Migranti, stretta del governo per raddoppiare i rimpatri. Risorse alla Tunisia
Arginare prima possibile l'ondata di sbarchi che rischia di travolgere la politica migratoria del governo. Adesso la priorità di Giorgia Meloni è "sbloccare i finanziamenti per aiutare la Tunisia, nazione amica, in un momento di difficoltà", spiegano a Palazzo Chigi dopo la cabina di regia che era stata convocata per partorire decisioni operative. Le proiezioni di 300.000 arrivi alla fine del 2023, confermate dalla direttrice del Dis Elisabetta Belloni, obbligano dunque il governo a puntare le sue carte migliori sulla Tunisia, da dove arrivano i due terzi dei migranti. Il governo fa professione di ottimismo e di unità dopo le tensioni dei giorni scorsi tra Lega da una parte e Fratelli d'Italia e Forza Italia dall'altra. E così, se entrando al vertice convocato dalla Meloni, Matteo Salvini dice di "avere piena fiducia in Giorgia Meloni e nei colleghi che gestiscono il dossier immigrazione", all'uscita c'è…
Arginare prima possibile l'ondata di sbarchi che rischia di travolgere la politica migratoria del governo. Adesso la priorità di Giorgia Meloni è "sbloccare i finanziamenti per aiutare la Tunisia, nazione amica, in un momento di difficoltà", spiegano a Palazzo Chigi dopo la cabina di regia che era stata convocata per partorire decisioni operative. Le proiezioni di 300.000 arrivi alla fine del 2023, confermate dalla direttrice del Dis Elisabetta Belloni, obbligano dunque il governo a puntare le sue carte migliori sulla Tunisia, da dove arrivano i due terzi dei migranti. Il governo fa professione di ottimismo e di unità dopo le tensioni dei giorni scorsi tra Lega da una parte e Fratelli d'Italia e Forza Italia dall'altra. E così, se entrando al vertice convocato dalla Meloni, Matteo Salvini dice di "avere piena fiducia in Giorgia Meloni e nei colleghi che gestiscono il dossier immigrazione", all'uscita c'è la consegna del silenzio. Parla solo Palazzo Chigi, per dire che "pur nella difficoltà del quadro, sulla Tunisia si registrano progressi sia da parte degli Stati uniti che dell'Unione europea, grazie anche all'impegno italiano". Che verrà sottolineato al ministro degli Esteri tunisino Nabil Ammar atteso nei prossimi giorni a Roma per un incontro con Antonio Tajani.
Aiuti alla Tunisia
Ma il governo si gioca la faccia anche sui rimpatri. Proprio la Tunisia è il Paese con il quale c'è l'unico accordo effettivo. A fronte di migliaia e migliaia di arrivi, quelli che vengono effettivamente rispediti indietro restano pochissimi. L'obiettivo è dunque quello di raddoppiare se non triplicare il numero dei migranti espulsi rimandati effettivamente nei loro Paesi, solo che di strumenti concreti nelle mani del governo non ce ne sono. Perché l'aumento dei centri per il rimpatrio (uno per regione), con i 46 milioni già stanziati nella legge di bilancio, al momento è solo una scatola vuota. E così gli accordi con i Paesi d'origine che prevedono quote di ingressi legali in cambio del ritorno di migranti illegali.
È per questo che, nel vertice convocato ieri pomeriggio a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni, si è ipotizzato di riproporre alcune misure (fortemente spinte dalla Lega) rimaste fuori dal decreto approvato a Cutro subito dopo il naufragio. Potrebbero rientrare come emendamenti del governo proprio nell'iter di approvazione del disegno di legge Cutro subito dopo Pasqua.
Rafforzare i rimpatri
Per rendere effettivi i rimpatri occorre avere più posti dove trattenere i migranti in attesa dell'espulsione ma anche più tempo e snellimento delle procedure di riconoscimento e accettazione per evitare che le lungaggini vanifichino il provvedimento: da qui l'idea di allungare di nuovo i tempi di trattenimento nei Cpr ( che oggi non possono superare i 90/120 giorni) e prevedere un incentivo economico ai migranti espulsi che accettino il rimpatrio senza fare ricorso, il cosiddetto rimpatrio forzato assistito. La Lega insiste poi sulla necessità del taglio alla protezione speciale nonostante le perplessità del Quirinale che sembravano preludere ad un ammorbiimento della stretta in Parlamento. Nel carniere del governo di misure immediate c'è poco e la strategia del cambio di passo dell'Europa sottolineata da Giorgia Meloni dopo l'ultimo consiglio a Bruxelles, del piano Mattei per l'Africa e degli accordi con i Paesi d'origine e di transito è lontana dal produrre effetti concreti.
Il Viminale accetta l'aiuto della Difesa
E allora, davanti alle previsioni degli sbarchi che terrorizzano il governo, al Viminale ci si concentra su soluzioni immediate: accettare l'aiuto stabile della Difesa sia nella gestione del coordinamento dei soccorsi che per alleggerire in tempo reale Lampedusa, con aerei e navi militari, dal prevedibile assedio dei prossimi mesi. E poi c'è da adeguare con urgenza il sistema di prima e seconda accoglienza, nei porti di sbarco (con tensostrutture adeguate e personale dedicato) e nei grandi e piccoli centri ridando fiato ad un sistema ormai al collasso con nuovi fondi e nuove strutture. Quelle attuali sono ormai in overbooking e soprattutto in condizioni invivibili come raccontano le denunce che arrivano da un capo all'altro dell'Italia.