Sinistra, facce nuove e poche correnti: l’impronta di Schlein sulla segreteria Pd
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Aveva promesso di fare da sola, senza badare troppo ai capicorrente. E di rimpiazzare un pezzo di classe dirigente con facce fresche. Tanti esterni, catapultati al vertice del Pd appena fatta la tessera. Quasi come lei, al timone di un partito che adesso vira decisamente a sinistra. È stata di parola: Elly Schlein ha sfornato ieri mattina la nuova segreteria. Ventuno membri, tre in meno rispetto ai ministri di Meloni. Lo schema è quello: governo ombra. Presentazione in diretta Instagram, molto Millennial (con scuse ai giornalisti per la mancata conferenza stampa: "Ma la faremo presto").
"Siamo andati un po’ lunghi con i tempi", ammette, ma il risultato è quello che voleva. Un trapianto di personaggi nuovi su un partito dall’immagine scialba, quasi compromessa, quando l’ha ereditato un mese e mezzo fa. Il rischio ora è il rigetto. E che le correnti, prese in contropiede dal decisionismo della leader, si riorganiz…
ROMA - Aveva promesso di fare da sola, senza badare troppo ai capicorrente. E di rimpiazzare un pezzo di classe dirigente con facce fresche. Tanti esterni, catapultati al vertice del Pd appena fatta la tessera. Quasi come lei, al timone di un partito che adesso vira decisamente a sinistra. È stata di parola: Elly Schlein ha sfornato ieri mattina la nuova segreteria. Ventuno membri, tre in meno rispetto ai ministri di Meloni. Lo schema è quello: governo ombra. Presentazione in diretta Instagram, molto Millennial (con scuse ai giornalisti per la mancata conferenza stampa: "Ma la faremo presto").
"Siamo andati un po’ lunghi con i tempi", ammette, ma il risultato è quello che voleva. Un trapianto di personaggi nuovi su un partito dall’immagine scialba, quasi compromessa, quando l’ha ereditato un mese e mezzo fa. Il rischio ora è il rigetto. E che le correnti, prese in contropiede dal decisionismo della leader, si riorganizzino per rosolarla lentamente sullo spiedo. Si vedrà.
Da ieri Schlein si è presa davvero il Pd: i due capigruppo a Camera e Senato li ha scelti lei. In segreteria alla minoranza ha lasciato i posti che aveva deciso dall’inizio, cioè pochi: 5 su 21. E solo 4 alla fine vanno all’area di Stefano Bonaccini: il senatore Alessandro Alfieri a Riforme e Pnrr, l’ex capogruppo Debora Serracchiani alla Giustizia, la senatrice Enza Rando alla Legalità, il sottosegretario emiliano Davide Baruffi agli Enti Locali. Il quinto nome è la deputata Irene Manzi (Scuola) dei lettiani, ormai quasi in maggioranza. Alle correnti che l’avevano sostenuta Schlein ha concesso qualcosa, ma non troppo.
Ai franceschiniani — che però avevano incassato la presidente dei deputati, Chiara Braga — va solo la Salute, con Marina Sereni. Alla sinistra dem va meglio. Tutte deleghe di peso: l’ex ministro Peppe Provenzano agli Esteri, l’ex viceministro Antonio Misiani all’Economia e alle Infrastrutture, il deputato Marco Sarracino, dato all’Organizzazione, si accontenta del Sud. Gli ex di Articolo 1 fanno bingo, con due ingressi: Cecilia Guerra al Lavoro e Alfredo D’Attorre all’Università.
Il resto sono tutte nomine di diretta emanazione di Schlein. Tante: 10 su 21. A cominciare dalla coordinatrice della segreteria, Marta Bonafoni, consigliera del Lazio, appena tesserata. Altro neo-iscritto (viene da Sinistra italiana): Igor Taruffi, che avrà l’Organizzazione. Così come la responsabile dell’Ambiente, Annalisa Corrado, ingegnera ex candidata dei Verdi, contraria al termovalorizzatore di Roma, "obsoleto", nonostante il progetto sia del sindaco dem Roberto Gualtieri.
E ancora: Marco Furfaro, che sarà responsabile delle iniziative politiche, Alessandro Zan ai Diritti, Pierfrancesco Majorino a Immigrazione e Casa, l’ex sindaca di Crema Stefania Bonaldi alla PA, l’europarlamentare Camilla Laureti all’Agricoltura, l’italo-egiziana Marwa Mahmoud, giovane consigliera di Reggio Emilia, alla Formazione, Sandro Ruotolo a Cultura e Informazione, mentre il portavoce e responsabile della comunicazione sarà il fidato Flavio Alivernini, che segue Schlein dall’Emilia Romagna.
In tutto, una squadra con 11 uomini e 10 donne (più la segretaria). Sei esterni, compresi i 2 di Articolo Uno. Cinque emiliani, incluso il capo-segreteria di Schlein, Gaspare Righi. E con Matteo Lepore, primo cittadino di Bologna, che si prepara a fare il coordinatore dei sindaci. "Saremo un problema per Meloni", promette Schlein. Che non si cura dei malumori che montano fra gli esclusi. Da Paola De Micheli a Gianni Cuperlo, che ha corso per la segreteria e commentava così: "Non si è riconosciuta la ricchezza delle differenze espresse dagli iscritti".
Soffre pure Base riformista di Lorenzo Guerini, che ieri in video-call ha contestato Bonaccini per la trattativa sulla segreteria: "Non c’è stata politica, che entriamo a fare?", le parole dell’ex ministro, seguito da Simona Malpezzi e Piero Fassino. Critiche che potrebbero affiorare nella prossima direzione. Ma Schlein, per ora, non le sente. "Vengo da mesi complicati, sia professionalmente che per la vita privata - dice ai follower - Ora c’è la Pasqua, stacco un po’".