Fedriga, bis senza rivali in Friuli Venezia Giulia. L'irresistibile ascesa del leghista dal volto mite
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiTRIESTE - Il papà bancario lo chiamava "briciola". Fu lui, battezzandolo come il fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe fuggito agli Asburgo dal castello di Miramare, a firmare al figlio l'autorizzazione a prendere la tessera di una Lega triestina all'1,2%. Massimiliano Fedriga aveva 15 anni ed era stato folgorato dalla "Padania indipendente" di Umberto Bossi.
Ventisette anni dopo, con tre legislature alla Camera concluse da capogruppo e una in Regione, già in archivio da capo della Conferenza Stato-Regioni, l'irresistibile ascesa del "leghista mite", grazie alla destra nazionalista di FdI, scala l'ennesima montagna del Nordest autonomista e irrompe nella dimensione annunciata di successore naturale della leadership di Matteo Salvini. Indiscutibile e in effetti mai in discussione vittoria personale, alle regionali in Friuli Venezia Giulia: 64% dei consensi, sette punti in più rispetto a cinque anni fa, oltre …
TRIESTE - Il papà bancario lo chiamava "briciola". Fu lui, battezzandolo come il fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe fuggito agli Asburgo dal castello di Miramare, a firmare al figlio l'autorizzazione a prendere la tessera di una Lega triestina all'1,2%. Massimiliano Fedriga aveva 15 anni ed era stato folgorato dalla "Padania indipendente" di Umberto Bossi.
Ventisette anni dopo, con tre legislature alla Camera concluse da capogruppo e una in Regione, già in archivio da capo della Conferenza Stato-Regioni, l'irresistibile ascesa del "leghista mite", grazie alla destra nazionalista di FdI, scala l'ennesima montagna del Nordest autonomista e irrompe nella dimensione annunciata di successore naturale della leadership di Matteo Salvini. Indiscutibile e in effetti mai in discussione vittoria personale, alle regionali in Friuli Venezia Giulia: 64% dei consensi, sette punti in più rispetto a cinque anni fa, oltre il doppio rispetto al 28,5% dello sfidante del centrosinistra Massimo Moretuzzo, primo a superare FdI grazie alla tenaglia della Lega e al boom della sua lista personale (insieme oltre il 36%) dopo l'exploit meloniano alle politiche di settembre, primo presidente eletto direttamente a centrare il bis in sessant'anni di autonomia speciale, dopo il debutto a 37 anni da enfant prodige nel 2018.
"Non mi aspettavo un simile plebiscito - dice a fine spoglio nell'aula del Consiglio - senza cedere a facili promesse. Ora si può fare politica in modo serio, con una prospettiva di 10-20 anni". Il segreto? Non chiedere ufficialmente mai niente per ottenere concretamente tutto. Così, a chi oggi gli domanda quando scalzerà il Capitano anche dalla poltrona di leader del partito, risponde con l'imperscrutabile sorriso: "Chi parla bene di me non parla male di lui, chi parla male di lui non può parlare bene di me". Per questo a Trieste amici e avversari lo descrivono come "il più democristiano di una famiglia con simpatie socialiste", capace di farsi eleggere rappresentante conservatore al liceo Galilei con il 75% dei rivoluzionari voti studenteschi, ma pure di diventare catechista a vent'anni frequentando i concerti di Vasco Rossi ed "esibendo una chioma da sessantottino figlio dei fiori". Il trionfo "dell'arciduca no-stronzate" e "stanco di idiozie" No Vax, che lo storico leader degli industriali dell'Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, definisce "l'ideologo del nuovo moderatismo progressista cattolico di destra", si nasconde in questa abilità da camaleonte dell'auto-narrazione. "Col tempo ho imparato - ripete ora lo specialista di marketing - che gridare non serve. Meglio concludere un accordo e impegnarsi quotidianamente, la politica è un mestiere e si impara". Il basso profilo come lezione, mandata più che a memoria. Nella regione bilingue sospesa sul confine con Mitteleuropa e Balcani, storicamente di destra grazie al mito di colonialismo mussoliniano e imprese dannunziane, Fedriga in cinque anni è riuscito a eclissare gli astri locali del centrosinistra, da Illy a Rosato e a Serracchiani, conquistando banchieri e imprenditori filo-governativi, ma pure i loro operai spaventati dalla concorrenza degli immigrati. La ricetta, non facile, è piacere a tutti scendendo dalle giovanili barricate xenofobe, pro-muri e anti-Ue, per salire sulle più mature poltrone moderate che sostengono nascite e famiglia tradizionale, welfare per anziani e attrazione dei talenti, internazionalizzazione e rinegoziazione dei patti finanziari con Roma, tali da fruttare 2 miliardi di risparmi alle casse regionali.
"Speravo che la mia lista arrivasse al 10% - si schermisce dopo aver solcato due ali di folla tra casa sua e palazzo Oberdan - non vicino al 18 e solo a un punto e mezzo dal mio partito. Zaia (rieletto in Veneto con il 76,8%, ndr) resta imbattibile: tutti i governatori italiani sono però uniti nel cambiare la legge elettorale per consentire il terzo mandato". Il proprio futuro, da governatore-tris o da super-ministro, con prudenza e ambizione, un'eleganza che non parla mai dialetto, in equilibrio tra Salvini e Giorgetti, Meloni e Berlusconi, ma stimando "prima di tutti l'ex premier Draghi e il nostro presidente Mattarella". Ormai indipendente al punto da confermare il presidente del porto di Trieste, in quota Pd, contro l'ira dei portuali No Vax "perché io sono per la meritocrazia". "Candidare lui - la sentenza del sindaco triestino Di Piazza - è come usare un cannone per schiacciare due moscerini". Di qui i tonfi di M5S e Terzo Polo, la falsa partenza del Pd dell'era Schlein, qui ancora privo di volti nuovi, la sorpresa del voto anti-sistema erede dei movimenti no green pass, capace di superare lo sbarramento del 4%, doppiare i centristi ed entrare in Consiglio. La briciola Massimiliano è diventata l'imbattibile pagnotta Fedriga: un post-leghista buono come il pane, che mangiano tutti.