Nordio frena FdI: "Il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura"
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - "Posso rispondere senza se e senza ma che il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura". È tranchant la risposta del Guardasigilli Carlo Nordio sul reato di tortura che una proposta di legge dei meloniani vorrebbe abrogare con un colpo di penna e che è stata depositata all'inizio della legislatura e ora messa in calendario in commissione Giustizia.
Nordio risponde alla Camera a un'interrogazione del capogruppo del Pd in commissione Giustizia Federico Gianassi, che chiede conto delle reali intenzioni del governo sull'ipotesi di cancellare il reato approvato dopo un lunghissimo dibattito nel 2017. Due reati in realtà, il 613 bis, la tortura, e il 613ter, l'istigazione alla tortura. Contro cui da sempre si sono schierate le forze di polizia, in particolare quelle penitenziarie.
Ma Nordio non lascia dubbi nella risposta, tecnica e molto articolata. Con un esordio personale ed esplicito, "parola…
ROMA - "Posso rispondere senza se e senza ma che il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura". È tranchant la risposta del Guardasigilli Carlo Nordio sul reato di tortura che una proposta di legge dei meloniani vorrebbe abrogare con un colpo di penna e che è stata depositata all'inizio della legislatura e ora messa in calendario in commissione Giustizia.
Nordio risponde alla Camera a un'interrogazione del capogruppo del Pd in commissione Giustizia Federico Gianassi, che chiede conto delle reali intenzioni del governo sull'ipotesi di cancellare il reato approvato dopo un lunghissimo dibattito nel 2017. Due reati in realtà, il 613 bis, la tortura, e il 613ter, l'istigazione alla tortura. Contro cui da sempre si sono schierate le forze di polizia, in particolare quelle penitenziarie.
Ma Nordio non lascia dubbi nella risposta, tecnica e molto articolata. Con un esordio personale ed esplicito, "parola d'onore, il reato di tortura rimarrà". E ancora "il governo non ha nessuna intenzione di abrogarlo".
Poi ecco una sua complessa dissertazione giuridica. "Come ho già avuto occasione di spiegare l'11 gennaio, vi è solo un aspetto tecnico che dev'essere rimodulato per una ragione molto semplice, che il reato di tortura, così com'è strutturato, ha delle carenze tecniche di specificità e tipicità che devono connotare la struttura della norma penale".
E ancora: "L'impossibilità di modificare, e la volontà del governo di tener fermo il reato di tortura, è determinata appunto da una ragion pura e da una ragion pratica. La ragion pura è l'ottemperanza a quanto è stato stabilito dalle norme internazionali; la ragion pratica è proprio una ragione di coerenza, perché questo è un reato particolarmente odioso e abbiamo tutte le intenzioni di mantenerlo. L'ha chi vi parla e l'ha il nostro governo".
Prosegue Nordio: "A gennaio dissi che vi erano delle carenze tecniche, e che mi sarei riservato eventualmente di chiarirle. La prima riguarda l'atteggiamento soggettivo del reato, in quanto la convenzione di New York, alla quale noi dobbiamo ottemperare, circoscrive condotte costituenti tortura a quelle caratterizzate dal dolo specifico, attuate per raggiungere le finalità di ottenere informazioni o confessioni, punire, intimidire o discriminare. In altre parole, come tutti sanno, il dolo specifico, quando una condotta viene tenuta al fine di ottenere un risultato ulteriore, in questo caso è quello di ottenere la confessione".
Nordio dice ancora che "il nostro legislatore, optando per una figura criminosa e contrassegnata dal dolo generico, quindi senza l'intenzione ulteriore di ottenere un determinato risultato, ha eliminato quello che è il tratto distintivo della tortura rispetto agli altri maltrattamenti, rendendo concreto il rischio, paventato tra l'altro anche dai rappresentanti delle forze dell'ordine, ma non solo loro, di vedere applicata la disposizione nei casi di sofferenze provocate durante operazioni lecite di ordine pubblico e polizia".
Secondo Nordio "un ulteriore rilievo critico è rappresentato dall'inopportunità di fondere in un'unica fattispecie il reato di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, che da sempre sono considerati sul piano internazionale figure distinte e meritevoli di considerazione differenziata. Questa appare una scelta non ragionevole e non imposta dai vincoli internazionali. Sono questioni esclusivamente tecniche ma vi posso assicurare sulla parola - sul mio onore, se si può dire - che il reato di tortura rimarrà".
Il dem Federico Gianassi, nella sua interrogazione, aveva definito "gravissima" la proposta dei meloniani sulla tortura "perché in contrasto con gli obblighi internazionali, con principi di civiltà e con le esigenze di tutela delle vittime. Un'iniziativa "in contrasto con gli indirizzi programmatici" dello stesso Nordio "laddove ha ricordato l'impegno personale e del governo ad adottare in tempi brevi il codice dei crimini internazionali dei quali la tortura fa parte". Dopo le parole del Guardasigilli Gianassi continua ad avere dei dubbi. "Nordio ha preso le distanze dalla proposta abrogativa di FdI ma è stato molto fumoso e generico quando ha detto che ha intenzione di apportare modifiche. Il timore è che con quelle modifiche di cui ha parlato intenda molto limitarlo. E su questo noi del Pd siamo contrari".
Anche la dem Debora Serracchiani ha riproposto a Nordio i suoi dubbi. "Lei ministro non solo non ci ha convinto, ma ci ha anche preoccupato. Credo che queste carenze tecniche lei le debba chiarire soprattutto a Fratelli d'Italia" ha detto Serracchiani. Perché "siamo in un contesto internazionale, pertanto non può essere abrogato il reato di tortura perché ci sono valanghe di provvedimenti internazionali che ci ricordano che non possiamo farlo". "Mi auguro che lei non voglia assolutamente contravvenire agli obblighi che ha il Paese - dice Serracchiani a Nordio - e soprattutto che voglia spiegare a FdI con chiarezza, con determinazione, e senza infingimenti, che cosa significa togliere questo reato a chi oggi ne ha chiesto l'abrogazione".
Ma che rischi ci sono dietro queste affermazioni di Nordio? L'interrogativo riguarda se esse mettono "in pericolo" il reato di tortura oppure ne garantiscono l'esistenza in vita anche dopo la proposta di legge di Imma Vietti di FdI, cofirmata da tutto il gruppo meloniano e che vuole abolire il reato per ridurlo a un'attenuante. Un fatto è certo, se Nordio giura "sul suo onore", il reato di tortura dovrebbe restare al suo posto. Ma, al contempo, Nordio apre una querelle che, fino al 2017, ha di fatto bloccato proprio la nascita del reato di tortura, e cioè la distinzione tra "dolo generico" e "dolo specifico". L'attuale reato, sin dalla sua prima parola, e cioè "chiunque", punisce un dolo generico. Fu questo il compromesso che permise di approvare il reato, contro chi ne chiedeva uno specifico, mirato alle forze dell'ordine. Già allora la questione rilevante dietro alla diatriba giuridica era quella sui processi già in corso, perché il "dolo specifico" li avrebbe compromessi e in buona parte mandati nel nulla, mentre il "dolo generico" poteva salvarli. Quanto alle forze dell'ordine e agli agenti penitenziari che si sentono "vittime" del reato di tortura sarebbe consigliabile che andassero a rileggersi l'articolo "uno" della convenzione Onu sulla tortura, laddove si parla di "funzionario pubblico" o di "qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale". E da lì, per loro, non si scappa.