✕

Bocchino: "Sono rinato grazie a Meloni, per fare una come lei ci vogliono mille Schlein. Ma non mi candido, mi sposo"

Ascolta l'audio

Intervista all'ex braccio destro di Gianfranco Fini, tornato alla ribalta televisiva dopo dieci anni di assenza dal palcoscenico politico: "Mi sono convertito al melonismo, ci credo come un ortodosso"
3 minuti di lettura

Italo Bocchino, cosa ha fatto negli ultimi dieci anni?
"Il padre separato. Ho seguito le mie figlie: Antonia, che oggi ha ventun anni ed è appena tornata dal Canada, ed Eugenia, venti, che studia a Torino".
Il suo divorzio nel 2011 riempì i giornali.
"Allora ero un protagonista della battaglia intestina contro Silvio Berlusconi: stavo sempre in tv".
Lei, da braccio destro di Gianfranco Fini, era molto potente.
"Visibile più che altro. I veri potenti non appaiono".
Cosa è successo dopo l'uscita dal Parlamento nel 2013?
"Ho rimesso a posto la mia vita. Ho riflettuto sugli errori commessi, alla fine un uomo è il prodotto degli errori commessi. Ho letto i libri che non avevo letto, visto i film che mi ero perso, ho viaggiato. Sono in partenza per l'India".
Di cosa ha vissuto?
"Sono tornato al Secolo, come giornalista. Ora ne sono il direttore editoriale. E ho fatto consulenze per alcune imprese sulla c…

Italo Bocchino, cosa ha fatto negli ultimi dieci anni?
"Il padre separato. Ho seguito le mie figlie: Antonia, che oggi ha ventun anni ed è appena tornata dal Canada, ed Eugenia, venti, che studia a Torino".
Il suo divorzio nel 2011 riempì i giornali.
"Allora ero un protagonista della battaglia intestina contro Silvio Berlusconi: stavo sempre in tv".
Lei, da braccio destro di Gianfranco Fini, era molto potente.
"Visibile più che altro. I veri potenti non appaiono".
Cosa è successo dopo l'uscita dal Parlamento nel 2013?
"Ho rimesso a posto la mia vita. Ho riflettuto sugli errori commessi, alla fine un uomo è il prodotto degli errori commessi. Ho letto i libri che non avevo letto, visto i film che mi ero perso, ho viaggiato. Sono in partenza per l'India".
Di cosa ha vissuto?
"Sono tornato al Secolo, come giornalista. Ora ne sono il direttore editoriale. E ho fatto consulenze per alcune imprese sulla comunicazione".
E con la Meloni al potere lei è tornato tutti i giorni in tv.
"Tutti i giorni no. Ho un contratto con Otto e mezzo e Piazza Pulita: vado lì".
È diventato un fedayn del melonismo.
"Le devo la mia rinascita pubblica. Nei talk smonto le falsità contro il governo".

 


