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Schlein a Repubblica: "Le parole di La Russa su via Rasella sono indecenti, inaccettabili per il suo ruolo"

La segretaria del Pd commenta le dichiarazioni del presidente del Senato che ha definito "tutt'altro che nobile" l'episodio della Resistenza. Bersani: "Rilancia falsità fasciste". Dureghello (comunità ebraica romana): "Non erano musicisti, ma soldati delle SS che occupavano il Paese con la complicità dei fascisti e che deportavano gli ebrei nei campi di sterminio. Viva i partigiani"
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"Parole indecenti, inaccettabili per il ruolo che ricopre". Elly Schlein, segretaria del Pd, risponde così a Repubblica che la interpella sulle dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa su via Rasella. La leader dem condanna senza appello le opinioni della seconda carica dello Stato, che ha definito l'attacco partigiano "tutt'altro che nobile" e ha riscritto la storia sostenendo che le vittime dell'attentato in via Rasella furono "non nazisti delle SS" ma "una banda musicale di semi pensionati altoatesini".

Schlein schiera così il Pd contro le frasi "indecenti" del presidente del Senato e fondatore di Fratelli d'Italia. E dà corpo a un'indignazione crescente in queste ore.

Durissimo anche l'attacco del presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo, che definisce "semplicemente indegne" quelle opinioni "per l'alta carica che La Russa ricopre". Si trat…

"Parole indecenti, inaccettabili per il ruolo che ricopre". Elly Schlein, segretaria del Pd, risponde così a Repubblica che la interpella sulle dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa su via Rasella. La leader dem condanna senza appello le opinioni della seconda carica dello Stato, che ha definito l'attacco partigiano "tutt'altro che nobile" e ha riscritto la storia sostenendo che le vittime dell'attentato in via Rasella furono "non nazisti delle SS" ma "una banda musicale di semi pensionati altoatesini".

Schlein schiera così il Pd contro le frasi "indecenti" del presidente del Senato e fondatore di Fratelli d'Italia. E dà corpo a un'indignazione crescente in queste ore.

Durissimo anche l'attacco del presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo, che definisce "semplicemente indegne" quelle opinioni "per l'alta carica che La Russa ricopre". Si tratta, sottolinea l'associazione dei partigiani, "dell'ennesimo, gravissimo strappo teso ad assolvere il fascismo e delegittimare la Resistenza".

La nuova polemica scoppia a pochi giorni dal 23 marzo, anniversario della strage delle Fosse Ardeatine in cui vennero trucidate 335 persone, tra cui ebrei, partigiani e antifascisti come ritorsione per l'attacco di via Rasella. Indignazione era stata espressa dal Pd per la scelta della premier Giorgia Meloni di ricordare l'eccidio rimuovendo ogni riferimento ai partigiani e parlando genericamente dell'uccisione di "italiani".

Le reazioni

La dichiarazione sull'attentato di via Rasella fa discutere. "A pochi giorni dal 25 aprile la seconda carica dello stato ribadisce e rilancia le falsità fasciste sulla Resistenza. Mi pare che la campana stia suonando. È ora di dire basta!". Lo scrive sui social Pierluigi Bersani.

Secondo Ruth Dereghello, presidente della comunità ebraica romana, "non erano musicisti, ma soldati delle SS che occupavano il Paese con la complicità dei fascisti e che deportavano gli ebrei nei campi di sterminio. Viva i partigiani che hanno messo a rischio la loro vita per restituire libertà e sovranità all’Italia".

"Ecco un post fascista che parla come un fascista", ha commentato lo scrittore francese Bernard-Henri Lévy, "povera Italia".

