Igor Taruffi: “Appena iscritto al Pd, vengo da Sel. Ora tocca a me riorganizzare il partito”
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Igor Taruffi. Chi? Si chiedono i vecchi big del Pd da 24 ore. Chi lo conosce invece assicura: farà strada. Sarà l’uomo macchina di Elly Schlein. Responsabile Organizzazione. Ruolo di primissimo piano, che pesa quasi quanto un vice-segretario (che non c’è), tanto che dentro FdI quel ruolo lo riveste Giovanni Donzelli, braccio destro di Meloni. Breve bio: 43 anni da Porretta, 4mila anime sull’appennino bolognese, dove vive tutt’ora. Consigliere regionale emiliano, assessore al Welfare da ottobre, al posto di Schlein. Grande amico di Guccini, che a ogni campagna elettorale gli fa l’endorsement. Nelle giovanili della Pistoiese ha giocato contro Pirlo. Papà vigile in pensione. La mamma lavorava in una ditta di pulizie. Si è iscritto al Pd da pochi giorni. E viene da sinistra-sinistra.
Prima elezione a 22 anni, con Rifondazione Comunista.
"Sì, da indipendente, vent’anni fa".
A Porretta, natura…
ROMA - Igor Taruffi. Chi? Si chiedono i vecchi big del Pd da 24 ore. Chi lo conosce invece assicura: farà strada. Sarà l’uomo macchina di Elly Schlein. Responsabile Organizzazione. Ruolo di primissimo piano, che pesa quasi quanto un vice-segretario (che non c’è), tanto che dentro FdI quel ruolo lo riveste Giovanni Donzelli, braccio destro di Meloni. Breve bio: 43 anni da Porretta, 4mila anime sull’appennino bolognese, dove vive tutt’ora. Consigliere regionale emiliano, assessore al Welfare da ottobre, al posto di Schlein. Grande amico di Guccini, che a ogni campagna elettorale gli fa l’endorsement. Nelle giovanili della Pistoiese ha giocato contro Pirlo. Papà vigile in pensione. La mamma lavorava in una ditta di pulizie. Si è iscritto al Pd da pochi giorni. E viene da sinistra-sinistra.
Prima elezione a 22 anni, con Rifondazione Comunista.
"Sì, da indipendente, vent’anni fa".
A Porretta, naturalmente.
"È piccola come cittadina, ma ha un suo perché. In Consiglio comunale, quando ho iniziato, c’era Bobo Maroni. Il sindaco era Sergio Sabattini, ex deputato dei Ds, vicino a Occhetto. Gli devo tutto".
Poi è stato consigliere regionale con Sel, nel 2014.
"E nel 2020 abbiamo costruito con Elly la lista Coraggiosa, che metteva insieme Articolo 1 e Sinistra Italiana e forze civiche. Vengo da lì".
Al Pd quando si è tesserato?
"Qualche giorno fa".
È il Pd che è diventato più di sinistra o è lei più moderato?
"Ma il problema è la destra. E noi per batterla dobbiamo recuperare tutti quei mondi che si sono allontanati, anche a sinistra. Schlein l’ha capito. Non ha paura delle sfide. Saprà costruire un campo largo".
In segreteria tanti hanno appena preso la tessera. Schlein ha rotto con cacicchi e capibastone?
"C’era bisogno di voltare pagina. Moltissimi si sono iscritti, dopo l’elezione di Elly ed era giusto che venissero coinvolti. Il Pd sta tornando attrattivo. Ma dobbiamo anche valorizzare chi c’era, gente con cui mi sono sempre confrontato".
Si sente il Donzelli del Pd?
"No, no, per carità…".
A proposito di campo largo. Il Pd è più vicino al M5S o al Terzo Polo?
"Su alcune proposte ci sono più elementi di vicinanza con i 5 Stelle. Dal salario minimo al contrasto ai cambiamenti climatici. Ma il centrodestra prende da vent’anni tra i 12 e i 13 milioni di voti. Per vincere serve un Pd forte, rinnovato, ma anche una coalizione ampia".
Rimarrà assessore di Bonaccini?
"Sì, troverò il modo di far quadrare i due impegni. Farò il pendolare: da Porretta al Nazareno".
Anche perché a tre chilometri da Porretta c’è il suo amico Guccini.
"Gli devo tantissimo della mia formazione culturale. Credo di avere il record di presenze ai suoi concerti. Da ragazzo mi sono fatto coraggio e gli ho scampanellato a casa, più o meno. Ne è nata un’amicizia. Ogni tanto facciamo serata in trattoria".
Ha scritto un libro: Il Compagno e la Camicia nera. Nel nuovo Pd vi chiamerete compagni?
"Non è una parolaccia, ma è un partito plurale, ci sono anche altre sensibilità. All’operaio però non interessa come lo chiami, ma come gli risolvi i problemi".
In segreteria ci sono molti emiliani. Diceva Togliatti: gli emiliani, bravi amministratori. E lì si fermava.
"Quella di Togliatti era una condanna. Invece siamo capaci anche a fare politica. In questa terra sono nate le prime forme di mutuo soccorso, le leghe. C’è un’idea di comunità, per cui chi si rialza tende la mano a chi sta dietro".