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"Uccisi perché italiani". Il revisionismo di Meloni sulle Fosse Ardeatine

Nell'anniversario dell'eccidio del 1944 in cui morirono anche 9 stranieri, né la premier né la destra definiscono "antifasciste" le vittime. I familiari: "I fascisti stilarono una lista di oppositori del regime"
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"La sinistra vuole che si dicano sempre le paroline che decidono loro", dice Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato. La parolina in questione sarebbe questa: antifascisti. Gli esponenti di FdI non riescono proprio a pronunciarla, perfino nel giorno dell'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. La nota di commemorazione che spedisce in mattinata Giorgia Meloni da Bruxelles riscrive la strage del 24 marzo del '44. Parlando della "rappresaglia all'attacco partigiano di via Rasella", la premier lo chiama così, scrive che le 335 vittime (e attenzione: è una nota, non una dichiarazione a margine, dunque un testo scritto, ragionato e pubblicato sul sito di Palazzo Chigi) furono trucidate "innocenti solo perché italiane". Il che peraltro è un'imprecisione storica, perché dei 335, 9 non erano nemmeno nati in Italia, come Paul Pesach e Schra Wald, nati a Berlino, rifugiati ebrei. Per rendersene conto sarebbe bastato consultare l'elenco ufficiale dei martiri, pubblicato s…

"La sinistra vuole che si dicano sempre le paroline che decidono loro", dice Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato. La parolina in questione sarebbe questa: antifascisti. Gli esponenti di FdI non riescono proprio a pronunciarla, perfino nel giorno dell'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. La nota di commemorazione che spedisce in mattinata Giorgia Meloni da Bruxelles riscrive la strage del 24 marzo del '44. Parlando della "rappresaglia all'attacco partigiano di via Rasella", la premier lo chiama così, scrive che le 335 vittime (e attenzione: è una nota, non una dichiarazione a margine, dunque un testo scritto, ragionato e pubblicato sul sito di Palazzo Chigi) furono trucidate "innocenti solo perché italiane". Il che peraltro è un'imprecisione storica, perché dei 335, 9 non erano nemmeno nati in Italia, come Paul Pesach e Schra Wald, nati a Berlino, rifugiati ebrei. Per rendersene conto sarebbe bastato consultare l'elenco ufficiale dei martiri, pubblicato sul sito del mausoleo. Ma il punto è un altro, come ha rimarcato non solo l'opposizione, ma anche l'Anpi e soprattutto l'associazione dei famigliari delle vittime: "Presero ebrei e antifascisti". E la matrice non era solo nazista, perché ci fu la piena collaborazione dei fascisti di Salò. "Fecero loro una lista di 50 nomi, che spedirono ai tedeschi", ricorda il nipote di Pilo Albertelli, Francesco, presidente dell'Anfim (Associazione nazionale famiglie italiane martiri). "Mio nonno - aggiunge - è stato mandato alle Fosse Ardeatine dai fascisti. E sì, nove vittime non erano nemmeno italiane, tra cui le ultime due identificate, e i familiari erano presenti alla cerimonia di oggi".


La toppa che Meloni prova a mettere nel primo pomeriggio dal Belgio non smorza le polemiche. Perché non cambia il senso del messaggio istituzionale. "Li ho definiti italiani, mi sembra storicamente omnicomprensivo - replica sbrigativamente a margine del Consiglio europeo - Gli antifascisti non erano italiani?". Meloni non è certo da sola, in questa narrazione. Sarà una coincidenza, ma tutti gli esponenti di FdI che intervengono (e anche di altri partiti del centrodestra) sono ugualmente omnicomprensivi e altrettanto omissivi. Non menzionano l'antifascismo i ministri della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, così come il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che in mattinata ha partecipato alla commemorazione insieme al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha deposto una corona di alloro sulla lapide e ha visitato il sacrario. Il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, parla di vittime del "secondo conflitto bellico". Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, cita nell'ordine "l'orrore dell'occupazione nazista", "l'antisemitismo" e "il razzismo". Ma l'antifascismo no. Anche lui sarà stato omnicomprensivo. O forse no, perché poi in serata se la prende con la "stucchevole guerra delle parole" e col "solito siparietto sul fascismo" (ecco alla fine l'ha citato, il fascismo, ma per parlare delle polemiche della sinistra). L'unico ministro che parla di strage nazifascista sul rullo delle agenzie stampa è il titolare dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, in quota Lega (a differenza del presidente della Camera, un altro leghista, Lorenzo Fontana, presente alla cerimonia).



L'opposizione dunque accusa la premier di revisionismo, sulla base di una verità storica ricordata ieri dal presidente dell'Anpi, Gianfranco Pagliarulo: i 335 "certo, erano italiani, ma furono scelti in base a una selezione che colpiva gli antifascisti, i resistenti, gli oppositori politici, gli ebrei". Ed è doveroso aggiungere, continua l'associazione dei partigiani, che la lista di una parte di coloro che vennero trucidati dalle truppe di occupazione naziste è stata compilata con la complicità del questore Pietro Caruso, del ministro dell'interno della repubblica di Salò Guido Buffarini Guidi e del criminale di guerra Pietro Koch. "Tutti fascisti". "I morti delle Fosse Ardeatine sono stati massacrati perché antifascisti", incalza il Pd, con la vicepresidente, fedelissima di Schlein, Chiara Gribaudo: "Ma Meloni, come Fonzie, non riesce a dire questa parola". Sulla stessa linea prendono posizione, fra i dem, Pina Picierno, Nicola Zingaretti, Simona Malpezzi, Chiara Braga. Per il M5S interviene direttamente Giuseppe Conte, che ricorda "l'abominio della violenza nazifascista", dopo che l'ex presidente della Camera, Roberto Fico, aveva invitato la destra a "non essere omissiva, perché la storia non può essere riscritta". E a proposito di storia, e di quello che dovrebbe insegnare, la presidente della Comunità ebraica romana, Ruth Dureghello, ha voluto sottolineare che "nonostante il tempo trascorra le discriminazioni e l'odio persistono. Il nostro impegno è contrastarli mantenendo viva la memoria".

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