"È grave che il presidente del Senato, seconda carica di uno Stato nato dalla Resistenza e dalla guerra di liberazione, parli di via Rasella nel modo in cui lo ha fatto nell'intervista a Libero. Siamo di fronte ad un esempio di revisionismo storico che, inoltre, sposa il punto di vista dei fascisti. Mi dispiace per La Russa ma non è accettabile mettere sullo stesso piano i partigiani che combattevano per liberare l'Italia e i nazifascisti", il commento del presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. Chiede "rispetto" il senatore dem Francesco Verducci, della Commissione Cultura a palazzo Madama: "Alla forze politiche che organizzarono la Resistenza, e tra esse ai comunisti italiani, tutti noi dobbiamo la conquista della libertà e della democrazia, che la tirannide fascista aveva uccise, e la fondazione della nostra Repubblica. La Costituzione italiana è firmata, insieme ai presidenti De Gasperi e Einaudi, da un comunista italiano, il presidente Umberto Terracini. La Russa porti rispetto alla storia di chi ha fondato la Repubblica. È in base al sacrificio dei partigiani, e tra loro tanti comunisti, che lui oggi può sedere ai vertici della nostra Repubblica".

"Il terzo battaglione del Polizeiregiment colpito in via Rasella mentre sfilava armato fino ai denti stava completando l'addestramento per andare poi a combattere gli Alleati e i partigiani, come effettivamente avvenne - ricorda Pagliarulo, presidente di Anpi -  Gli altri due battaglioni del Polizeiregiment erano da tempo impegnati in Istria e in Veneto contro i partigiani. L'attacco di via Rasella, pubblicamente elogiato dai comandi angloamericani, fu la più importante azione di guerra realizzata in una capitale europea. Dopo la presidente del Consiglio, anche il presidente del Senato fa finta di ignorare che non furono i soli nazisti a organizzare il massacro delle Fosse Ardeatine, perché ebbero il fondamentale supporto di autorità fasciste italiane".

"Le parole di La Russa su Via Rasella sono un atto di revisionismo senza precedenti. Come dire: i partigiani se la sono un po' cercata. La seconda carica dello Stato non può confondere le vittime con i carnefici. E sdoganare il punto di vista dei fascisti. Indegno e vigliacco", commenta il deputato e coordinatore di Articolo 1, Arturo Scotto.

"Il presidente del Senato insiste nell'operazione di voler riscrivere la storia, con grave danno per la credibilità dell'Italia e delle sue istituzioni delle quali, è bene ricordarlo, egli è espressione rilevante", afferma in una nota Osvaldo Napoli, della segreteria nazionale di Azione. "Con sentenza del 7 agosto 2007 la Corte di Cassazione ha chiarito che i militari nazisti uccisi in via Rasella erano "soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e 'Maschinenpistolen' " e non dei musicanti pensionati alto-atesini, come sostiene La Russa".

Carlo Calenda affida il suo commento a Twitter. "Sono ammirato dalla determinazione con cui La Russa sta riuscendo a dimostrare ogni giorno la sua inadeguatezza come presidente del Senato", scrive il leader del Terzo polo.

All'attacco anche Riccardo Magi, segretario di +Europa: "La seconda carica dello Stato avvia così le proprie celebrazioni per il 25 Aprile, con un mix di falso storico e mancanza di senso dello Stato e della democrazia. Non sono le celebrazioni ufficiali, certo, e neanche lui dovrebbe essere la seconda carica ufficiale del Paese".

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Angelo Bonelli, il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra, chiede le dimissioni del presidente del Senato: "Sono parole indegne quelle di Ignazio La Russa, un non pentito e nostalgico del ventennio fascista che deve grazie alla vita dei partigiani che si sono battuti per la democrazia e per liberare l'Italia dal fascismo la sua fortuna politica ed arrivare ad essere eletto, ahimè, Presidente del Senato, una istituzione che esiste proprio grazie ai partigiani che lui oggi insulta - commenta Bonelli - Le sue sono parole ignobili che offendono la storia del nostro Paese e la memoria di tutti i partigiani che si sono sacrificati con la vita per liberare l'Italia dal fascismo e per riportare la democrazia. Per queste parole ignobili La Russa si deve dimettere: non è degno di rappresentare la seconda carica dello Stato italiano".