✕

Bonaccini: "L'unità si conquista in due". Ma nel Pd nessuno vuole lo scontro

Il governatore in videocall con i suoi cerca di evitare strappi con la segretaria. I neoulivisti si smarcano sui capigruppo
2 minuti di lettura

ROMA - "Se rompiamo adesso, nessuno ci capirebbe", dice Stefano Bonaccini. La frase, confidata ieri a un fedelissimo appena finita la riunione della sua area, racconta bene quale sia l'umore del presidente del Pd. Non vuole strappi con la segretaria Elly Schlein. Ma allo stesso tempo deve tenere insieme le correnti, piuttosto variegate, della sua mozione battuta al congresso. Un mestieraccio. E infatti il discorso di ieri ai suoi, pronunciato in video-call da Modena prima di partire oggi per il Texas, assestava un colpo al cerchio e uno alla botte. Un po' registrava i "malumori" (principalmente di Base riformista, la corrente dell'ex ministro Lorenzo Guerini) per la scelta di Schlein di non voler trattare sui due capigruppo indicati per Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, ma dall'altro lato si è impegnato a garantire "unità e collaborazione". A patto che "faccia altrettanto la segretaria". "Elly -…

ROMA - "Se rompiamo adesso, nessuno ci capirebbe", dice Stefano Bonaccini. La frase, confidata ieri a un fedelissimo appena finita la riunione della sua area, racconta bene quale sia l'umore del presidente del Pd. Non vuole strappi con la segretaria Elly Schlein. Ma allo stesso tempo deve tenere insieme le correnti, piuttosto variegate, della sua mozione battuta al congresso. Un mestieraccio. E infatti il discorso di ieri ai suoi, pronunciato in video-call da Modena prima di partire oggi per il Texas, assestava un colpo al cerchio e uno alla botte. Un po' registrava i "malumori" (principalmente di Base riformista, la corrente dell'ex ministro Lorenzo Guerini) per la scelta di Schlein di non voler trattare sui due capigruppo indicati per Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, ma dall'altro lato si è impegnato a garantire "unità e collaborazione". A patto che "faccia altrettanto la segretaria". "Elly - ha raccontato Bonaccini - mi ha detto del suo orientamento sui capigruppo la settimana scorsa e le ho consigliato prudenza. Non assegno pagelle sui nomi, ma penso che coi gruppi parlamentari vada costruito un rapporto positivo". Cioè "rispettoso della linea uscita al congresso ma al tempo stesso rispettoso dell'autonomia dei gruppi". Altrimenti la partita delle nomine diventa "problematica".

In realtà problematica lo è già. Bonaccini lo ha detto ieri mattina a Schlein, via telefono. "Ho fatto quello che mi hai chiesto, ho sondato i miei, mal di pancia ci sono", è stato l'esordio di una chiacchierata a tutto tondo, dove si è parlato anche delle Regionali. "In Molise molti amministratori cercano me, ma è meglio se ora ci parli tu".

I margini per arrivare a un'intesa, è convinto il governatore, ci sono. Non a caso ieri ha evitato che la riunione in call si trasformasse in un dibattito. Tradotto: in uno sfogatoio della minoranza. Ha parlato solo lui. Chiedendo agli altri pazienza, "fino a lunedì", quando si aspetta una proposta di Schlein. Che però, sui capigruppo, non cambierà idea. Mentre sulla segreteria si può trattare. La minoranza potrebbe incassare 3-4 posti dei 10-12 di cui si comporrà l'esecutivo. Ma come vanno spartiti, questi 3-4? La sensazione è che nell'area Bonaccini, nonostante i toni concilianti del presidente del Pd, molti si giochino la partita in solitaria. Trattando da sotto-corrente. Un segnale netto, in questo senso, è arrivato ieri dalla video-call. Non dai presenti (da Guerini a Piero Fassino) ma dagli assenti. Oltre a Marianna Madia e Lia Quartapelle, si è sfilata una pattuglia di deputati e senatori. Da Enrico Borghi a Beatrice Lorenzin. Alcuni, come Nicola Irto, hanno fatto sapere a Bonaccini che era solo un disguido: "Ero in volo". L'europarlamentare Pina Picierno, che era in ticket col governatore al congresso, non c'era perché convinta che la riunione fosse solo per deputati e senatori, anche se Picierno è molto aperturista su Schlein. Ma il grosso, una quindicina, capeggiata da Marco Meloni e Anna Ascani, di fatto ha sancito la nascita di una nuova corrente. Ulivisti 4.0, si sono ribattezzati. I lettiani senza Letta, li chiamano gli altri. Il senso dell'operazione? "Non tornare a litigiosità e scontri", non alimentare "fratture per nulla condivisibili". E anzi "facilitare il lavoro di Schlein". Che si era mossa in prima persona, chiamando i parlamentari appena tornata da Bruxelles. E la mossa è riuscita: ora la segretaria sembra vicinissima ad avere la maggioranza nei gruppi. Al Senato, dice qualcuno fra i suoi, ce l'ha già. L'arma della conta interna, agitata dai falchi pro-Bonaccini, sembra spuntata.