Berlusconi e le nuove regine di FI, il patto familiare sancisce la svolta
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaDopo quaranta giorni di silenzio, lontano dalla tv e senza interventi sulle vicende di governo, Silvio Berlusconi fa la sua mossa: via il capogruppo alla Camera Alessandro Cattaneo, cui viene assegnata la carica di vicecoordinatore nazionale, con una promozione che mal cela una rimozione. Al suo posto torna a guidare i deputati di Forza Italia Paolo Barelli. È una mossa che ha un preciso significato: Barelli è un uomo legatissimo al ministro degli Esteri Antonio Tajani. È il trionfo della nuova linea governista. Si "salva" la capogruppo al Senato Licia Ronzulli: anche lei rischiava di essere travolta da una fase politica che vede oggi, accanto a un Cavaliere sempre più defilato, un ruolo di rilievo per Marta Fascina, la moglie di Berlusconi, e per la figlia Marina, garante dell'impero di famiglia.
Sono loro, ancora una volta due donne (perché la storia di Forza Italia e del suo leader è fortemente segnata dalle figure femminili)…
Dopo quaranta giorni di silenzio, lontano dalla tv e senza interventi sulle vicende di governo, Silvio Berlusconi fa la sua mossa: via il capogruppo alla Camera Alessandro Cattaneo, cui viene assegnata la carica di vicecoordinatore nazionale, con una promozione che mal cela una rimozione. Al suo posto torna a guidare i deputati di Forza Italia Paolo Barelli. È una mossa che ha un preciso significato: Barelli è un uomo legatissimo al ministro degli Esteri Antonio Tajani. È il trionfo della nuova linea governista. Si "salva" la capogruppo al Senato Licia Ronzulli: anche lei rischiava di essere travolta da una fase politica che vede oggi, accanto a un Cavaliere sempre più defilato, un ruolo di rilievo per Marta Fascina, la moglie di Berlusconi, e per la figlia Marina, garante dell'impero di famiglia.
Sono loro, ancora una volta due donne (perché la storia di Forza Italia e del suo leader è fortemente segnata dalle figure femminili), a indicare la rotta. Tutto sta cambiando, sul viale azzurro del tramonto. Il cerchio magico, che si identificava nella figura di Ronzulli, è stato ribaltato. Lei, Licia, era la regina davanti alla quale persino due ex reginette come Mara Carfagna e Mariastella Gelmini si erano dovute arrendere. Ora deve cedere il passo alla regina madre, dalla consorte di Silvio che, proprio nei giorni in cui cade l'anniversario delle quasi-nozze, ha mandato in soffitta l'immagine della deputata mite e silenziosa e ha sfoderato gli artigli. Si sarebbe dovuto intuire qualcosa del carattere di Fascina già l'estate scorsa, quando lady Berlusconi commentò l'addio di Renato Brunetta con un feroce post con la canzone "Un giudice", di Fabrizio De André, dedicata a un nano. Ora c'è Marta sullo sfondo dell'assalto ai capigruppo, portatori di una posizione - quella di coscienza critica del governo Meloni - ritenuta obsoleta. Superata. E non da un congresso (perché Fi non ne ha mai celebrati) ma dalla Real casa, appunto. Dalle donne che oggi contano di più, alla corte di Berlusconi. E se Ronzulli la fa franca, a fare le spese è Cattaneo, oggetto di una richiesta di dimissioni attorno alla quale silenziosamente è stata trovata l'adesione di più della metà del gruppo della Camera. A promuovere l'iniziativa sarebbero stati Alessandro Sorte e Stefano Benigni, due deputati bergamaschi amici di Fascina che, non a caso, sono stati oggetto dell'unica recente uscita da Villa San Martino di Berlusconi: è avvenuta sabato scorso, al ristorante "Ol Giopì e la Margì", in un meeting dei giovani forzisti. Davanti a un piatto di polenta, è stata congegnata l'operazione che ha portato al siluramento di Cattaneo, che invano per l'intera giornata di ieri ha cercato di parlare con Berlusconi.
La virata verso una posizione filo-meloniana è (quasi) compiuta: a testimoniarlo anche il ritrovato attivismo di Gianni Letta, in campo per trattare le nomine nelle partecipate di Stato. È stato Letta a sancire a metà febbraio l'accordo che ha mutato il corso del viaggio di Forza Italia. Giorgia Meloni ha concesso il ritiro della costituzione di parte civile da parte del governo nel processo Ruby Ter, Forza Italia ha abbandonato la linea critica nei confronti di Chigi. Peccato che i capigruppo azzurri non ne sapessero nulla.
D'altronde, non da ora il partito non viene più ritenuto un asset fondamentale del gruppo, da parte di Marina e Piersilvio Berlusconi, attenti a non alienarsi i favori dell'esecutivo. In questa chiave si capisce come gli attacchi frontali a Meloni - cominciati con il tentativo di non fare eleggere La Russa alla presidenza del Senato - siano stati vissuti con fastidio dalla famiglia Berlusconi. Il resto, nella storia recente di Fi, è costituito da scontri e piccoli dispetti: con Fascina e Ronzulli a litigare sulla giunta regionale lombarda - attorno al nome di Jonathan Lombati - e con la senatrice più lontana dal suo habitat naturale di Arcore. Ma all'improvvisa esclusa anche da eventi mondani come la festa di compleanno di Matteo Salvini. La manovra di assestamento di ieri sera, pur risparmiando Ronzulli, ne ridimensiona di molto l'influenza: Cattaneo è un suo fedelissimo. E la presidente dei senatori azzurri perde la carica di coordinatrice in Lombardia, a favore proprio del rivale Sorte. In un clima di tensione, i parlamentari "ronzulliani", ovvero di quella che è ormai una minoranza interna, non mancano di sottolineare alcuni guai di Barelli: il prescelto per la carica di capogruppo alla Camera, ex presidente della Federazione nuoto, è stato sospeso e condannato dall'organismo internazionale affliato al Cio a risarcire 300 mila euro, con l'accusa di aver ricevuto per otto anni pagamenti non dovuti. "È partita la riorganizzazione del partito", annuncia Berlusconi nel cimento di una ennesima ripartenza. "Si sta tentando l'eutanasia politica", commenta un deputato vicina a Ronzulli. All'orizzonte il rischio di una nuova scissione.