scontata?
«I nostalgici del fascismo li farei tornare un mesetto nel Ventennio: si ricrederebbero».
La destra italiana fatica a fare i conti col fascismo?
«Ho paura di sì. Ma è una cosa che viene da lontano. Per molti anni nessuno volle più saperne di noi partigiani. Del resto c’era stata l’amnistia di Togliatti, che in qualche modo autorizzava una forma di oblio».
Abbiamo poi avuto due partigiani al Quirinale.
«Sì, ma non è servito se poi affiorano ancora reticenze e mascheramenti».
Pensa che anche Meloni ne è afflitta?
«Lo dicono i fatti. Finge di non sapere che i fascisti collaborarono con i nazisti, ricevevano denaro e favori per le loro soffiate».
Perché la premier ha parlato di italiani e non di antifascisti?
«Perché fa comodo alla sua parte politica».
I fascisti ebbero un ruolo nel segnalare a Kappler gli oppositori da assassinare alle Fosse Ardeatine.
«Uno di loro era Pietro Koch. Mio marito subì le sue sevizie nella pensione Jaccarino di via Romagna. Torture orribili. Quando ci ricongiungemmo Ernesto non era più lui».
Cosa ricorda dell’occupazione nazista?
«La fame. E la paura. Una paura tremenda, da star male».
C’è un flash che non ha dimenticato?
«La faccia di mio padre quando le Ss requisirono il suo garage. S’insediarono lì e a pranzo si facevano portare pane bianco, carne e frutta a volontà».
Cosa significava fare la staffetta partigiana?
«Consegnavo bigliettini, armi, medicinali, cibo. Senza le donne la Resistenza non sarebbe stata possibile. Ed è grazie a questa lotta che poi le donne hanno ottenuto il diritto di voto, nel 1946».
Lei si sposò nel marzo del ‘44.
«Un matrimonio di guerra. Il prete era terrorizzato, fu tutto velocissimo, scappammo subito a casa. C’era il coprifuoco. Questo era il clima. Le ha studiate queste cose a scuola la presidente Meloni?».
Cosa ricorda di via Tasso?
«Gli interrogatori di Priebke, che voleva sapere dove si nascondeva mio marito. Ma io non l’ho tradito».
Com’era via Tasso?
«Le celle erano piene di spie fasciste. Rimasi in silenzio per tutto il tempo».
Il presidente della Repubblica Mattarella andrà a Boves per il 25 aprile.
«Meno male che c’è lui al Quirinale. È un grande presidente e ha sempre difeso la Resistenza».
Il presidente del Senato La Russa ha detto che non andrà in piazza.
«Non mi faccia dire parolacce».