Perché fare l'ultrà?
"L'ortodosso. Mi sono convertito. E come tutti i convertiti sono più convinto di altri".
Non credeva in Fratelli d'Italia?
"Per niente. Però li votavo. Tre anni fa mi sono iscritto, online, come un militante qualsiasi".
Ma la destra per la quale lei e Fini faceste la battaglia non è opposta a questa?
"Meloni ha fatto un capolavoro, rimettendo insieme tutti i cocci della diaspora a destra. Ha mantenuto l'identità ma dentro un tasso di alleabilità altissimo".
Cos'è il tasso di alleabilità?
"Pinuccio Tatarella c'insegnò che per un partito non è importante quanti voti ha ma la sua capacità di aggregare gli altri, o di aggregarsi: il Pri col tre per cento è stato al potere per una vita, Le Pen col trenta per cento non ci va mai. Meloni tiene insieme una coalizione".
Lei sostiene che governerà per dieci anni.
"Dico di più: sarà la nuova Merkel".
Non è piaggeria?
"L'ha scritto anche lo Spectator".
Un giornale orientato a destra.
"Ma non è nemmeno La Gazzetta della Sgurgola".
I sondaggi la danno già in calo.
"In base ai voti presi alle politiche Fratelli d'Italia è cresciuto del tre per cento, il Pd di uno. Poi leggo che il Pd si sta avvicinando e mi viene da ridere".
Cominciate a sentire la concorrenza di Schlein?
"Ci vorrebbero mille Schlein per fare una Meloni. Meloni è una fuoriclasse che la sinistra c'invidia".
Perché mai dovrebbe?
"La sua biografia: nata in una famiglia monogenitoriale che non navigava nell'oro, si è dovuta fare largo in un partito maschilista, e così è diventata la prima premier donna. La sinistra invece ha come leader una con tre passaporti".
Cosa pensa dell'uscita di La Russa su via Rasella?
"Ha fatto una sintesi eccessiva su un tema complesso, ma Ignazio resta una figura specchiata e la sinistra che lo attacca dimentica che è diventato presidente del Senato con i voti del Pd".
Questo è indimostrabile.
"Si fidi, sono un ragazzo informato: l'hanno votato pure alcuni di loro".
Ma dire che il Polizeiregiment Bozen fu una banda musicale di pensionati è un falso storico.
"Anche Marco Pannella negli anni Settanta sollevò dubbi sull'azione dei partigiani, e Norberto Bobbio gli diede ragione".
Bobbio parlò di "spietato dovere" dei partigiani. Perché piegate la storia?
"Vede, è la sinistra che, non avendo argomenti contro il governo, continua a parlare di fascismo. Ma alla gente al supermercato interesse il calo dell'inflazione dal 12 al 7 per cento, e la riduzione del 55 per cento dei costi delle bollette".
Sono stati Meloni e La Russa ad appiccare l'incendio.
"Meloni la storia la vuole fare, non riscriverla. Noi a Fiuggi decidemmo di uscire "dalla casa del padre", per non farvi più ritorno". C'era anche Ignazio. Io poi sono un pizzico antifascista".
Bocchino antifascista?
"Sono un conservatore con tre miti: Barry Goldwater, Roger Scruton, Giuseppe Prezzolini. Ma sui social ogni volta che vado in tv mi danno del fascista. La sinistra aizza le piazze".
Tv, cultura, storia. La destra è animata da revancismo?
"È solo voglia di riequilibrio, di superare il circuito delle parrocchiette di sinistra, quelle dei premi letterari, della tv, del cinema".
Cacciano Fazio?
"Non cacciano nessuno, e poi Fazio è mio amico, se resta sono contento".
Ma quello che voi chiamate squilibrio è il prodotto del mercato.
"Sì, ma resta inspiegabile perché alla Fiera del libro su cento scrittori non ce n'è uno di destra. Il critico Giovanni Raboni scrisse che i grandi scrittori sono tutti di destra. E noi infatti li abbiamo: Buttafuoco, Veneziani, Bruno Guerri".
Tutti intellettuali stimati, che vendono, scrivono sui giornali, dirigono teatri, vanno in tv. Dov'è l'ostracismo?
"Nell'escludere la cultura di destra dal discorso pubblico".
Le polemiche che la destra agita regolarmente non sono un modo per distrarre dall'incapacità di portare a casa i soldi del Pnrr?
"L'Italia avrà tutti i soldi, questo è certo. Con Fitto siamo in buone mani. I problemi che stanno emergendo sono ereditati dai precedenti governi".
È sempre colpa di chi c'era prima?
"Stavolta è la verità. Prenda il pasticcio sui finanziamenti degli stadi di Firenze e Venezia: lo hanno combinato durante i governi precedenti, mica noi"
In Europa Meloni è fuori gioco?
"Tra un anno tutto cambierà. Il Ppe si alleerà con i conservatori dell'Ecr, rompendo col Pse. Scholz è debole, Macron indebolito, e a quel punto splenderà la stella di Meloni".
E lei sarà candidato?
"No, io con la politica ho chiuso"
Non ci credo
"Sono felice così. Sei anni fa ho conosciuto un medico, Giusi. Presto ci sposiamo".