Ecco chi sono i dieci terroristi italiani per i quali oggi la Cassazione francese decide l'estradizione
di Conchita SanninoÈ l'ultimo verdetto che pende, tra Roma e Parigi, sulla partita legata agli anni di Piombo e alla lunga scia di sangue innocente versato dal Settanta in poi. L'ultima possibilità, per la giustizia italiana, di ottenere l'estradizione per i dieci terroristi di estrema sinistra già condannati in via definitiva per i crimini commessi, prima della fuga Oltralpe e della costruzione di una nuova vita. Oggi pomeriggio, infatti, la Corte di Cassazione francese decide sull'appello promosso dalla Procura francese di secondo grado contro la decisione con cui la loro Corte d'Appello, la scorsa estate, aveva respinto la richiesta avanzata dal Ministero di via Arenula.
Da almeno trenta o quarant'anni avevano trovato una nuova vita , e talvolta nuovi nomi e identità, tutti e dieci i destinatari di quell'ordine di arresto internazionale eseguito a Parigi sui quali gravavano ergastoli o pesanti condanne passate i giudicato. Una partita che…
È l'ultimo verdetto che pende, tra Roma e Parigi, sulla partita legata agli anni di Piombo e alla lunga scia di sangue innocente versato dal Settanta in poi. L'ultima possibilità, per la giustizia italiana, di ottenere l'estradizione per i dieci terroristi di estrema sinistra già condannati in via definitiva per i crimini commessi, prima della fuga Oltralpe e della costruzione di una nuova vita. Oggi pomeriggio, infatti, la Corte di Cassazione francese decide sull'appello promosso dalla Procura francese di secondo grado contro la decisione con cui la loro Corte d'Appello, la scorsa estate, aveva respinto la richiesta avanzata dal Ministero di via Arenula.
Da almeno trenta o quarant'anni avevano trovato una nuova vita , e talvolta nuovi nomi e identità, tutti e dieci i destinatari di quell'ordine di arresto internazionale eseguito a Parigi sui quali gravavano ergastoli o pesanti condanne passate i giudicato. Una partita che si era riaperta due anni fa, dopo l'intesa Italia-Francia su un pacchetto di accordi e il sostegno che il presidente francese Emmanuel Macron e il ministro della Giustizia, di origini italiane, Éric Dupond-Moretti avevano offerto alle richieste dell'allora premier Mario Draghi con la Guardasigilli Marta Cartabia. Un rapporto portato avanti dall'attuale titolare di via Arenula, che solo lo scorso novembre aveva incontrato il suo omologo a Parigi negli uffici di place Vendome.
Il blitz a Parigi. È il 28 aprile 2021, anche Parigi vive l'isolamento del lock down, quando scatta l'operazione battezzata "Ombre rosse": viene eseguito l'arresto per sette esponenti di primissimo piano della lotta armata, che saranno comunque tutti rimessi in libertà vigilata dopo 24 ore. Tre restano latitanti.
È l'operazione cui l'Eliseo dà il suo assenso per imprimere una svolta, a lungo richiesta dall'Italia: mentre i terroristi, fin dagli anni Settanta, erano stati protetti in Francia dalla cosiddetta dottrina Mitterand. La posizione, formalizzata nell'85 tra l'allora presidente francese e l'allora capo del governo Craxi, inizialmente doveva escludere coloro che si erano macchiati di fatti di sangue, poi incluse anche i responsabili di omicidi e stragi.
I protagonisti
All'alba di quel 28 aprile finiscono quindi in una camera di sicurezza, seppur per poche ore: Giorgio Pietrostefani, oggi 79enne, condannato a 22 anni come uno dei mandanti dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi (oggi in condizioni di salute ritenute assai precarie, dopo aver subito anche un trapianto di fegato), il 68enne Enzo Calvitti, che deve scontare 18 anni di carcere per associazione terroristica e banda armata; stessa età che ha oggi Roberta Cappelli, condannata all'ergastolo in isolamento per essere stata ritenuta colpevole di tre omicidi (quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, dell'agente di polizia Michele Granato e del vice-questore Sebastiano Vinci, tutti avvenuti tra 1979 e 1981). E ancora gli altri destinati all'ergastolo: il 66enne Narciso Manenti, membro dei "Nuclei armati per il contropotere territoriale", responsabile dell'omicidio dell'appuntato Giuseppe Guerrieri ; la 69enne Marina Petrella, che deve rispondere, oltre che dell'attentato mortale a Salvaligi, anche del sequestro del giudice Giovanni D'Urso e dell'assessore regionale della Dc Ciro Cirillo, nel quale furono uccisi due membri della scorta; il 66enne Sergio Tornaghi, responsabile dell'assassinio di Renato Briano, direttore generale della "Ercole Marelli". Il settimo arrestato è Giovanni Alimonti, oggi 68enne, per il quale è diventata definitiva la condanna a 19 anni di carcere per il tentato omicidio del poliziotto Nicola Simone. Riescono invece a sfuggire alla cattura: Maurizio Di Marzio, 62enne, su cui pende l'obbligo di scontare un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina; Raffaele Ventura, 72enne, dell'ex Formazioni Comuniste Combattenti, condanna a 20 anni per concorso morale nell'omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra; e Luigi Bergamin, 74enne, ex membro dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), che deve scontare 16 anni e 11 mesi di carcere in quanto ritenuto complice di Cesare Battisti nell'omicidio del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro.
Il no della Corte di Appello. Quattordici mesi più tardi, la Corte di Appello parigina dice no, torna il braccio di ferro. È la Chambre dell'Instruction, infatti, del secondo grado di giustizia a negare l'estradizione richiesta dall'Italia per i dieci ex terroristi degli anni di Piombo. La motivazione di fondo riguarda il lunghissimo lasso di tempo trascorso da quei fatti di sangue e i percorsi di vita seguiti da quei terroristi, ma esistono anche valutazioni che variano da caso a caso. Per Di Marzio e Bergamin, ad esempio, la diatriba è su un calcolo diverso della prescrizione: per l'Italia quei reati, sulla scorta di recenti pronunce della Cassazione, non sono più cancellati, essendo mutate le loro qualificazioni. Sulla Petrella, invece, in un altro caso la Corte d'Appello si era posto con un via libera all'estradizione, poi stoppato da orientamenti di tipo politico.
L'Appello della Procura generale
L'Italia non ha comunque la possibilità di opporsi alla decisione della Corte. Può farlo solo il Procuratore generale. Ed è difatti il Pg Rémy Heitz, lo scorso luglio, a presentare ricorso in Cassazione contro il diniego dell'estradizione attesa in Italia. Posizione cui plaude ovviamente William Julié, l'avvocato che in aula rappresenta le ragioni del ministero della Giustizia italiana. Julié invita a valutare che i decenni passati tra quel tempo "in cui quei reati sono stati commessi" e l'attuale "esigenza di giustizia da garantire ai diritti delle vittime" non è stato causato "dall'inazione delle autorità italiane ma dalla mancanza di cooperazione delle autorità francesi". Ma la mossa del Pg non piace a Irène Terrel, storica avvocata dei brigatisti (tra i quali Pietrostefani), per la quale quell'impugnazione è una forzatura. "Un ricorso dettato da ragioni meramente politiche - sottolinea - Sono stupefatta dalla decisione, che è solo frutto di pressioni". E ora la parola passa alla Cassazione francese. O si accoglie o si archivia definitivamente. Il conto per i crimini impuniti si salda oggi o mai più.