Il Csm si divide sulla procura di Firenze, si rischia l'intervento del Consiglio di Stato
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - È un renziano doc Ernesto Carbone. E Renzi lo ha voluto al Csm nella pattuglia dei dieci laici. Uno come lui, per la storia politica che ha, dovrebbe astenersi se nella commissione che sceglie i capi degli uffici, la famosa "quinta" di palazzo dei Marescialli, si vota per il prossimo procuratore di Firenze, la città e la procura dove proprio il suo indiscusso capo è sotto inchiesta nel processo Open. E invece che fa Carbone? Sceglie e vota per il magistrato che dovrà sostituire, dopo ben dieci mesi di "vacanza", l'ex procuratore Giuseppe Creazzo, uscito di scena quando le cronache si sono riempite delle sue molestie sessuali (da lui negate) alla collega pm Alessia Sinatra, e per cui il Csm gli ha cancellato due mesi di anzianità.
Se Carbone "scorda" il suo passato e i suoi legami, l'intero Csm dimentica l'incubo del Consiglio di Stato. Che sta lì pronto a fare le pulci alle sue nomine e a…
ROMA - È un renziano doc Ernesto Carbone. E Renzi lo ha voluto al Csm nella pattuglia dei dieci laici. Uno come lui, per la storia politica che ha, dovrebbe astenersi se nella commissione che sceglie i capi degli uffici, la famosa "quinta" di palazzo dei Marescialli, si vota per il prossimo procuratore di Firenze, la città e la procura dove proprio il suo indiscusso capo è sotto inchiesta nel processo Open. E invece che fa Carbone? Sceglie e vota per il magistrato che dovrà sostituire, dopo ben dieci mesi di "vacanza", l'ex procuratore Giuseppe Creazzo, uscito di scena quando le cronache si sono riempite delle sue molestie sessuali (da lui negate) alla collega pm Alessia Sinatra, e per cui il Csm gli ha cancellato due mesi di anzianità.
Se Carbone "scorda" il suo passato e i suoi legami, l'intero Csm dimentica l'incubo del Consiglio di Stato. Che sta lì pronto a fare le pulci alle sue nomine e a bocciarle. Solo per citare i tre casi più eclatanti: procura di Roma, dopo lunga querelle giuridica, via Michele Prestipino, si rivota, e arriva Franco Lo Voi. Procura di Reggio Calabria, triplice bocciatura per il prescelto, e in carica, Giovanni Bombardieri, e due giorni fa la brusca intimazione dei giudici di palazzo Spada a cambiare toga. Tribunale di Palermo, bocciato il nominato Antonio Balsamo. E giusto ieri il Csm, sotto l'egida dell'avvocato Fabio Pinelli, ammette la "colpa", e vota all'unanimità per il nuovo presidente, Piergiorgio Morosini, ex consigliere dello stesso Csm nelle file di Area, nonché gip del processo sulla trattativa Stato-mafia.
Ma evidentemente non c'è tre senza quattro. E il Csm sembra non aver recepito la lezione del Consiglio di Stato, e cioè che nelle nomine non è ammessa una libera discrezionalità che prescinde dalla carriera maturata dai candidati. Ed eccoci a Firenze. Dove dal voto della "quinta" commissione già si può capire - se l'esito in plenum dovesse confermarlo grazie alle toghe di Unicost - che il Csm si sta incamminando nel buco nero della praticamente certa bocciatura da parte dei giudici amministrativi, il Tar prima, il Consiglio di Stato poi.
Vediamo perché. Accade che in commissione il risultato del voto sia stato il seguente: tre voti per Filippo Spiezia, vice presidente di Eurojust ed ex pm della Procura nazionale antimafia. Lo scelgono la togata di Magistratura indipendente, nonché presidente della commissione, Maria Luisa Mazzola, e i consiglieri laici Daniela Bianchini, giurista in quota meloniana, e appunto il renziano Carbone.
Invece prende solo due voti Ettore Squillace Greco, nato a Siderno, il candidato certamente più titolato, perché attualmente ha già un incarico direttivo in quanto procuratore di Livorno dal 2015, e questo è proprio l'indicatore specifico previsto dal Testo unico sulla dirigenza. A Firenze è già stato pm della Direzione distrettuale antimafia. È un esponente di Magistratura democratica. Già, le "toghe rosse", e questa sarebbe una "macchia" se corri proprio per la procura che ha messo sotto inchiesta Renzi. Lo hanno votato Antonello Cosentino della sinistra di Area e Andrea Mirenda, il consigliere "senza corrente", eletto come indipendente, nonché insistente fustigatore delle correnti, che considera il "Testo unico" la sua imprescindibile Bibbia quando vota gli incarichi dei colleghi. Infine un voto per Rosa Volpe, la magistrata che "regge" la procura di Napoli da quando Gianni Melillo è diventato procuratore nazionale antimafia.
Ma perché il Csm vuole "andare di nuovo a sbattere" contro il Consiglio di Stato? Basta fare due conti per capire che, se è vero che tutti i candidati hanno ottimi profili e non hanno scheletri nell'armadio, tuttavia Squillace è quello che ha più titoli da spendere. Proprio quelli che, in sede di ricorso a palazzo Spada, fanno la differenza.
Ma la vulgata al Csm è che i sette laici "non vogliono un candidato di Firenze" e Magistratura indipendente, da corrente di destra, ha sposato la causa all'insegna di un presupposto netto, stop alla continuità con il passato, in quella procura bisogna cambiare registro. Come dice un consigliere del Csm "il rischio di una bocciatura del Consiglio di Stato c'è tutto, ma evidentemente l'input politico è molto più forte". E così, giusto nelle stesse ore, mentre il plenum è costretto a votare per Palermo il candidato che ha più titoli "scelto" dal Consiglio di Stato, cioè Morosini rispetto a Balsamo, in commissione ci si appresta a infilarsi nello stesso cul de sac