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Lega contro Anac: la corsa alla deregulation, i misfatti impuniti e i controllori guastafeste

Lega contro Anac: la corsa alla deregulation, i misfatti impuniti e i controllori guastafeste
(ansa)
Abrogare le gare per opere da 5 milioni rischia di riproporre la corsa al ribasso che favorisce i patti occulti e riduce la sicurezza
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Le truffe ci sono in ogni campo. Se uno passa col rosso dai una multa a chi passa col rosso, non è che blocchi tutte le auto. Sono un tifoso del Superbonus, dei lavori e dei cantieri". Così parlava Matteo Salvini il 15 febbraio 2022. Sul primo punto il suo governo ora lo ha smentito: sostiene infatti che il Superbonus ha generato truffe per nove miliardi e ha ordinato di bloccare tutto. Il leader leghista però procede imperterrito sugli altri due capitoli, lavori e cantieri, sostenendo che quello che conta è "la fiducia nei confronti delle imprese, dei professionisti, dei sindaci": poco conta che le prime due categorie - secondo l'esecutivo - abbiano avuto un ruolo rilevante nell'arrembaggio al bonus edilizio. Lui tifa per la deregulation a tutti i costi, senza dare peso alle lezioni del passato, che hanno riempito la Penisola di opere incompiute, spese moltiplicate, subappalti mafiosi, tangenti e tragedie tra i manovali: la fiducia risolverà tutto. Basta ridurre le regole, eliminare i controlli e il nostro diventerà un Paese meraviglioso.

In questa favola l'Autorità anticorruzione è stata sempre descritta come un odioso guastafeste e l'abolizione era stata profetizzata quattro anni fa da uno dei consiglieri più cari a Salvini, l'allora sottosegretario Armando Siri: "L'Italia è l'unico Paese che ha un ente ulteriore contro la corruzione, sembra che diamo per scontato che siamo tutti corrotti e dobbiamo curarci, io penso che sia il contrario: siamo tutti persone corrette fino a prova contraria". Lo stesso Siri poi però è stato accusato di avere intascato mazzette per atti commessi mentre era al governo, si è dovuto dimettere e adesso è sotto processo. Il vicepremier lo ha comunque voluto al suo fianco anche a Palazzo Chigi e si ispira alla sua lezione pure per la "rivoluzione fiscale" della flat tax con corollario di condoni e depenalizzazioni, anche se Siri ha patteggiato una sentenza per bancarotta. Ma soprattutto tiene nel cuore la ricetta taumaturgica di Siri per i cantieri: "Smettiamola di prendere medicine per curare una malattia che ha bisogno invece di buonsenso e di meno burocrazia".

Ecco, il buonsenso. È difficile semplificare i contenuti della riforma degli appalti. Alcuni capisaldi del "codice Salvini", come lui l'ha definito, però dovrebbero subito far scattare proprio il buonsenso di riflettere sui misfatti della storia recente. Assegnare "sulla fiducia" i contratti fino a 150 mila euro? Da Nord a Sud, i tribunali sono pieni di processi per commesse affidate ad amici degli amici, che in cambio distribuivano soldi e favori o facevano pesare l'intimidazione dei clan. Abrogare le gare per opere da 5 milioni, scegliendo tra una lista di imprese, rischia di riproporre la corsa al ribasso che si traduce in minore qualità del cemento e favorisce i patti occulti di cartello: "Oggi vinco io, la prossima tocca a te...". Infine scatenare i subappalti selvaggi - come denunciato dai sindacati - apre le impalcature allo sfruttamento e al risparmio sulla sicurezza. Insomma, si azzera la concorrenza, si uccidono i vantaggi del mercato e si inaugura un bazar di intrallazzi.

La strada maestra sarebbe un'altra. Scrivere regole efficaci, migliorare e potenziare il personale incaricato di gare e vigilanza per rendere più rapide le procedure. Non è impossibile. Lo dimostrano i dati che dal 2019 in poi hanno visto crescere il numero di appalti e il valore nonostante l'impatto della pandemia. Ma Salvini preferisce gli slogan alle statistiche e la fiducia alle procedure. Il suo laissez-faire estremo trova consensi negli alleati di Forza Italia e, a fasi alterne, pure nel partito di Meloni, che solo a intermittenza recupera il giustizialismo contro i rave e i cibi sintetici. Si è visto ad esempio nella battaglia per dilatare i tetti al contante: "Io sono un liberale - ha dichiarato il vicepremier -, ognuno deve essere libero di pagare come vuole. Se vuole pagare due euro il caffè con la carta di credito è solo un rompipalle". In Europa - dati diffusi ieri - soltanto romeni e bulgari usano di più il cash. Per lui il buonsenso che vede nel contante lo strumento di mazzette, evasione e riciclaggio si può ignorare.

L'altro riflesso condizionato riguarda le registrazioni telefoniche, pulsione condivisa dagli altri partner del centrodestra. Lo si è visto nell'ultima polemica sulle intercettazioni, quando il ministro Nordio ha detto di volerle limitare solo a mafia e terrorismo: ha omesso di citare la corruzione, che pure tutti riconoscono essere diventata l'arma prediletta delle cosche. A proposito, il processo a Siri è sospeso in attesa che la Consulta si pronunci sulle registrazioni telefoniche che lo riguardano: il Senato ha negato la possibilità di usarle, una scelta che il giudice reputa illegittima. In questo caso, per la Lega le regole tornano a contare più della fiducia nei magistrati.

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