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Pd, segreteria a trazione emiliana. Posto ai neo-tesserati

Elly Schlein (ansa)
Oggi l’annuncio. Cinque poltrone a Bonaccini. Resa dei conti nella minoranza
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ROMA - Il taccuino di Elly Schlein è zeppo di nomi. Il tetris della segreteria è quasi chiuso. Siamo agli sgoccioli: oggi annuncerà la squadra con cui governerà il Pd. Segreteria larga, quasi 20 posti, modello governo ombra. Nessun vice-segretario. Diversi neo-tesserati. E tanti emiliani. A cominciare dal responsabile dell'Organizzazione che sarà Igor Taruffi. Classe ‘79, ex Sel, sostenuto da Guccini di cui è amico, è stato eletto in Regione Emilia nella stessa lista di sinistra di Schlein (fuori dal Pd), per poi prenderne il posto come assessore. Ora dovrebbe entrare al Nazareno con un ruolo chiave. Sarà il quinto emiliano sulla tolda di comando dem: oltre a Schlein, al presidente Stefano Bonaccini e al capo dei garanti Stefania Gasparini, infatti dovrebbe entrare in segreteria anche il braccio destro di Bonaccini, Davide Baruffi, con la delega di peso agli Enti locali. E ci sarà pure Mahmoud Marw…

ROMA - Il taccuino di Elly Schlein è zeppo di nomi. Il tetris della segreteria è quasi chiuso. Siamo agli sgoccioli: oggi annuncerà la squadra con cui governerà il Pd. Segreteria larga, quasi 20 posti, modello governo ombra. Nessun vice-segretario. Diversi neo-tesserati. E tanti emiliani. A cominciare dal responsabile dell'Organizzazione che sarà Igor Taruffi. Classe ‘79, ex Sel, sostenuto da Guccini di cui è amico, è stato eletto in Regione Emilia nella stessa lista di sinistra di Schlein (fuori dal Pd), per poi prenderne il posto come assessore. Ora dovrebbe entrare al Nazareno con un ruolo chiave. Sarà il quinto emiliano sulla tolda di comando dem: oltre a Schlein, al presidente Stefano Bonaccini e al capo dei garanti Stefania Gasparini, infatti dovrebbe entrare in segreteria anche il braccio destro di Bonaccini, Davide Baruffi, con la delega di peso agli Enti locali. E ci sarà pure Mahmoud Marwa, giovane consigliera comunale di Reggio Emilia, di origini egiziane. Come diceva Togliatti, "gli emiliani sono bravi amministratori". Ora dovranno essere bravi soprattutto in politica.


L’accordo con la minoranza è stato raggiunto ieri mattina. La mozione Bonaccini avrà 5 posti. Tre sicuri: Alessandro Alfieri a Riforme e Pnrr, Baruffi e Debora Serracchiani alla Giustizia. Possibile un ruolo per la senatrice Enza Rando, ex vice-presidente di Libera di don Ciotti. Resterà probabilmente fuori invece Pina Picierno, arci-nemica del governatore campano Vincenzo De Luca. Qualche malumore si registra nell’area di Lorenzo Guerini, a cui la gestione delle nomine non è piaciuta: "Questa unità è solo estetica", dicono da Base riformista. I mugugni, più che verso Schlein, sono diretti verso Bonaccini, accusato di avere strappato pochi posti e senza condividere molto. Forse ci sarà una resa dei conti interna alla minoranza, ma l’ex ministro della Difesa comunque non vuole fare il "sabotatore".


Per la maggioranza di Schlein, alcune caselle sono sicure. Altre in bilico fino all’ultimo. Tra i sicuri, l’ex ministro Peppe Provenzano agli Esteri e l’ex viceministro Antonio Misiani all’Economia, Alessandro Zan ai Diritti. Marco Sarracino dovrebbe andare al Sud, per Marco Furfaro si parla di un ruolo da portavoce della segreteria, l’ex viceministro Cecilia Guerra potrebbe avere il Lavoro (ma gli ex Articolo 1 ancora ieri insistevano per il bersaniano Alfredo D’Attorre). I franceschiniani, più che Michela Di Biase, potrebbero avere Marina Sereni ma anche restare a bocca asciutta, dato che hanno avuto la capogruppo alla Camera.

Potrebbe avere un ruolo Pierfrancesco Majorino (Immigrazione o Welfare) e Matteo Lepore, primo cittadino di Bologna, come coordinatore dei sindaci. In pole anche l’ex sindaca di Crema Stefania Bonaldi (forse alla Scuola), la consigliera laziale Marta Bonafoni (altra neo-tesserata), il giornalista Sandro Ruotolo. Alla Cultura, sembrano sfumate le ipotesi degli scrittori Maurizio De Giovanni e Viola Ardone. Così come per le politiche green, non ci sarà l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni, contraria al termovalorizzatore di Roma. Ma si è sfilata, assicura, "per scelte professionali".