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Schlein e l'ipotesi di un governo ombra: tecnici e facce nuove nella segreteria Pd

Stefano Bonaccini e Elly Schlein (agf)

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La numero uno dem pensa alla squadra con cui dirigere il partito alle Europee e poi alle Politiche. A figure esterne deleghe come ambiente e casa
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ROMA - Un governo ombra del Pd. L'idea circola al Nazareno da qualche giorno. La ripetono nelle conversazioni riservate i parlamentari più vicini a Elly Schlein. Il grosso del partito si arrovella sui capigruppo, insomma, ma la segretaria guarda già allo step successivo. La formazione della squadra con cui dovrà dirigere il principale partito d'opposizione, rotta puntata sulle Europee e poi, se non ci saranno scossoni e stravolgimenti interni, lunga marcia verso le Politiche, fra quattro anni e passa. E l'idea è questa, dunque: non una segreteria classica, pesata col bilancino correntizio, ma una sorta di shadow cabinet, all'inglese. Con l'innesto di 2-3 tecnici esterni. Facce nuove, pescate tra professori, esperti, dirigenti dell'associazionismo con cui il nuovo corso dem vuole dialogare. Curricula pesanti, così almeno sperano ai piani alti del nuovo Pd. Qualche indizio in questa direzione la segretaria l'ha seminato: al …

ROMA - Un governo ombra del Pd. L'idea circola al Nazareno da qualche giorno. La ripetono nelle conversazioni riservate i parlamentari più vicini a Elly Schlein. Il grosso del partito si arrovella sui capigruppo, insomma, ma la segretaria guarda già allo step successivo. La formazione della squadra con cui dovrà dirigere il principale partito d'opposizione, rotta puntata sulle Europee e poi, se non ci saranno scossoni e stravolgimenti interni, lunga marcia verso le Politiche, fra quattro anni e passa. E l'idea è questa, dunque: non una segreteria classica, pesata col bilancino correntizio, ma una sorta di shadow cabinet, all'inglese. Con l'innesto di 2-3 tecnici esterni. Facce nuove, pescate tra professori, esperti, dirigenti dell'associazionismo con cui il nuovo corso dem vuole dialogare. Curricula pesanti, così almeno sperano ai piani alti del nuovo Pd. Qualche indizio in questa direzione la segretaria l'ha seminato: al discorso d'insediamento ha fatto capire che vanno "colmati i buchi" del governo Meloni. E per riempire questi vuoti, il Pd potrebbe assegnare alcune deleghe pesanti a chi non ha un cursus honorum tutto interno al partito. Non deputati e senatori, anche di primo pelo. Quali deleghe? L'ambiente, per esempio, uno dei temi attorno a cui l'ex attivista di Occupy Pd ha costruito la sua campagna congressuale. Dunque dossier delicati: cambiamenti climatici, transizione ecologica, politiche energetiche. Ma anche il lavoro, le diseguaglianze (non i diritti che quasi certamente in segreteria saranno appannaggio del fidato Alessandro Zan), e la casa, un tema su cui la segretaria vorrebbe puntare forte: alloggi popolari e contributi per l'affitto alle famiglie in difficoltà e alle giovani coppie.

Si vedrà se l'operazione, per ora solo accennata, verrà davvero portata a dama e con quale formula. Ci provò Walter Veltroni, nel 2008 dopo la sconfitta contro il Pdl berlusconiano, a formare un governo ombra; venne archiviato da Dario Franceschini subito dopo le dimissioni del segretario della "vocazione maggioritaria". E riavvolgendo il rullo ancora più indietro, era il 1989, lanciò per primo l'idea di importare il sistema britannico nel Belpaese Achille Occhetto, tra la crisi del governo De Mita e la formazione del sesto governo Andreotti. Esperimenti che non andarono benissimo, va ricordato, ma Schlein, si è capito, è ambiziosa e vuole rompere le prassi consolidate. Non solo portare alla ribalta una classe dirigente rinnovata, come ha chiesto il popolo dei gazebo, ma anche sperimentare schemi diversi.

Soprattutto, la neo-leader non ha voglia di farsi stritolare dal meccanismo delle correnti. Anche per questo, giurano i collaboratori più stretti, non cambierà la proposta sui due capigruppo per Camera e Senato, cioè Chiara Braga, vicina a Franceschini, e Francesco Boccia.

L'area di Bonaccini, dopo il vertice di ieri in video-call, sembrerebbe ormai accontentarsi non più di un capogruppo di minoranza, ma almeno di cambiare uno dei due nomi messi sul piatto dalla leader la settimana scorsa, pur attingendo dalle truppe della maggioranza interna. Ieri fonti vicine al governatore emiliano non escludevano per il Senato la possibilità che al posto di Boccia potesse essere eletta capogruppo la zingarettiana (e schleiniana) Cecilia D'Elia. Ma la segretaria, appunto, non vuole addentrarsi in trattative logoranti. È convinta che con Bonaccini ci fosse un patto - a lui la presidenza, alla mozione di maggioranza i capigruppo - e dunque tira dritto. Anche perché sarebbe difficile sacrificare Boccia, magari affidandogli il ruolo di coordinatore della segreteria, dato che è uno dei registi della trattativa con la minoranza (l'altro, versante Bonaccini, è il sottosegretario regionale emiliano Davide Baruffi). Dunque lo schema, da qui a martedì, quando i gruppi voteranno, non dovrebbe cambiare. Nei taccuini di appunti che si porta sempre appresso, Schlein ha già voltato pagina. Ora c'è la segreteria, modello governo ombra.