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Pd, Schlein chiama a rapporto i gruppi dem: "Sciogliamo insieme i nodi interni"

Elly Schlein (ansa)
Il debutto della segretaria democratica coi parlamentari. Domattina il voto sui capigruppo
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ROMA - È rimasto deluso chi si aspettava un dibattito defatigante su organigrammi e poltrone. Elly Schlein scende nella fossa dei gruppi parlamentari - il suo debutto da segreteria del Pd a un mese dalle primarie - avendo ben chiare le trappole da schivare. Non a caso nei 40 minuti di intervento, lei che nulla lascia all'improvvisazione, neppure li nomina i prescelti a guidare le truppe di Camera e Senato: Chiara Braga e Francesco Boccia, attesi domattina alla prova del voto. È il non detto che resta sospeso nell'aria, tanto è già deciso, non è materia di discussione.

"Ritenevo utile un primo momento di confronto sulla nuova fase e sulle priori…

ROMA - È rimasto deluso chi si aspettava un dibattito defatigante su organigrammi e poltrone. Elly Schlein scende nella fossa dei gruppi parlamentari - il suo debutto da segreteria del Pd a un mese dalle primarie - avendo ben chiare le trappole da schivare. Non a caso nei 40 minuti di intervento, lei che nulla lascia all'improvvisazione, neppure li nomina i prescelti a guidare le truppe di Camera e Senato: Chiara Braga e Francesco Boccia, attesi domattina alla prova del voto. È il non detto che resta sospeso nell'aria, tanto è già deciso, non è materia di discussione.

"Ritenevo utile un primo momento di confronto sulla nuova fase e sulle priorità dell'attività politica e parlamentare", esordisce la leader per far capire lo spartito che intende suonare. Non che "la collegialità" sia da trascurare, anzi: "È un punto dirimente. Dovremo essere bravi a far lavorare bene il partito nel nuovo assetto che si darà, e i gruppi nel pieno rispetto della loro autonomia", rassicura chi era già pronto a rinfacciarle le scelte calate dall'alto. Nei posti chiave - è il senso del discorso - la segretaria ha bisogno di persone che la capiscano al volo, di cui potersi pienamente fidare: "Abbiamo nodi politici importanti da affrontare", spiega, "dobbiamo provare a scioglierli insieme". Sempre però "salvaguardando tra noi la chiarezza". Tradotto: niente compromessi al ribasso con la minoranza né sulla linea, né sui posti in segreteria. Il rischio, altrimenti, sarebbe di perdersi in un'infinita diatriba interna che sottrae energie preziose alle battaglie da portare avanti in Parlamento e nel Paese: salario minimo, diritti, Pnrr, Rai, sulla quale "vigileremo, mi pare che il governo voglia metterci un po' troppo le mani".

Ringrazia Enrico Letta e le capigruppo uscenti per "il lavoro encomiabile" svolto in una "fase di transizione lunga e complessa", che tuttavia dovrebbe essere alle spalle. "In queste settimane abbiamo visto cambiare il clima intorno al Pd", si congratula Schlein, "viviamo una fase positiva testimoniata dalle 16mila tessere arrivate in pochissimo tempo. Vorrei che tutti insieme consolidassimo questo momento per rafforzare il Pd", esorta. Perciò occorre stringere i bulloni dell'opposizione, far emergere le contraddizioni di una destra incapace. Elencate capitolo per capitolo. L'immigrazione, per iniziare: "Giorgia Meloni doveva chiedere una Mare nostrum europea anziché dichiarare guerra alle Ong. È tornata da Bruxelles con un pugno di mosche in mano". Il salario minimo che la premier ha bocciato, ma "noi insisteremo, coinvolgendo le altre opposizioni". Mai tuttavia retrocedendo sulla difesa dei diritti: "Il governo pianta una bandierina ideologica al giorno e intanto sferra un attacco senza precedenti ai diritti dei bambini e delle bambine", ricorda Schlein a proposito delle "pressioni per interrompere le trascrizioni. Siamo stati nelle piazze con i nostri sindaci e lavoreremo anche qui in Parlamento". Dove "hanno fatto saltare pure la legge sulle detenute madri e i loro figli. Con un cinismo terrificante".

Parole che non piacciono a Valeria Valente, una delle poche senatrici a criticare apertamente la segretaria: "Non possiamo fare una battaglia per le madri detenute e poi non dire nulla sulla vicepresidente del Parlamento Ue, Eva Khaili, che è in carcerazione preventiva e non vede da mesi la figlia di due anni", argomenta, chiedendo pure una discussione "sull'utero in affitto, su cui sono contraria". Come Alessandro Alfieri che "da cattolico" esprime preoccupazione. E mentre Piero Fassino spiega a Schlein che "condivisione non è spartizione. Per unire il partito dovrai essere generosa", Gianni Cuperlo avverte: "Non bisogna ricercare falsi unanimismi né premiare facili trasformismi". Gli occhi puntati sulla trattativa per la nuova segreteria, dove - oltre ad alcune personalità vicine a Bonaccini, da Davide Baruffi ad Alfieri - potrebbe entrare un vicesegretario di minoranza. Il nome più accreditato è quello di Pina Picierno. Ma al termine dell'assemblea Schlein è lapidaria: "Stiamo lavorando per trovare un assetto complessivo equilibrato e rispettoso del pluralismo, ma anche degli esiti del congresso". Ha vinto e ora tocca a lei decidere.