Salvini esulta ma ora nella Lega sono i rivali interni a dare le carte
di Antonio Fraschilla , di Antonio Fraschilla"E dopo le vittorie di inizio 2023 in Lombardia e nel Lazio, oggi arriva la terza! Grazie Friuli Venezia Giulia". Matteo Salvini esulta, ma non troppo, per l'elezione al secondo mandato del governatore leghista Massimiliano Fedriga e per aver tenuto dietro in Friuli Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, che non sfondano come molti pensavano dopo l'exploit delle Politiche. Ma in realtà il Capitano ha ben poco da esultare, perché il suo destino da leader del partito sembra segnato: nella migliore delle ipotesi da oggi è un segretario commissariato proprio da Fedriga e dell'altro governatore forte delle camicie verdi, Luca Zaia. Sono loro i riferimenti, non solo politici ma anche elettorali, della nuova Lega. È grazie a loro se il partito non è sprofondato anche al Nord e con le loro liste personali, scoraggiate da Salvini fino all'ultimo, consentono alla Lega di tenere alta la bandiera in questo pezzo del Paese.
"E dopo le vittorie di inizio 2023 in Lombardia e nel Lazio, oggi arriva la terza! Grazie Friuli Venezia Giulia". Matteo Salvini esulta, ma non troppo, per l'elezione al secondo mandato del governatore leghista Massimiliano Fedriga e per aver tenuto dietro in Friuli Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, che non sfondano come molti pensavano dopo l'exploit delle Politiche. Ma in realtà il Capitano ha ben poco da esultare, perché il suo destino da leader del partito sembra segnato: nella migliore delle ipotesi da oggi è un segretario commissariato proprio da Fedriga e dell'altro governatore forte delle camicie verdi, Luca Zaia. Sono loro i riferimenti, non solo politici ma anche elettorali, della nuova Lega. È grazie a loro se il partito non è sprofondato anche al Nord e con le loro liste personali, scoraggiate da Salvini fino all'ultimo, consentono alla Lega di tenere alta la bandiera in questo pezzo del Paese.
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Il grande lancio del partito nazionale di Salvini, che aveva tolto la parola "Nord" anche dal simbolo, è naufragato. E proprio chi da Roma in giù era salito sul carro leghista adesso si guarda intorno deluso dall'abbandono del progetto del partito nazionale, mentre finiscono anche le intese della Lega con i partiti centristi: da quella più volte annunciata, e mai attuata, con Forza Italia, a quelle con i partitini regionali, come il Movimento per l'autonomia in Sicilia. Così grandi calamite del voto, e rampolli di famiglie centriste che avevano puntato tutto su Salvini e la Lega, in questi mesi si guardano attorno, mugugnano, lamentano come sia finito una spazio politico dentro un partito che ormai guarda solo alla Lombardia e poco più: lombardi sono quasi tutti i nomi della Lega sul tavolo delle nomine a Palazzo Chigi per le aziende di Stato, per dire. Da Nino Minardo in Sicilia a Giampiero Zinzi in Campania e Domenico Furgiuele in Calabria, tutti si rendono conto che il partito della nazione non c'è più.
Salvini esulta così per le vittorie dei suoi veri nemici interni: Zaia e Fedriga, che nei loro territori di competenza si sono presi tutto. Il governatore appena rieletto in Friuli Venezia Giulia con la lista personale ha eguagliato i voti della Lega. Zaia in Veneto con la sua lista ha raccolto quasi un milione di voti arrivando al 44 per cento mentre, la Lega si è fermata a 347 mila voti, il 16,9. In Lombardia Zaia e Fedriga non c'erano, la Lega è finita nove punti indietro a Fratelli d'Italia.
Tutti campanelli d'allarme e questa volta il Capitano non può dire di aver allargato il partito anche al Centro e al Sud. Nel Lazio si è fermato all'otto per cento, alle ultime regionali in Sicilia nonostante l'arrivo di ras del consenso centristi come Luca Sammartino si è fermato al 6 per cento e nemmeno Lega si chiamava la lista nell'isola, ma "Prima l'Italia - Salvini premier".
Già dopo il sorpasso di Fratelli d'Italia alle Politiche, e di Giorgia Meloni diventata presidente del Consiglio, in molti erano certi che il Nord si sarebbe ripreso il partito. In realtà dopo gli ultimi risultati alle regionali Zaia e Fedriga sono davvero pronti a commissariarlo: lasciandogli ancora per un po' il ruolo di uomo immagine che parla di autonomia differenziata e Ponte sullo Stretto (che nessuno crede si farà mai e al Nord non interessa). Le decisioni importanti, a partire da quelle sulle candidature alle prossime europee, verranno prese anche da altri. E il primo a saltare potrebbe essere proprio un suo fedelissimo, "mister Papeete" Massimo Casanova: nel 2019 l'allora potente Salvini lo aveva imposto capolista in Puglia. Adesso difficilmente riuscirà a ricandidarlo garantendogli l'elezione. In ogni caso dovrà chiedere il permesso a Zaia e Fedriga se vorrà piazzarlo in una lista al Nord.