Il rapporto difficile di Meloni con le conferenze stampa, tra i battibecchi e le frequenti assenze
di Stefano Baldolini , di Stefano BaldoliniOrmai è acclarato, Giorgia Meloni non ha un rapporto facile con le conferenze stampa. Dopo questi sei mesi di governo il trend è stato confermato. Nel rapporto coi giornalisti la premier oscilla tra due poli: una dialettica accesa o il silenzio. L'ultima diserzione proprio ieri, nella conferenza stampa programmata dopo il Consiglio dei ministri omnibus in cui si è deciso di tutto, contrasto al caro bollette, riforma codice appalti, legge sulla concorrenza, fino al no al cibo sintetico. Invece di comparire davanti ai giornalisti ha inviato Orazio Schillaci e Francesco Lollobrigida, sanità e sovranità alimentare, non ha partecipato alla cabina di regia sui ritardi del Pnrr, e ha preferito fare passerella tra i banchi di Coldiretti per un flashmob sulla vera cucina italiana.
Ma non mancano i precedenti che confermano l'idiosincrasia della premier per il rituale. E a forza di evadere la pratica, a differenza dei precedenti inquilini di palazzo C…
Ormai è acclarato, Giorgia Meloni non ha un rapporto facile con le conferenze stampa. Dopo questi sei mesi di governo il trend è stato confermato. Nel rapporto coi giornalisti la premier oscilla tra due poli: una dialettica accesa o il silenzio. L'ultima diserzione proprio ieri, nella conferenza stampa programmata dopo il Consiglio dei ministri omnibus in cui si è deciso di tutto, contrasto al caro bollette, riforma codice appalti, legge sulla concorrenza, fino al no al cibo sintetico. Invece di comparire davanti ai giornalisti ha inviato Orazio Schillaci e Francesco Lollobrigida, sanità e sovranità alimentare, non ha partecipato alla cabina di regia sui ritardi del Pnrr, e ha preferito fare passerella tra i banchi di Coldiretti per un flashmob sulla vera cucina italiana.
Ma non mancano i precedenti che confermano l'idiosincrasia della premier per il rituale. E a forza di evadere la pratica, a differenza dei precedenti inquilini di palazzo Chigi, Mario Draghi e Giuseppe Conte che erano usi interagire con l'opinione pubblica dopo i Cdm o in occasioni importanti (com'è noto il leader dei 5 stelle non lesinò interventi e collegamenti da remoto in piena pandemia), Meloni ha finito per non mettere la faccia sui provvedimenti chiave del suo esecutivo.
Così mentre il plastico si allestisce nello studio di Cinque minuti su Rai1, nessun confronto dopo un Cdm importante come quello del 17 marzo scorso, proprio sul ponte sullo Stretto e sulla riforma del fisco. Il solito silenzio della premier che, - interrotto solo dal rito obbligato della conferenza di fine anno - segnò un paio di mesi di legislatura dopo l'incidente di fine novembre, quando illustrando la legge di bilancio di fronte alle rimostranze dei presenti per il poco tempo a disposizione per le domande, rispose non senza acrimonia: "Siete stati così coraggiosi in altre situazioni...".
Non che l'esordio vero, in piena polemica sul decreto rave, fosse stato meno conflittuale e generoso verso i cronisti. In genere comunque c'è sempre un altro impegno - un'associazione di categoria, un viaggio, un incontro - a giustificare tempi e modi. Che rimangono gli stessi anche quando Giorgia Meloni vola all'estero. A Bali per esempio, metà novembre, dopo due e giorni e mezzo di G20 si concesse appena tre domande. E nessuna conferenza stampa nella prima in Europa da premier con Von der Leyen, Michel e Metsola. Ai consigli Ue, unica eccezione dopo quello straordinario di febbraio su Ucraina, crisi economica e politiche migratorie. Mentre nell'ultimo appuntamento a Bruxelles si è limitata a un punto stampa "a margine", modalità che prevede repentini cambi di programma e impossibilità di approfondire, soffocati dalla ressa e microfoni.
Chissà che nella decisione irrituale di non esporsi, oltre alla volontà di contatto diretto col popolo, scolaresche incluse magari a bordo di aerei da guerra, ci sia anche il timore di non saper gestire l'incidente con il necessario aplomb. O sia in piena sindrome dell'assedio. Come a Cutro, con l'intero governo schierato a dissimulare inadeguatezza di fronte alla tragedia del naufragio che ha coinvolto decine di minori, o a Berlino quando ai media locali dopo il bilaterale con Scholz, rispose poco e male, negando di aver esclamato in passato frasi inopportune contro i padroni di casa tedeschi. Invece le aveva dette, ma non c'è stato il tempo per controbattere.