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Nabil Ammar: "Noi in prima linea per aiutare l'Italia a gestire i flussi di migranti. Ma ci servono più mezzi"

Nabil Ammar, ministro degli Ester tunisino 
Il ministro degli Esteri tunisino: "Siamo in un periodo di difficoltà per le finanze pubbliche. Con il governo italiano vorremmo collaborare per creare qui un vero sviluppo"
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TUNISI - "Per gestire i flussi dei migranti clandestini verso l'Europa, la Tunisia sta impiegando tutte le risorse e i mezzi a sua disposizione. Ma questi non sono illimitati, tanto più che stiamo attraversando un periodo di difficoltà per l'economia e le finanze pubbliche. Di più non possiamo fare". Parla chiaro, molto chiaro, nel suo ufficio, Nabil Ammar, 57 anni, ministro degli Esteri tunisino dallo scorso 7 febbraio. Una lunga carriera diplomatica alle spalle (mai fatto politica), è una persona di fiducia di Kais Saied, l'enigmatico presidente. Aggiunge: "Abbiamo bisogno di finanziamenti e di materiale. La Tunisia ha ricevuto molto meno fondi europei per finanziare questa battaglia di altri Paesi, come la Turchia ma anche l'Italia stessa".

TUNISI - "Per gestire i flussi dei migranti clandestini verso l'Europa, la Tunisia sta impiegando tutte le risorse e i mezzi a sua disposizione. Ma questi non sono illimitati, tanto più che stiamo attraversando un periodo di difficoltà per l'economia e le finanze pubbliche. Di più non possiamo fare". Parla chiaro, molto chiaro, nel suo ufficio, Nabil Ammar, 57 anni, ministro degli Esteri tunisino dallo scorso 7 febbraio. Una lunga carriera diplomatica alle spalle (mai fatto politica), è una persona di fiducia di Kais Saied, l'enigmatico presidente. Aggiunge: "Abbiamo bisogno di finanziamenti e di materiale. La Tunisia ha ricevuto molto meno fondi europei per finanziare questa battaglia di altri Paesi, come la Turchia ma anche l'Italia stessa".



Dall'inizio dell'anno il numero di sbarchi dalle vostre coste a Lampedusa si è moltiplicato per quattro rispetto allo stesso periodo del 2022. Che sta succedendo?
"A emigrare da qui non sono solo i tunisini, la maggior parte provengono dai Paesi subsahariani. La Tunisia è un Paese di passaggio, presa come in una morsa tra il suo Sud e il suo Nord. Abbiamo imbarcazioni e mezzi operativi che sono stati donati dai Paesi europei, Italia compresa, per intercettare questi migranti. Ma non sono sufficienti e in certi casi ormai sono vecchi".

Intanto in Italia è stato varato un decreto che limita l'operatività delle navi delle Ong nei salvataggi in mare. Cosa ne pensa?
"Non posso commentare un provvedimento del vostro governo. Ma da un punto di vista umano è un limite che ci si dà per salvare delle vite umane. I Paesi limitrofi, Italia compresa, ci inviano delle informazioni sulle imbarcazioni in viaggio e ci dicono: siete voi che dovete intervenire. Ecco, ci prendiamo le nostre responsabilità: noi ci andiamo. E tutto questo ci costa molto finanziariamente".

 



E in una fase in cui la Tunisia rischia il default... Nell'ottobre scorso l'Fmi aveva dato un primo accordo a un prestito da 1,9 miliardi di dollari. Ma il via libera definitivo non è mai arrivato. Cos'è successo?
"Il Fondo esige certe condizioni. Noi vogliamo riformare il nostro Paese ma non si possono imporre riforme drastiche e da realizzare su un breve periodo. Dobbiamo pensare alla giustizia sociale, altrimenti ci saranno ancora più tunisini che emigreranno clandestinamente. Stiamo negoziando con l'Fmi".

La prossima settimana lei andrà in visita a Roma a incontrare il suo omologo Antonio Tajani.
"Il Governo di Giorgia Meloni ci sta sostenendo tantissimo. Ma sia con l'Italia che con l'Europa dobbiamo allargare la cooperazione al di là dei migranti. La Tunisia ha tante potenzialità: creiamo qui e nei Paesi subsahariani le condizioni per uno sviluppo vero. Andiamo al di là della logica: vi diamo i soldi e in cambio voi bloccate la migrazione clandestina".

Perché?
"Perché è un ragionamento riduttivo, a breve termine. Ci danno più soldi per fare la polizia, necessari per rendere più efficace questa battaglia. Ma poi, domani che facciamo? L'Italia e gli altri Paesi ci dicono: vi aiuteremo nell'immigrazione legale. Ma svuotare la Tunisia delle sue competenze, di medici, ingegneri e tecnici non è la soluzione. Queste persone possono andare all'estero, arricchire la loro esperienza ma poi bisogna dare loro le occasioni di ritornare".

In febbraio sono finiti in carcere una ventina di oppositori politici a Saied. La Tunisia sta ritornando a essere una dittatura?
"Non potrà mai accadere: l'uccello è uscito dalla gabbia e non ci ritornerà mai più. La nostra intelligence ha trovato elementi a carico di queste persone. Le inchieste sono in corso e ci saranno delle sentenze. Se i fatti non sussistono, saranno scagionati".

Poche settimane fa Saied ha pronunciato parole dure contro i migranti subsahariani clandestini presenti in Tunisia. Ci sono state aggressioni...
"In realtà siamo stati l'oggetto di una macchina mediatica coordinata tra diversi interlocutori, perlopiù stranieri. La Tunisia non è un Paese razzista. E il nostro presidente è un vero umanista".