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Rai, prove d'intesa di Meloni con Conte sulla direzione del Tg1. Il pranzo del leader M5s con Chiocci

Gian Marco Chiocci (agf)

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L'ipotesi del contratto a termine pur di superare i veti sindacali. Il leader del M5S pronto a sostenere il giornalista di destra
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ROMA - Non intende mollare, Giorgia Meloni. Incurante dei veti del potente sindacato Rai, insensibile al gelo degli alleati, la presidente del Consiglio vuole a tutti i costi l'amico Gian Marco Chiocci alla guida del Tg1. Convinta che sia il direttore dell'Adnkronos - giornalista di destra, già direttore del Tempo, accusato di favoreggiamento (ma poi prosciolto) nell'inchiesta Mafia Capitale - l'unico in grado di invertire la narrazione dell'informazione pubblica e trasformare il principale notiziario nazionale nel miglior interprete della stagione di governo a trazione Fratelli d'Italia. Determinata a raggiungere l'obiettivo, tanto da promuovere un patto col suo più accanito oppositore in Parlamento.

Una manovra a tenaglia, che un paio di settimane fa ha portato allo stesso desco proprio Chiocci e Giuseppe Conte. I due si conoscono da tempo, quando il primo a fine 2018 ha preso in mano l'agenzia di stampa e l'altro era a Palazzo Chig…

ROMA - Non intende mollare, Giorgia Meloni. Incurante dei veti del potente sindacato Rai, insensibile al gelo degli alleati, la presidente del Consiglio vuole a tutti i costi l'amico Gian Marco Chiocci alla guida del Tg1. Convinta che sia il direttore dell'Adnkronos - giornalista di destra, già direttore del Tempo, accusato di favoreggiamento (ma poi prosciolto) nell'inchiesta Mafia Capitale - l'unico in grado di invertire la narrazione dell'informazione pubblica e trasformare il principale notiziario nazionale nel miglior interprete della stagione di governo a trazione Fratelli d'Italia. Determinata a raggiungere l'obiettivo, tanto da promuovere un patto col suo più accanito oppositore in Parlamento.

Una manovra a tenaglia, che un paio di settimane fa ha portato allo stesso desco proprio Chiocci e Giuseppe Conte. I due si conoscono da tempo, quando il primo a fine 2018 ha preso in mano l'agenzia di stampa e l'altro era a Palazzo Chigi insieme a Matteo Salvini: un'intesa cementata negli anni, rapporti ottimi ancora oggi. Il pranzo, consumato in un ristorante vicino a Montecitorio, è servito a verificare la possibilità che il Movimento 5 stelle dia via libera nel Cda Rai alla nomina dell'ex direttore del Tempo sulla tolda del Tg1. Un passaggio non banale: Chiocci è un esterno, dovrebbe scavalcare d'emblée un migliaio di giornalisti interni, si tratterebbe dunque di una forzatura. Per questo servirebbe l'ok di almeno uno dei partiti di minoranza: il salvacondotto necessario per mettersi al riparo dal gioco al rialzo di Lega e Forza Italia, sempre pronti a tendere imboscate, e aggirare i no scontati del Pd e del rappresentante dei dipendenti, Riccardo Laganà.

La proposta di accordo, con Chiocci alla guida del principale telegiornale Rai, non avrebbe lasciato indifferente l'ex premier giallorosso, anzi. In gioco ci sarebbe non solo la garanzia di una maggiore esposizione mediatica per il leader grillino, che in questa fase subisce molto la crescita nei sondaggi della nuova leader Pd Elly Schlein, ma pure il rientro in grande stile del Movimento nel valzer delle poltrone che attende la tv di Stato. Con l'assegnazione di una direzione a Giuseppe Carboni, l'ex capo del Tg1 defenestrato da Mario Draghi che, se lo schema andrà in porto, potrebbe prendere Rai Parlamento lasciato vacante da Antonio Preziosi, dirottato al Tg2 in quota Forza Italia. E con la promozione di tre donne: Claudia Mazzola, ora al Centro studi e già candidata alle primarie dei 5Stelle per il Cda Rai; Simona Sala, responsabile del Day Time; Costanza Crescimbeni, attuale vice al Tg1. E siccome si dà per scontato che contro Chiocci si scatenerà l'inferno, ricorsi e contro-ricorsi per bloccarne l'arrivo, si è anche studiato l'escamotage tecnico per poterli aggirare: l'assunzione sarà a termine, con un contratto a tempo determinato, così da spuntare le armi giudiziarie del sindacato e dei competitor interni.

Giovedì scorso, intanto, non è sfuggito ai più il voto in Cda sui nuovi vertici della società Rai Way. Contro il nuovo presidente Giuseppe Pasciucco e l'ad, vicino alla Lega, Roberto Cecatto, hanno votato i consiglieri Francesca Bria, di area dem, e Laganà, ma non Alessandro Di Majo, di area M5S, che ha detto sì con il centrodestra. Un nuovo passaggio distensivo dovrebbe essere l'elezione alla presidenza della Vigilanza Rai (una convocazione ancora non c'è) della cinquestelle Barbara Floridia, scartato Riccardo Ricciardi, considerato dal centrodestra (e anche da qualcuno a sinistra) troppo divisivo. Quanto al Tg1, sono le parole al miele spese da Conte a confermare il suo beneplacito all'operazione: "Ma sapete che questo Chiocci è proprio bravo?" avrebbe detto l'avvocato ad alcuni suoi parlamentari, ascoltato anche da cronisti Rai.

Se tutto va secondo le previsioni, il capo dell'Adnkronos varcherà i cancelli di Saxa Rubra a fine maggio. Entro il 20 aprile, l'ad Carlo Fuortes dovrà infatti presentare il bilancio e, subito dopo l'approvazione, rassegnare le dimissioni dalla Rai. Pronto a essere sostituito da Roberto Sergio, manager di lungo corso in Viale Mazzini, affiancato da Giampaolo Rossi, intellettuale di destra vicinissimo a Meloni, che assumerà l'incarico di direttore generale. Saranno loro a portare in Cda il nuovo pacchetto di nomine nei telegiornali, anche se il puzzle è ancora in via di definizione e gli incastri tutt'altro che semplici. Con una priorità assoluta, però: insediare Chiocci al Tg1.