Mentre la destra si prepara con qualche imbarazzo alle celebrazioni del 25 aprile (Giorgia Meloni sarà all'Altare della Patria con il capo dello Stato), continuano le proteste contro Ignazio La Russa per le sue parole su via Rasella. Un'indignazione per quella frase pronunciata dal presidente FdI del Senato ("Via Rasella è stata una pagina tutt'altro che nobile della Resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi pensionati e non nazisti delle SS") che continua a farsi sentire, nonostante le scuse della seconda carica dello Stato, al punto che la petizione lanciata da Rifondazione comunista per chiedere le dimissioni di La Russa ha già raggiunto le 75mila firme, tra cui quella di Giovanni Impastato, fratello di Peppino.
Non è bastato a placare le proteste il dietrofront dell'ex missino, che ha provato a rinnegare l'errata ricostruzione storica attorno ai militari uccisi nel centro di Roma il 23 marzo 1944: "Non ho difficoltà a precisare che ho sbagliato - ha detto - a non sottolineare che i tedeschi uccisi fossero soldati nazisti, ma credevo che fosse ovvio e scontato. Non so poi se effettivamente è errata la notizia, più volte pubblicata e da me presa per buona, che i riservisti altoatesini inquadrati nella Polizia tedesca facessero anche parte della banda militare del corpo".
Da Rifondazione comunista infatti ribadiscono: "La Russa non è un semplice cittadino e le sue dichiarazioni gravissime sono incompatibili con la seconda carica dello Stato. Non si tratta di pregiudizio verso la sua storia. Gianfranco Fini non fu contestato come presidente della Camera perché non fece simili affermazioni". L'unica soluzione, secondo il partito e le decine di migliaia di firmatari della petizione online, è che il presidente del Senato si dimetta. E lo faccia prima del 25 aprile, giorno della festa della Liberazione.