La resa dei conti in FI preoccupa gli alleati: oggi la nomina di Barelli a capogruppo
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Ci sarà anche il coordinatore Antonio Tajani, oggi alla Camera, a sancire l'elezione del nuovo capogruppo: un atto dovuto all'amico Paolo Barelli, designato per l'incarico, ma anche un modo per tentare di "blindare" il nuovo corso di Forza Italia, dopo il colpo di mano che ha ridimensionato i ronzulliani e stabilito una linea più morbida nei confronti del governo.
Ma sarà comunque l'occasione di un confronto che si annuncia aspro: Barelli, come da tradizione forzista, sarà eletto all'unanimità con l'imprimatur del Cavaliere - che giungerà per iscritto o attraverso un collegamento - ma non mancheranno gli interventi duri nei confronti dell'operazione. A cominciare da quello di Alessandro Cattaneo, il capogruppo silurato, che fino a ieri sera è rimasto in attesa di una telefonata di Silvio Berlusconi. All'ex sindaco di Pavia, per far digerire il boccone amaro dell'estromissione dal ruo…
ROMA - Ci sarà anche il coordinatore Antonio Tajani, oggi alla Camera, a sancire l'elezione del nuovo capogruppo: un atto dovuto all'amico Paolo Barelli, designato per l'incarico, ma anche un modo per tentare di "blindare" il nuovo corso di Forza Italia, dopo il colpo di mano che ha ridimensionato i ronzulliani e stabilito una linea più morbida nei confronti del governo.
Ma sarà comunque l'occasione di un confronto che si annuncia aspro: Barelli, come da tradizione forzista, sarà eletto all'unanimità con l'imprimatur del Cavaliere - che giungerà per iscritto o attraverso un collegamento - ma non mancheranno gli interventi duri nei confronti dell'operazione. A cominciare da quello di Alessandro Cattaneo, il capogruppo silurato, che fino a ieri sera è rimasto in attesa di una telefonata di Silvio Berlusconi. All'ex sindaco di Pavia, per far digerire il boccone amaro dell'estromissione dal ruolo di guida dei deputati, è stato assegnato l'incarico di vicecoordinatore nazionale. E sul piatto è stata messa, dai vertici di FI, anche la guida di una bicamerale. Tentativi di placare un dissenso interno che resta sottotraccia. Licia Ronzulli non si esime dal dire che "stupiscono i tempi e i modi" del riassetto interno.
Nel giorno dell'orgoglio berlusconiano, con il Cavaliere che ricorda il ventinovesimo anniversario della prima vittoria alle Politiche, Ronzulli dice pubblicamente che "è stupido parlare di correnti e scissioni", dopo due giorni in cui dagli stessi ambienti non si è parlato di altro. La presidente dei senatori smentisce la telefonata ricevuta da Renzi (così come fa l'ex premier) ma il contatto c'è stato. "Il dialogo c'è sempre", afferma Ronzulli. Di certo, le fibrillazioni non mancano. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé fa una dichiarazione dietro la quale non si fatica a leggere un avvertimento: "La percentuale attribuita da Emg a Forza italia (l'8,5 per cento, ndr) è un'eredità assai impegnativa per chi è stato chiamato, alla Camera, a prendere il testimone di Cattaneo: solo in continuità con un'azione leale ma incisiva rispetto ai caratteri genetici di Forza Italia è possibile consolidare i consensi".
Ferma, ma in attesa di decidere cosa fare del proprio futuro, c'è una pattuglia di parlamentari legati a Ronzulli e Cattaneo e rimasta spiazzata dalla rivoluzione interna: Sala, Pella, Mangialavori, Calderone, Squeri, Patriarca, Mulè, Barachini. Se non è una corrente, poco ci manca. Non se ne andranno, almeno per ora, ma nei conciliaboli di Montecitorio e Palazzo Madama parlano tutti di un'esperienza, quella forzista, ormai all'epilogo. Al di là delle dichiarazioni ufficiali.
Gli sherpa della maggioranza sono preoccupati per i contraccolpi che queste tensioni possono creare, per la minaccia che costituiscono nei confronti della stabilità del governo. Specie al Senato, dove i numeri sono più risicati ma dove il centrodestra ha già dimostrato - in occasione del fallito tentativo di non far eleggere Ignazio La Russa - di avere i necessari anticorpi.
Quel che è sicuro è che FI ha cambiato volto. E le figure chiave. Antonio Tajani esce rafforzato da questa fase e poi, attorno a Marta Fascina, c'è una nuova classe dirigente che annovera alcuni parlamentari vicini alla compagna di Berlusconi: i bergamaschi Alessandro Sorte (neo-coordinatore della Lombardia) e Stefano Benigni, e il napoletano Tullio Ferrante, sottosegretario alle Infrastrutture. Sono loro il futuro del partito. O, per dirla con le parole dei "rivoltosi", i commissari liquidatori di Forza Italia.