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Sanchez da Meloni, intesa a "bassa Vox": i due leader si tengono lontani dai temi che dividono

(ansa)
Il primo ministro spagnolo dissimula l'imbarazzo per l'incontro con la leader di FdI, alleata della destra iberica. Meloni sottolinea i temi che uniscono e tratta il Pnrr solo nel colloquio riservato, registrando un impegno comune per più flessibilità. Lo staff della Moncloa minimizza il peso della visita a Roma
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Lui, Pedro Sanchez, la chiama “querida Giorgia”, tanto Madrid è lontana e l’opinione pubblica spagnola non starà lì a controllare le dichiarazioni alla stampa (senza domande) nel salone dei galeoni di Palazzo Chigi, fianco a fianco con Giorgia Meloni. Sì, quella Giorgia Meloni, che urlava a squarciagola e in spagnolo nell’arena di Vox di Marbella, tanto nero a sigillare un patto tra nazionalisti in nome della “famiglia tradizionale”. Era giugno del 2022 e fu un trauma, anche in Spagna: promessa di quanto stava per accadere in Italia e di quanto rischia di accadere nella penisola iberica, culla dei diritti civili, tra gli ultimi bastioni a guida socialista in Europa. E adesso “Pedro” e “Giorgia” si sorridono, anche se il sorriso della premier è un po’ meno caldo, un po’ meno accogliente di quello del premier del Psoe. 

In un angolo di Palazzo Chigi, i membri dello staff di S…

Lui, Pedro Sanchez, la chiama “querida Giorgia”, tanto Madrid è lontana e l’opinione pubblica spagnola non starà lì a controllare le dichiarazioni alla stampa (senza domande) nel salone dei galeoni di Palazzo Chigi, fianco a fianco con Giorgia Meloni. Sì, quella Giorgia Meloni, che urlava a squarciagola e in spagnolo nell’arena di Vox di Marbella, tanto nero a sigillare un patto tra nazionalisti in nome della “famiglia tradizionale”. Era giugno del 2022 e fu un trauma, anche in Spagna: promessa di quanto stava per accadere in Italia e di quanto rischia di accadere nella penisola iberica, culla dei diritti civili, tra gli ultimi bastioni a guida socialista in Europa. E adesso “Pedro” e “Giorgia” si sorridono, anche se il sorriso della premier è un po’ meno caldo, un po’ meno accogliente di quello del premier del Psoe. 

In un angolo di Palazzo Chigi, i membri dello staff di Sanchez sono percorsi da un brivido. Poco prima, nell’attesa, avevano conversato con i cronisti e fatto di tutto per ridimensionare, sopire, smorzare, il peso specifico della visita a Roma: siamo qui al termine di un lungo viaggio – il senso dei ragionamenti ripetuti e ripetuti ancora – siamo stati prima a Malta e poi Cipro, infine qui a Roma, e dunque sappiate che quello con Meloni più che un bilaterale e l’ultima tappa di un tour utile a gestire al meglio la presidenza di turno del Consiglio europeo, a guida spagnola dal luglio del 2023.

Sopire e ridimensionare, dunque. Negare che esista un piano politico su cui confrontarsi, un dialogo, un disgelo. Perché in Spagna Meloni significa estrema destra, estrema destra è Vox, Vox è avversaria ambiziosa del Partito socialista di Sanchez, e Sanchez si gioca il futuro nelle politiche di fine anno.

Eppure, nonostante tutto o forse proprio per tenersi lontano dalla politica, la conferenza stampa racconta anche di “querida Giorgia”. Sanchez dribbla i temi più sensibili – diritti civili, lavoro, revisionismo storico di destra nei due Paesi segnati dal fascismo nel Novecento – parlando di ciò che unisce: riforma del mercato elettrico europeo, regole migratorie nuove per controllare le frontiere esterne europee con affaccio sul Mediterraneo, riforma del patto di stabilità e del sistema fiscale continentale senza l’austerità del passato.

Dissimula l’imbarazzo, Sanchez. Con un’abilità proporzionale all’enorme attenzione dedicata dai suoi a mettere tra parentesi il valore di questa visita nella capitale. Dissimula, anche se poi sa bene che in chiave interna la “normalizzazione” di Meloni significherebbe spuntare un’arma della propria campagna elettorale contro Vox. Ed ecco spiegato, pure, l’imbarazzo di Meloni.

La leader resta più in superficie, entra meno nel dettaglio dei dossier, sorride e mantiene un metro di distanza ideale dal collega. Quando interviene, dimentica il ciclone della pandemia che unì Italia e Spagna nel dolore e nella triste conta delle vittime. “Bisogna rafforzare le relazioni bilaterali”, insiste e insiste. E poi, certo, non manca di citare “la nazione” e l’“interesse nazionale”, tenendosi però alla larga da ciò che divide. Atto di cortesia e scelta strategica. Cortesia, perché ai sovranisti di governo conviene trattare con Madrid le riforme più calde dell’agenda europea, tanto più se si considera che Madrid avrà la presidenza di turno e non mancano le sfide comuni per cui battersi. Compreso il Pnrr, argomento tabù in conferenza stampa, trattato durante l’incontro a porte chiuse per ribadirsi reciprocamente la necessità di “flessibilità” sui progetti.

Sanchez preferirebbe avere poco a fare con Meloni. Se non sul fronte istituzionale europeo, da Presidente di turno. Per lui vale lo stesso discorso di Emmanuel Macron: dare troppo credito a Meloni significa creare un piccolo foro nella diga eretta contro Marine Le Pen. Forse anche per questo, l’ultimo passaggio del leader spagnolo è dedicato al vertice interministeriale italo-spagnolo, che sarebbe da fare e sarà ancora rimandato al 2024: “Sapete, da noi il 2023 è un anno con molti appuntamenti elettorali…”. Sempre lì, alla fine, si torna.