Bonaccini perde pezzi: la minoranza Pd si sfila dal fronte anti Schlein
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"Nemo propheta in patria". È una parabola dei Vangeli a spiegare cosa sta succedendo nel Partito democratico. Acclamata all'esterno come la salvatrice di una forza politica in declino, artefice del ritorno a casa di molti elettori che in meno d'un mese le hanno fatto guadagnare quattro punti nei sondaggi - "Ma il problema sarà tenerseli", malignano i detrattori - Elly Schlein è ora alle prese con i mal di pancia della truppa parlamentare.
Le defezioni alla riunione convocata oggi da Bonaccini
La proposta avanzata a Stefano Bonaccini di sostituire le attuali capigruppo con "due persone di mia stretta fiducia", ovvero Francesco Boccia a Palazzo Madama e Chiara Braga a Montecitorio, sta infatti provocando un mezzo terremoto. Innanzitutto nell'area dello sfidante battuto alle primarie, ormai sul punto di franare, come dimostrano le preannunciate defezioni alla video-riunione convocata alle 14 per dibattere della questione. &…
"Nemo propheta in patria". È una parabola dei Vangeli a spiegare cosa sta succedendo nel Partito democratico. Acclamata all'esterno come la salvatrice di una forza politica in declino, artefice del ritorno a casa di molti elettori che in meno d'un mese le hanno fatto guadagnare quattro punti nei sondaggi - "Ma il problema sarà tenerseli", malignano i detrattori - Elly Schlein è ora alle prese con i mal di pancia della truppa parlamentare.
Le defezioni alla riunione convocata oggi da Bonaccini
La proposta avanzata a Stefano Bonaccini di sostituire le attuali capigruppo con "due persone di mia stretta fiducia", ovvero Francesco Boccia a Palazzo Madama e Chiara Braga a Montecitorio, sta infatti provocando un mezzo terremoto. Innanzitutto nell'area dello sfidante battuto alle primarie, ormai sul punto di franare, come dimostrano le preannunciate defezioni alla video-riunione convocata alle 14 per dibattere della questione. "Niente contro Stefano, ma io sono anni che predico che è sbagliato correntizzare il partito e i gruppi, quindi non ci sarò", ha comunicato in chat Marianna Madia. Posizione sulla quale si ritroverebbero, fra gli altri, Lia Quartapelle, Anna Ascani e un'ampia fetta di lettiani capitanatati da Marco Meloni. Ancora (per poco) minoritaria fra i sostenitori del presidente emiliano: "Lunedì è in programma l'assemblea di deputati e senatori del Pd, è necessario discutere fra noi - come peraltro anche loro hanno fatto - per evitare di andare in ordine sparso", difende la scelta Matteo Orfini. In continuità con l'impostazione assunta da Bonaccini nell'ultimo colloquio con la segretaria: "Se optiamo per la gestione unitaria, tutti diventano persone di tua stretta fiducia", le aveva spiegato il governatore, "l'importante è che i nomi dei capigruppo siano condivisi". Facendo intendere che si può pure arrivare a eleggere due esponenti della mozione vincente, purché concordati con gli sconfitti.
Braga e Boccia capigruppo
"Se invece lei insiste col tandem secco Boccia-Braga, prendere o lasciare, noi daremo il nostro contributo, ma tenendoci le mani libere", svela un senatore incline a giocare la carta dell'opposizione interna. Significherebbe dire addio alla segreteria inclusiva e cristallizzare la spaccatura emersa ai gazebo.
Una partita a poker, dunque, complicata dal malumore che si respira anche fra gli esclusi del gruppone pro-Schlein, la quale - mugugnano - si sarebbe consegnata ad alcuni capibastone, trascurandone altri: in particolare a Dario Franceschini, che dopo aver fatto man bassa in direzione (Areadem è in assoluto la componente più rappresentata) adesso punta a prendersi la guida dei deputati con Braga - grazie a lui in Parlamento dal 2008, piazzata in tutte le segreterie da Renzi in avanti - e a monopolizzare la squadra del Nazareno. Lasciando a bocca asciutta i big dell'ala sinistra, da Peppe Provenzano a Nicola Zingaretti, passando per Andrea Orlando (cui almeno è stato concesso il tesoriere), che rischiano di restare tagliati fuori da qualunque organigramma. A vantaggio di chi, Boccia in primis, conduce le trattative sui nuovi assetti del partito e intanto promuove sé stesso alla testa dei senatori. Inviso ai riformisti duri e puri, capeggiati da Lorenzo Guerini, che lo considerano la quinta colonna di Giuseppe Conte e sarebbero perciò tentati di non votarlo. Proponendo, ma lo si deciderà oggi pomeriggio, una candidatura alternativa "per difendere l'autonomia dei gruppi, cui spetta decidere in piena libertà".
L'ipotesi Delrio capogruppo al Senato
Una conta vecchio stile, che al Senato potrebbe vedere contrapposto Graziano Delrio all'ex ministro per gli Affari regionali. In pochi credono che ci si arriverà, alla fine. Molto dipende da cosa vorrà fare Schlein. Ma anche dalla slavina che rischia di travolgere quel che resta del campo avverso.