Regionali in Friuli Venezia Giulia, la sfida è nel centrodestra: il leghista Fedriga (certo del bis) snobba Salvini e teme FdI
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiTRIESTE - Il volto di Giorgia Meloni, non quello di Matteo Salvini, affiancato al sorriso di Massimiliano Fedriga. Difficile, per gli elettori del Friuli Venezia Giulia chiamati al voto per le regionali di domenica e lunedì, capire dai manifesti elettorali a quale partito ormai appartenga il presidente uscente, pronto al bis per una destra sempre più a trazione FdI. La travolgente bora verde, come in tutto il Nord, non soffia più.
I risultati delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia in diretta
Alle politiche di fine settembre la destra qui è arrivata al 43,79%: Meloni in cinque anni è però schizzata dal 5,47 al 26%, mentre Salvini è crollato dal 34,8 all'8,7% e Berlusconi è sceso dal 12,1 al 8,1%. Lo scontro, scontata la conferma personale di Fedriga dato tra il 57 e il 67%, è dunque tutta per il terremoto dei rapporti interni alla destra. Per questo il governatore, che ha superato in Veneto Zaia nella…
TRIESTE - Il volto di Giorgia Meloni, non quello di Matteo Salvini, affiancato al sorriso di Massimiliano Fedriga. Difficile, per gli elettori del Friuli Venezia Giulia chiamati al voto per le regionali di domenica e lunedì, capire dai manifesti elettorali a quale partito ormai appartenga il presidente uscente, pronto al bis per una destra sempre più a trazione FdI. La travolgente bora verde, come in tutto il Nord, non soffia più.
I risultati delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia in diretta
Alle politiche di fine settembre la destra qui è arrivata al 43,79%: Meloni in cinque anni è però schizzata dal 5,47 al 26%, mentre Salvini è crollato dal 34,8 all'8,7% e Berlusconi è sceso dal 12,1 al 8,1%. Lo scontro, scontata la conferma personale di Fedriga dato tra il 57 e il 67%, è dunque tutta per il terremoto dei rapporti interni alla destra. Per questo il governatore, che ha superato in Veneto Zaia nella candidatura al dopo-Salvini nella Lega, ha lanciato la sua lista, drenando big al suo stesso partito e gelando le relazioni con il leader, da cui ha diviso anche le agende. Lo schema ambiguo del civismo leghista controllato da FdI, è quello applicato da Fontana in Lombardia e pronto per le regionali d'autunno in Trentino. A Monfalcone, ex Stalingrado rossa d'Italia, lo scorso giugno ha proiettato la sindaca leghista uscente, Anna Maria Cisint, a un quasi bulgaro 72,4%.
Se nel fine settimana Lega e Lista Fedriga non resteranno sopra Fratelli d'Italia, l'azionista di maggioranza in Regione diventerà ufficialmente FdI, pronto a pretendere il controllo di una giunta dalla leadership azzoppata. "La mia lista - dice Fedriga, già capogruppo della Lega alla Camera ed ex braccio destro di Salvini - non è alternativa, ma complementare all'alleanza. Il mio volto affiancato a quello del premier si rivolge a chi vuole stabilità e continuità di governo".
La nuova destra scossa dagli scontri interni di potere e dalle divergenze sui muri anti-migranti in Friuli Venezia Giulia si confronta con il centrosinistra rivoluzionato dal ciclone Schlein, al debutto nel confronto con il voto per il suo Pd, sempre più attento a diritti civili e cambiamenti climatici. L'alleanza qui si presenta senza la coppia Calenda-Renzi, ma allargata ai Cinque Stelle nel sostenere l'autonomista-ecologista Massimo Moretuzzo, anche lui civico, leader locale del referendum per l'acqua pubblica. Cinque anni fa la coalizione, senza Grillo all'11,6%, si era fermata al 26,8. Alle ultime politiche non è andata oltre il 26,1: il Pd, dal 2018, oscilla tra il 18 e il 19%. Finita l'era di big come Illy e Rosato, al tramonto quella di Debora Serracchiani, in febbraio gli elettori Pd alle primarie hanno sostenuto la neo-segretaria, mentre i dirigenti erano pro-Bonaccini e Trieste tutta per Cuperlo, nato qui. Decisiva per palazzo Oberdan sarà dunque la sfida tra l'aria di rinnovamento filo-Schlein, attesa domani a Trieste e a Udine, e la voglia di resa dei conti dei sacrificati dalla sua rivoluzione. "Partita complicata - dice Moretuzzo, ex sindaco di un piccolo paese del medio Friuli - ma io sento che prevalgono energie diverse che chiedono novità. Non credo che il Pd mi sostenga per perdere meglio senza uscire sconfitto, segnando l'eventuale sconfitta sul mio conto di autonomista. L'M5S alle politiche qui è rimasto al 15,5%, i movimenti civici e delle minoranze linguistiche sono radicati, la scelta è tra un modello di sviluppo opaco, terrapiattista e insostenibile, e una nuova economia proiettata verso transizione ecologica e dignità del lavoro". Difficile per il Terzo Polo, con uno sbarramento al 4% e la preferenza unica, entrare in consiglio: un miraggio per legge l'ingresso del candidato presidente Alessandro Maran, ex Pd scelto da Renzi.
Le risposte attese lunedì dal Friuli Venezia Giulia, dove l'unico brivido è offerto dalle comunali a Udine, non si riducono però solo a stabilire quale destra comanda nel ricco Nordest post-salviniano e da quali basi può partire il viaggio unitario di Elly Schlein nel nuovo centrosinistra. L'atto finale della campagna elettorale, venerdì, sarà eloquente: Meloni, Salvini e Tajani in centro a Udine con Fedriga, solo anonimi militanti locali, nella periferia del dopo-terremoto di Gemona, con Moretuzzo.
Sulle urne incombe però prima di tutto, come alle regionali in Lombardia e Lazio, il partito del non voto che minaccia di confermarsi ampiamente il preferito. Il virus-disaffezione contagia anche la seconda regione più vecchia d'Italia, al confine tra Balcani e Mitteleuropa. Da record il trend dell'astensionismo: affluenza crollata da 75,12 a 66,21% alle ultime due tornate politiche, al 49,61 e al 46% alle ultime regionali e comunali. Lo spettro di 37 e 41%, che ha deciso il voto locale a Roma e a Milano, vola così per la prima volta anche tra gli storicamente fedeli elettori della più strategica regione del Nordest: sede della più importante compagnia assicurativa nazionale, del primo porto dell'Adriatico e del colosso di Stato, Fincantieri. "Non voler votare - dice il politologo Paolo Feltrin - oggi è una posizione politica. Il problema è che, specie alle regionali, l'astensionismo involontario di chi vive lontano da casa e quello apparente di studenti e anziani, superano il 25%. Votare al seggio viene percepito come un rito novecentesco. Il Friuli è la terra più globalizzata d'Italia: è ora di attuare election-day, voto anticipato, per corrispondenza e online: nei Leander tedeschi valgono già il 47%".