Chiara Braga, la nuova capogruppo dem: “Clima e legalità, così si costruisce l'alternativa”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleNata a Como nel 1979, cresciuta a pane e politica da un papà amatissimo scomparso troppo presto, Chiara Braga è la nuova capogruppo del Pd alla Camera. Single senza figli ma «zia innamorata dei suoi nipoti», ha iniziato la gavetta come amministratrice nel piccolo comune ai confini della Brianza dove tuttora abita. Schiva e gelosissima della sua privacy, non ama parlare di sé: «Vengo da una famiglia normale», si schermisce. Babbo impiegato all’Olivetti, mamma casalinga, comincia la militanza da ragazza: segretaria di sezione per i Ds mentre studia Urbanistica al Politecnico di Milano, dove poi si laurea; assessore e vicesindaco di Bregnano; deputata dal 2008; dal 2013 responsabile Ambiente — di cui è super esperta — in tutte le segreterie dem: Renzi, Martina, Zingaretti, Letta. Un palmares quasi da record.
Onorevole Braga da chi ha ereditato la passione per la politica?
«Da mio papà, che per un breve pe…
Nata a Como nel 1979, cresciuta a pane e politica da un papà amatissimo scomparso troppo presto, Chiara Braga è la nuova capogruppo del Pd alla Camera. Single senza figli ma «zia innamorata dei suoi nipoti», ha iniziato la gavetta come amministratrice nel piccolo comune ai confini della Brianza dove tuttora abita. Schiva e gelosissima della sua privacy, non ama parlare di sé: «Vengo da una famiglia normale», si schermisce. Babbo impiegato all’Olivetti, mamma casalinga, comincia la militanza da ragazza: segretaria di sezione per i Ds mentre studia Urbanistica al Politecnico di Milano, dove poi si laurea; assessore e vicesindaco di Bregnano; deputata dal 2008; dal 2013 responsabile Ambiente — di cui è super esperta — in tutte le segreterie dem: Renzi, Martina, Zingaretti, Letta. Un palmares quasi da record.
Onorevole Braga da chi ha ereditato la passione per la politica?
«Da mio papà, che per un breve periodo è stato assessore ai Servizi sociali di Bregnano. È stato lui a insegnarmi l’impegno civile».
La piccola Chiara pensava già che sarebbe diventato il suo mestiere?
«Assolutamente no, era una grande passione ma non avevo questo disegno. La prima candidatura alla Camera è arrivata quasi per caso, io lavoravo già come urbanista, e fin da subito mi sono impegnata sui temi ambientali sui quali mi ero formata e che allora erano molto meno centrali di adesso. Convinta che dovessero diventare, assieme alla legalità, il cuore dell’azione di un grande partito come il Pd».
Temi che le hanno consentito di incrociare la traiettoria di Schlein.
«Con Elly ci siamo conosciute per il lavoro comune sull’ambiente portato avanti da posti diversi: io nel Parlamento italiano, lei in quello europeo. Perciò ho subito deciso di appoggiarla al congresso. Lei ha sempre dato priorità alla lotta per i cambiamenti climatici, che è una delle mie battaglie da sempre».
L’ha sostenuta solo per questo?
«Mi è piaciuto il coraggio con cui si è messa in gioco contro ogni previsione e l’approccio nel costruire la squadra, riuscendo a far lavorare insieme persone ed esperienze diverse e a valorizzare energie esterne che sono tornate a vedere nel Pd un progetto convincente, senza farsi condizionare da provenienze ed equilibri esistenti».
Sui capogruppo la battaglia interna è stata vivace. Alla fine l’uscente Serracchiani ha pianto.
«Quando si fa un lavoro appassionante come il nostro c’è un grande coinvolgimento emotivo, pure io sono fatta così, è un tratto umano. E Debora non si è mai risparmiata. Detto questo, il passaggio era delicato, ma il dibattito è stato positivo e alla fine sulla proposta della segretaria si è registrata una larga condivisione».
Guerini ha detto che indicare lei e Boccia è stata una forzatura.
«Ho apprezzato la sincerità e la schiettezza del confronto, penso che sia lo spirito giusto per costruire il dialogo dentro il nostro gruppo. Per quanto mi riguarda, cercherò di lavorare con la massima unità, nel solco del mandato che il popolo delle primarie ci ha consegnato».
Ossia?
«Chiarezza della linea politica e discussione leale sui nodi politici per trovare una sintesi avanzata sulle battaglie da fare all’opposizione e per costruire un’alternativa al governo».
Parliamo dei nodi politici, allora: maternità surrogata sì o no?
«Non è un tema all’ordine del giorno, questa pratica in Italia resta vietata. La destra vuole portarci a discuterne, mentre mortifica i diritti dei bambini e delle bambine negando il diritto di essere riconosciuti come figli».
Invio delle armi a Kiev?
«Vale la posizione tenuta in tutti i passaggi parlamentari: bisogna continuare a sostenere la resistenza ucraina e una soluzione diplomatica per arrivare a una pace giusta».
Cannabis legale sì o no?
«Si deve lavorare per sottrarre alla criminalità organizzata il mercato delle droghe leggere, come spiegato nella nostra mozione congressuale».
C’è chi dice: si scrive Braga, si legge Franceschini. Cosa risponde?
«Io milito nel Pd e ho condiviso con Franceschini e altri un’area politica, ma saprò interpretare il mio ruolo di capogruppo con spirito unitario, senza rinnegare la ricchezza che correnti e aree di pensiero contribuiscono a offrire al Pd».