Senza l’ala moderata Meloni resta più sola. La sfida con Salvini
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - La sua rassicurazione al governo, Silvio Berlusconi, l’ha data chiamando Giorgia Meloni e Matteo Salvini nel corso del Consiglio dei ministri. E sia la premier che il ministro delle Infrastrutture lo hanno fatto sapere quasi in tempo reale. Il fondatore del centrodestra rimane un totem per i maggiori azionisti dell’esecutivo. Ecco perché le condizioni di salute del Cavaliere sono un’incognita che desta preoccupazioni, dalle parti di Palazzo Chigi.
È vero che Meloni ha dovuto risolvere non pochi grattacapi causati da Berlusconi, prima e dopo la campagna elettorale: memorabili rimangono le dichiarazioni pro-Putin e gli appunti “rubati” al Cavaliere in cui la leader di FdI veniva definita “presuntuosa” e “arrogante”. Ma è vero pure che un’implosione di Forza Italia, nel caso di uscita di scena di Silvio Berlusconi, provocherebbe una situazione di instabilità che potrebbe creare scompensi …
ROMA - La sua rassicurazione al governo, Silvio Berlusconi, l’ha data chiamando Giorgia Meloni e Matteo Salvini nel corso del Consiglio dei ministri. E sia la premier che il ministro delle Infrastrutture lo hanno fatto sapere quasi in tempo reale. Il fondatore del centrodestra rimane un totem per i maggiori azionisti dell’esecutivo. Ecco perché le condizioni di salute del Cavaliere sono un’incognita che desta preoccupazioni, dalle parti di Palazzo Chigi.
È vero che Meloni ha dovuto risolvere non pochi grattacapi causati da Berlusconi, prima e dopo la campagna elettorale: memorabili rimangono le dichiarazioni pro-Putin e gli appunti “rubati” al Cavaliere in cui la leader di FdI veniva definita “presuntuosa” e “arrogante”. Ma è vero pure che un’implosione di Forza Italia, nel caso di uscita di scena di Silvio Berlusconi, provocherebbe una situazione di instabilità che potrebbe creare scompensi nella maggioranza. In ambienti meloniani si ragiona sull’effetto che una crisi dell’ala moderata dello schieramento susciterebbe, anzitutto sul fatto che una coalizione a trazione quasi esclusiva di due forze di destra (Fratelli d’Italia e Lega) non avrebbe un cammino spedito: i rapporti con Bruxelles, già non facili, peggiorerebbero.
La speranza è che un eventuale futuro senza Berlusconi non faccia scomparire Forza Italia: si punta tutto su Antonio Tajani, vicepremier e coordinatore del partito azzurro, e sulla sua capacità di raccogliere l’eredità di Re Silvio. D’altronde, è Tajani - assieme a Marina Berlusconi e Marta Fascina - il perno del patto che, di recente, ha riportato FI su una linea più fedele al governo. Più che una fuga di forzisti verso Fratelli d’Italia, Meloni auspica la permanenza in vita di un alleato moderato ma fortemente legato a FdI. Per avere, nei fatti, un esecutivo ancora più coeso e non sbilanciato. E per evitare che i centristi abbiano comunque un punto di riferimento nello schieramento di governo e non vadano a rafforzare l’opposizione. Anche se pochi, visti i recenti risultati, credono che il Terzo Polo oggi possa essere una calamita per i profughi di FI.
Ma ci sono altri timori, legati agli equilibri interni alla maggioranza: i deputati di Fratelli d’Italia, ieri, in un informale incontro, avrebbero espresso qualche dubbio sulla tenuta del gruppo di Forza Italia al Senato, dove, a loro giudizio, la capogruppo Licia Ronzulli potrebbe valutare un canale privilegiato con la Lega di Matteo Salvini. Anzi, di un trasferimento verso il gruppo del Carroccio di Ronzulli e di altri colleghi. Proprio in ossequio alla tesi per cui senza Berlusconi non ci sarebbe più neppure il suo partito. Se ciò dovesse accadere, si andrebbe verso un riequilibrio delle forze - almeno a Palazzo Madama - che creerebbe tensioni specialmente in vista delle Europee. E renderebbe più difficile il progetto di un’alleanza alle Europee fra i Conservatori di Giorgia Meloni e un Ppe che oggi comprende Forza Italia ma che nei fatti sarebbe molto indebolito.
In Via Bellerio confermano che i rapporti personali fra Salvini e Ronzulli sono ottimi ma che non c’è nessun dialogo aperto fra la Lega e singoli esponenti di Forza Italia: "Sono discorsi assolutamente prematuri", è la posizione. Salvini, d’altronde, si dice "realmente e umanamente colpito" dai problemi di salute del Cavaliere.
E il refrain, dentro FI, non è diverso: per ora non si muove nessuno. Però la sensazione è che i rapporti tesi fra Fratelli d’Italia e Lega, che ieri si sono scontrati sui provvedimenti in cdm (siccità, concorrenza e assunzioni nella pubblica amministrazione), siano figli anche dello stato di incertezza che vivono gli alleati. E che impatta sul futuro della coalizione.